Gino Bartali e il suo eroismo silenzioso “Chi salva una vita salva il mondo intero” (Talmud)

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Photos courtesy Lisa Bartali

A meno di clamorosi colpi di scena, lunedì 18 settembre 2017 è data da segnarsi in agenda. Quel giorno, infatti, dovrebbe essere presentata alla stampa la partenza del Giro d’Italia del 2018. E ciò, salvo imprevisti, avverrà a Gerusalemme, la città che senza più molti dubbi pare aver vinto la competizione per ospitare l’avvio della corsa in rosa.

È un’edizione che nasce anche nel segno del ciclista fiorentino Gino Bartali, che lo Stato di Israele ha proclamato Giusto tra le Nazioni nel 2013 e che, in un paese solitamente poco sensibile al mondo della bici e ai suoi personaggi (ma il vento sta cambiando, grazie in particolare a una squadra professionistica di recente fondazione: la Israel Cycling Academy), è diventato in breve tempo non solo un nome noto ma anche, e soprattutto, un esempio di vita.

Photos courtesy Lisa Bartali

“Did the great Italian cyclist Gino Bartali actually save Jews during the Holocaust?” (“Davvero il grande ciclista italiano Gino Bartali ha salvato gli ebrei durante l’Olocausto?”) si è chiesto a metà luglio, sulle colonne di un magazine ebraico americano, lo storico Michele Sarfatti. A seguire, una serie di ricostruzioni che gettano più di un’ombra sui meriti del ciclista e, indirettamente, anche sul lavoro della commissione del Memoriale della Shoah dello Yad Vashem che, dopo un’attenta analisi, ne ha riconosciuto il coraggio e l’umanità con il suo omaggio più alto. Dubbi e interrogativi che sembrano, però, poggiarsi su basi fragili. Punto di partenza delle diverse contestazioni, le molteplici incongruenze di un libro degli Anni Settanta, opera del giornalista polacco Alexander Ramati. Un testo datato nel tempo, lacunoso e ricco di svarioni: in ragione di questi elementi, mai preso in considerazione dalla commissione dello Yad Vashem (la cui azione è invece guidata da rigore e scientificità).

“Chi salva una vita salva il mondo intero” dice il Talmud, vero e proprio punto di riferimento della Tradizione ebraica. Colmando una lacuna che per anni ha bloccato la pratica “Bartali”, aperta nel 2005 ma a lungo riposta in un cassetto, c’è stato chi in tempi recenti ha saputo dirlo con parole chiare e inequivocabili anche a proposito di “Ginettaccio”. Racconti che hanno aperto strade nuove e che, una volta arrivati in Israele, sono stati passati scrupolosamente al setaccio dai funzionari prima del giudizio definitivo. Il Giro d’Italia dovrebbe ripartire proprio da qui: da Bartali e dal suo eroismo silenzioso. Molto probabile, si dice, un passaggio della carovana davanti allo Yad Vashem e al suo muro dei Giusti.

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ENGLISH

Gino Bartali and his silent heroism
“Who saves a life, saves the whole world” (Talmud)

Unless unexpected events occur, Monday, September 18th, 2017 is a date to be marked on the calendar. On that day the press release about the beginning of Giro d’Italia 2018 should be presented. This event, unless unforeseen circumstances occur, will take place in Jerusalem, the city which, without doubt, seems to have won the competition to host the pink race. An edition also born in the name of the Florentine cyclist Gino Bartali, who was proclaimed in 2013, by the State of Israel, Fair among Nations and who, in a country less open to the world of cycling and its protagonists (but times change, particularly thanks to a recently founded professional team: the Israel Cycling Academy), became in a very short period of time not only a known name, but more than anything, a life example.

“Did the great Italian cyclist Gino Bartali actually save Jews during the Holocaust?” was the question asked in July, in the columns of a Jewish-American magazine by the historian Michele Sarfatti. Following a series of reconstructions that cast more than one shadow on the merits of the cyclist, and indirectly, on the work of the commission of Memoriale della Shoah of Yad Vashem that, after a close analysis, recognized the courage and humanity with its highest distinction. Doubts and questions that seem to be built on unstable grounds. The starting point for various controversies were the many inconsistencies of a book from the Seventies, the work of Polish journalist Alexander Ramati. A text marked in time, incomplete and full of blunders: because of these elements, never taken into account by the Yad Vashem Commission (whose action is guided by rigor and science).

“Who saves a life saves the whole world” says Talmud, the true reference point in the Jewish tradition. Filling a gap that has blocked the “Bartali” practice for years, opened in 2005 but long forgotten in a drawer, recently there have been those who have been able to say it in clear and unambiguous words about “Ginettaccio”. Stories that opened new roads and which, once arrived in Israel, were scrupulously passed through a sieve of officials before the final judgment. The Giro d’Italia should start right here: from Bartali and his silent heroism. Most likely, they say, a caravan passage in front of Yad Vashem and his wall of the Righteous.

Photos courtesy Lisa Bartali

 

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Adam Smulevich è giornalista professionista, 31 anni, tifosissimo viola. Lavora all’UCEI, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Cresciuto nel mito di Bartali, ha ricostruito diverse storie inedite su Ginettaccio e gli ebrei sotto il nazifascismo. “Sono vivo perché Bartali mi nascose in cantina” gli ha raccontato nel dicembre di qualche anno fa Giorgio Goldenberg, aprendo la strada al riconoscimento del titolo di Giusto tra le nazioni da parte dello Yad Vashem. Professional journalist, 31 years old, passionate supporter of the violet team (Fiorentina). He works at the UCEI, the Union of Italian Jewish Communities. Raised in the myth of Bartali, he rebuilt several unpublished stories of Ginettaccio and Jews under the Nazi fascism. “I am alive because Bartali hid me in the cellar” Giorgio Goldenberg told him  a few years ago in December, opening the way for the recognition of the title of Righteous among the Nations by Yad Vashem. 

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