Lin Mao e la nostalgia del paesaggio naturale

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Nei campi, Olio su tela,60 x 90cm, 2011

La pittura ad olio è ormai da tempo in Cina al centro dell’attenzione. Sono sorte in questi ultimi decenni numerose accademie con dipartimenti d’arte specializzati proprio in questa tecnica mentre si stanno imponendo all’attenzione internazionale Maestri che in questa disciplina operano con risultati di rilievo e talvolta di assoluta eccellenza.

Il quarantenne Lin Mao (nato nel 1975) è accompagnato nel suo vivace percorso pittorico, dalla figura di un Maestro di assoluto rilievo: Yang Feiyun, Direttore del Dipartimento di Pittura ad olio della Chinese National Academy of Arts e membro della Classe di Pittura della prestigiosa Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Tale magistero non poteva che trasmettere in Lin quella sensibilità e attrazione per il mondo naturale, e in particolare per il paesaggio, che è caratteristica portante del lavoro dti questo giovane ma già consolidato pittore.

Una strada del Sichuan, Olio su tela 50 x 70cm, 2015

La pittura di paesaggio all’aria aperta ha una lunga tradizione in Europa mentre, come scrive Feiyun: “il termine “pittura di paesaggio” è stato introdotto in Cina solo nel XXI secolo e si applica solo per la pittura ad olio, l’acquarello e simili generi pittorici di importazione occidentale”.

Lin Mao ha fatto della veduta naturale “all’aria aperta” un suo “modus operandi” prediletto trasferendovi anche l’esperienza della pittura tradizionale cinese del “Shanshui” a mano libera e anche della calligrafia, prerogative queste, peraltro, fortemente presenti nella formazione degli artisti cinesi.

Nelle sue opere più o meno recenti si nota una tendenza ad escludere qualsiasi traccia del mondo moderno in favore di una visione in cui le forme della natura e delle sue componenti umane – la lavorazione dei campi e la disposizione delle piante e degli alberi – appaiono protese verso un ritorno poetico alla natura incontaminata e a una civiltà agricola e contadina in cui l’impronta della città appare distante e forse inesistente. Con i suoi dipinti di paesaggio Lin Mao pare avviare una sorta di tentativo di ritorno alle origini ataviche di una natura non ancora contaminata dalla modernità, dalla meccanizzazione industriale, in cui l’uomo, pur non presente direttamente in queste visioni, vive con essa una sintonia particolare. L’artista diviene un sorta di spettatore attonito capace di tessere un dialogo intimo con una natura che vuole incontaminata e dove riversa il riflesso del proprio spirito e delle proprie memorie. In alcune di queste vedute, mi riferisco in particolare a “Paese natale” e “Musica della nostalgia” Lin Mao trova un inconsueto contatto tra aspetti della ricerca pittorica europea e caratteri della tradizione cinese dell’inchiosto – il ricorso alla soluzione della diffusa sgocciolatura ad esempio o il monocromo – con cui riesce a realizzare un lavoro in singolare equilibrio tra oriente e occidente, nel segno di una sensibile evocazione di nostalgia e di malinconia per luoghi a lui particolarmente cari.
Rilevo inoltre come taluni dipinti rimandino, con una certa evidenza, ad una particolare stagione della pittura toscana tra le due guerre in cui un movimento di pensiero di una compagine di giovani artisti si orientò verso la pittura di paesaggio intesa come trasferimento di un vitalismo visionario in cui la veduta di campagna, o di paese, non era che il pretesto per una proiezione di una propria personale emozione interiore.

Serie del Lago Sancha della provincia divina: Tornando da pesca,
Olio su tela 60 x 90cm, 2014

Osservando opere di Lin Mao come “Paese”, “Acqua di primavera” o “Valle”, espresse con una tavolozza vibrata di colori tenui, pastellati e talvolta quasi monocromi, non posso non riandare col pensiero a pittori en plein air come i toscani Ugo Pignotti, Francesco Pagliazzi, Ermanno Toschi o Oreste Zuccoli (ma anche mio padre Vittorio Granchi) che insieme ad un gruppo di fecondi artefici caratterizzarono con il loro operare, tra gli anni ’20 e ’40 del ‘900, quella linea di sereno naturalismo sospeso tra città e campagna che attende ancora oggi studi adeguati.

