Liu Manwen All about Shanghai

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Liu Manwen

Il mio primo incontro con Liu Manwen fu alcuni anni fa, nel 2013, a Zhujiajiao, la piccola Venezia cinese vicino a Shanghai. Era l’inaugurazione di una mostra dedicata appunto a Venezia nello Zendai Museum in cui un gruppo di famosi artisti cinesi proponevano le loro interpretazioni di lagune e canali. Fu una bella emozione, tanto più che la pittura aveva richiami a noi familiari, addirittura annigoniani. Gli artisti cinesi si differenziano fra chi pratica una pittura tradizionale a inchiostro e chi ha tratto ispirazione dalla cultura pittorica occidentale. Liu Manwen sa stare comodamente fra i due stili. Sa essere molto contemporanea, come nella serie “The Blues” in cui i personaggi diventano eleganti manichini spersonalizzati e asserviti al mercato del fashion.

Sa riportarci alle atmosfere eleganti e raffinate del periodo liberty in cui le belle signore esprimevano con atteggiamenti gentili il loro fascino orientale, con una pittura che richiama le vecchie foto o addirittura le antiche lastre fotografiche. Ma altrettanto bene, sa richiamare la tradizione cinese che si tramanda nella bellezza dei giardini in cui piante, laghetti, rocce armoniose, fiori di loto si amalgamano in uno scenario poetico e romantico. Pittrice esperta e raffinata, attenta osservatrice dei cambiamenti della società. Senza la presunzione di voler giudicare ma solo prendere atto.

Questa mostra che ho il piacere e l’onore di curare nella sua presentazione è, come dice il titolo “All about Shanghai”, dedicata a questa grande metropoli, talmente ricca di fascino e di contraddizioni da lasciare il visitatore attonito e incantato. Shanghai ha avuto un’evoluzione diversa da altre città della Cina e l’influenza delle culture occidentali che l’hanno contaminata negli anni delle concessioni internazionali (soprattutto inglesi e francesi) l’hanno resa realmente una metropoli ricca e cosmopolita già agli inizi del ‘900. Liu Manwen è originaria di Harbin, città del nord della Cina famosa per le statue di ghiaccio e per le temperature glaciali, ma i genitori sono del sud e, di conseguenza, la sua formazione ha risentito e assimilato le diversità di costumi e abitudini. Anche i temi della sua pittura spaziano in ambiti diversi, ma sempre si avverte un bisogno di interiorizzare, di scavare nel profondo dell’essere, di andare oltre le apparenze. Nella serie “Archives of Pretty Women” le donne raffigurate sono famose attrici cinesi del periodo degli anni ’20 e ’30, quando Shanghai era il centro del “bel vivere”. Le donne indossano sempre il “qipao”, il tradizionale abito cinese che ancora oggi si sfoggia nelle occasioni importanti. Questo tipo di abito, pur avendo sempre la stessa forma, si caratterizza per la ricchezza dei particolari, la raffinatezza dei ricami e delle decorazioni e per le diversità infinite nei disegni dei tessuti, sempre ovviamente in seta pregiata. Sembrano immagini di repertorio, fotografie scolorite, rappresentazioni di un’epoca apparentemente felice che ci viene trasmessa dagli atteggiamenti garbati e graziosi di belle eleganti signore. Decisamente più contemporanee le opere delle serie “Insipid Life”, “Soliloquy”, “Blue”, “Where Do We Come From? Who Are We? Where Will We Go?” in cui si focalizza e si interroga sugli inevitabili mutamenti della società moderna: la solitudine, la spersonalizzazione, la frenesia dell’apparire. L’intensità del pensiero e del messaggio di Liu Manwen emergono con leggerezza e delicatezza dalle sue opere, con l’eleganza che le è propria, ma stabiliscono un dialogo costruttivo e vitale con l’attento osservatore.

11 Novembre – 11 Dicembre 2017
Museo Bellini, Lungarno Soderini 5, Firenze

ENGLISH
LIU MANWEN
ALL ABOUT SHANGHAI

My first meeting with Liu Manwen took place some years ago, in 2013, at Zhujiajiao, the little Chinese Venice near Shanghai. It was on the occasion of an inauguration of an exhibit dedicated precisely to Venice at the Zendai Museum where a group of famous Chinese artists offered their interpretations of lagoons and canals. It was an incredible experience, especially since the paintings had a familiar appeal to us, Annigonian even. The Chinese artists stand out from those who practice a more traditional ink painting and those who draw inspiration from the Western painting culture. Liu Manwen can sit comfortably between the two styles. She can be very contemporary, as in the series “The Blues” where the characters become stylish mannequins with no personality and enslaved to the fashion market. She knows how to bring us closer to the elegant and refined atmosphere of the liberty period when beautiful ladies expressed with their friendly attitudes their oriental charm, with a painting that recalls old photos or even old photographic plates. But just as well, she can recall the Chinese tradition that is handed down to the beauty of the gardens where plants, ponds, harmonious rocks, lotus flowers blend in a poetic and romantic setting. An expert and refined painter, attentive observer of the changes of society. Without the presumption of wanting to judge but just take note.

This exhibition, which I have the pleasure and honor to curate in her presentation is, as the title says “All about Shanghai”, devoted to this great metropolis, full of charm and contradictions capable to leave the visitor astonished and enchanted. Shanghai has had a different evolution from other cities in China and the influence of Western cultures that have contaminated it during the years of international concessions (especially English and French) have indeed made it a rich and cosmopolitan metropolis already from the beginning of ‘900. Liu Manwen is originally from Harbin, a northern city of China, famous for ice statues and glacial temperatures, but her parents are from the south and, consequently, her training has resonated and assimilated the diversity of customs and habits. Even the themes of her paintings spread in different areas, but there is always a need to interiorize, to dig into the depths of existence, to go beyond appearances. In the series “Archives of Pretty Women”, the women depicted are famous Chinese actresses of the 1920s and 1930s, when Shanghai was the center of “beautiful living”.

Women always wore the “qipao”, the traditional Chinese dress that is still being worn today on important occasions. This type of dress, though always having the same shape, is characterized through the richness of the details, the sophistication of embroidery and decorations, and the infinite diversity of fabric designs, always made out of fine silk. They appear to be repertoire images, discolored photographs, representations of an apparently happy epoch that is transmitted to us through courteous and graceful attitudes of beautiful elegant ladies. Decisively more contemporary works of the series “Insipid Life”, “Soliloquy”, “Blue”, “Where Do We Come From? Who Are We? Where Will We Go?” where she focuses and questions the inevitable changes of modern society: loneliness, the loss of character, and frenzy of appearance. The intensity of Liu Manwen’s thought and message emerges lightly and delicately from her works with an elegance typical for her, but it establishes a constructive and vital dialogue with the careful observer.

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