Ifigenia, Dante e quella figlia chiamata Beatrice

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William Bell Scott, Boccaccio fa visita alla figlia di Dante (Boccaccio's​ ​Visit​ ​to​ ​Dante's​ ​Daughter​), ​olio su tela, anno sconosciuto, courtesy Wikipedia

Lo scorso 10 settembre il sindaco di Firenze, Dario Nardella, si è recato a Ravenna nell’ambito delle celebrazioni per i 696 anni dalla morte di Dante Alighieri. Il primo cittadino ha chiesto la restituzione delle spoglie del poeta alla città. “Ravenna”, però, evoca anche qualcosa che si pone su un piano più immateriale, al fine di un’attenta comprensione dell’opera dantesca. E ci riferiamo a Pascoli, di cui abbiamo parlato in un precedente numero di Florence is You, e suor Beatrice Alighieri, figlia di Dante. Cogliamo dunque l’occasione per sottolineare come, secondo noi, quella di Antonia, che più probabilmente prese il nome di “Beatrice” con i voti da monaca nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi, resta la figura storica chiave e, tutto sommato inesplorata, nella vita reale di Dante ed in relazione anche alla sua altissima, inarrivabile, poetica.

Siamo tutti assuefatti a una lettura superficiale, che vorrebbe identificare in Beatrice Portinari, la Beatrice protagonista di Vita Nova e Divina Commedia. Una lettura, questa, che insiste sulla reale consistenza di una passione, addirittura fisica, del poeta per questa donna; tutte supposizioni di cui non c’è traccia alcuna né nelle testimonianze storiche né nell’opera stessa di Dante (non vi è mai alcun riferimento all’idea di bacio, ad esempio). Occorrerebbe invece riavvolgere il nastro della critica letteraria, più che della storia, per ritornare al 1853 anno in cui un’intellettuale straordinaria, Ifigenia Zauli Sajani pubblica quello che rimane l’unico testo dedicato alla figlia di Dante. Ad un certo punto l’autrice si chiede: ma come avrebbe potuto Gemma, moglie di Dante, accettare che la loro figlia portasse il nome di un’altra donna amata dal poeta? E come avrebbe potuto “Il Poeta egli stesso nominar Beatrice la pargoletta, e così mettesse nell’animo della moglie una spina di tanto più acuta in quanto che quel nome doveva continuamente e sino alla morte sulle sue labbra risuonare”?

È un’intuizione della cui genialità e validità siamo convinti, e che porta noi a formularne un’altra: non sarà forse che Dante sentisse come proprie “figlie” tanto quella reale, nata all’interno del suo matrimonio, quanto la propria poesia? Se poi, come è più probabile, Beatrice fu il nome non di nascita, ma quello scelto da Antonia quando diventa suora, a maggior ragione, tutto questo risuona come un invito ad una lettura dell’opera di Dante meno morbosa e priva di pettegolezzi.

Ifigenia Zauli Sajani
Scrittrice (1810-1883), visse in esilio a Malta con il marito Tommaso, patriota mazziniano costretto a vivere da esule a Malta dopo i moti del 1830-1832.
Donna coltissima, fu proprio a Malta che pubblicò molti dei suoi racconti e romanzi storici, tra cui il più famoso e riuscito è certamente “Beatrice Alighieri”,nel 1847. Si tratta di un suggestivo affresco storico, ricco di aneddoti. Il romanzo, che racconta della Ravenna del primo Trecento dove giunge la figlia del poeta dopo la morte della moglie Gemma Donati, suscitò molte polemiche sull’attendibilità storica della Beatrice ricreata dalla Zauli.

ENGLISH
Ifigenia, Dante and that daughter called Beatrice

On September 10th, the Mayor of Florence, Dario Nardella, went to Ravenna during the celebrations organized to celebrate 696 years since the death of Dante Alighieri. The first citizen asked for the return of the poet’s remains to the city. “Ravenna”, however, also evokes something that arises on a more immaterial scheme, to have a thorough understanding of Dante’s work. Here we refer to Pascoli, mentioned in a previous issue of Florence is You, and sister Beatrice Alighieri, the daughter of Dante. We will, therefore, take the opportunity to highlight that, in our opinion, the figure of Antonia, who most probably took the name of “Beatrice” once she took the vows as nun in the monastery of Santo Stefano degli Ulivi (monastery of St. Stephen of the Ulivi), remains the key historical figure and, all the more unexplored, in the real life of Dante and also in relation to his very high, unreachable, poetic virtue. We are all addicted to a superficial reading, which would like to portray in Beatrice Portinari, the Beatrice protagonist of Vita Nova and Divine Comedy.

This is a reading that insists on the real consistency of passion, mostly physical, the poet has for this woman; all the suppositions which left no trace to be found in the historical testimonies or in Dante’s work (there is never any reference to the idea of kissing, for example). Instead, it would be necessary to rewrite the ribbon of literary criticism, rather than history, to return to 1853, the year when an extraordinary intellectual Ifigenia Zauli Sajani publishes what remains as the only text dedicated to Dante’s daughter. At one point the author asks: but how could Gemma, Dante’s wife, accept that their daughter was named after another woman whom the poet loved? And how could “the Poet himself call the little baby Beatrice, and thus put a thorn in his wife’s soul so acute because that name will live on and resounded on her lips until death?”. It is an intuition of whose genius and validity we are convinced, and that leads us to formulate another: Dante would not perhaps feel like his own “daughters”, more than anything like the one born inside his marriage, as in his own poetry? If then, as is most likely, Beatrice was not the birth name, but the one chosen by Antonia when she became a nun, and all the more so, it all resonates as an invitation for Dante’s work to be read in a less-morally disgusting form, free from gossip.

2 COMMENTS

  1. […] Associating Barry Allen with Dante Alighieri and Iris West with Beatrice Portinari could have interesting consequences. It would be more parsimonious that Iris West be associated with Beatrice-personaggia, who is both inspired by his crush Beatrice Portinari and his daughter Antonia (AKA Sister Beatrice!). Since he hardly met the former and there was no Internet back then, the only other option is one that’s almost incestuous. […]

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