Mi piace concludere queste riflessioni sulla pittura di paesaggio del giovane Lin Mao con una frase di Yang Feiyun: “Le opere di Lin Mao non sono mai state una mera registrazione visiva del paesaggio, ma una vera e sincera esplorazione del suo cuore che riversa nel dipinto una silenziosa sostanza poetica naturale”.

 

English

Lin Mao and the nostalgia of the natural landscape

Oil painting has long been in the center of attention in China. In recent decades, numerous academies have been established with specialized art departments for this technique, while they are urging the international attention Masters who work in this discipline with remarkable results and sometimes of absolute excellence.

The 40-year-old Lin Mao (born in 1975) is accompanied in his lively pictorial trail by the figure of an outstanding Master: Yang Feiyun, Director of the Oil Painting Department of the Chinese National Academy of Arts and member of the Painting Class of the prestigious Academy of Arts of Drawing in Florence. Such teacher could only convey to Lin that sensitivity and attraction to the natural world, and in particular to landscape, which is the driving force behind the work of this young but well-established painter.

Il Terzo della serie Nostalgia, Olio su tela 76 x 137cm, 2013

Outdoor landscape painting has a long tradition in Europe while, as Feiyun writes: “the term ‘landscape painting’ was introduced in China only in the 21st century and applies only to oil painting, watercolor and similar Western pictorial genres”.

Lin Mao has made out of the natural “outdoors” view one of his favorite “modus operandi”, as well as transferring the experience of a traditional Chinese painting of the “Shanshui” by hand and also of calligraphy, prerogatives, moreover, a strong presence in the formation of Chinese artists. In his works, more or less recent, can be noticed a tendency to exclude any traces of the modern world in favor of a vision in which the shapes of nature and its human components – field processing and the layout of plants and trees – appear protruding toward a poetic return to uncontaminated nature and to an agricultural and peasant civilization in which the city’s impression appears distant and perhaps non-existent.

With his landscape paintings, Lin Mao seems to start a sort of attempt to return to the atavistic origins of nature not yet contaminated by modernity and industrial mechanization, where a man, although not present directly in these visions, lives with it in a particular syntony. The artist becomes a sort of attentive spectator able to weave intimate dialogue with nature he wants uncontaminated and where he pours the reflection of his spirit and memories. In some of these views, particularly “Country of birth” and “Music of nostalgia” Lin Mao finds an unusual contact between aspects of European pictorial research and characters of Chinese ink tradition – the use of the widespread dripping solution for example, or monochrome – with which he can realize a work in a singular balance between east and west, as a sign of a sensitive evocation of nostalgia and melancholy for places that are particularly dear to him.

Principio d’inverno, Olio su tela 60 x 90cm, 2014

I would also like to point out that certain paintings seem to refer to a particular season of Tuscan painting between the two wars where the thought movement of a young artist’s team turned towards landscape painting as a transfer of visionary vitalism in which country side or the country view was just the pretext for a projection of one’s own inner emotion.

Observing some of Lin Mao’s works as “Country”, “Spring Water” or “Valley”, expressed in a vibrant palette of soft, pastels and sometimes almost monochromatic colors, I can’t think of Tuscan en plein air painters like the Ugo Pignotti, Francesco Pagliazzi, Ermanno Toschi or Oreste Zuccoli (but also my father Vittorio Granchi) who together with a group of fruitful artisans characterized with their works, between the 1920s and the 1940s, that line of serene naturalism suspended between the city and the country, which still await for appropriate studies to this day. I’d like to conclude these reflections on the landscape painting of young Lin Mao with a sentence by Yang Feiyun: “The works of Lin Mao have never been a mere visual recording of the landscape but a true and sincere exploration of his heart, pouring into the painting a silent natural poetic substance”.

Archivio di Stato
di Firenze
Viale della Giovine Italia, 6
50122 Firenze FI

Dal 16 ottobre all’11 novembre 2017

Inaugurazione mostra
16 ottobre 2017, ore 18.00

Orario
Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 10.00 alle 17.00
Sabato dalle ore 10.00 alle 13.00
Domenica chiuso

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