Il Cinquecento a Firenze Una visione sensuale e devota

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Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi. Foto Alessandro Moggi

Èiniziata con uno sguardo sul Bronzino nel 2010, è proseguita nel 2014 unendo due maestri del Cinquecento in Pontormo e Rosso Fiorentino, per giungere adesso a conclusione, attraversando il panorama della seconda metà del XVI secolo, con Il Cinquecento a Firenze: si tratta della trilogia di mostre curata da Carlo Falciani e Antonio Natali nella sede di Palazzo Strozzi. Una trilogia che, con la presente mostra, fa dialogare circa 70 opere di 41 artisti, che vanno dai più noti Andrea Del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino e Michelangelo a Giovanni Stradano, Mirabello Cavalori, Santi di Tito e Bartolomeo Ammannati, in un percorso che si articola in otto sale.
Che sia una mostra educativa lo si capisce fin da subito, con la meravigliosa esposizione (da manuale d’arte) che mette a confronto la Deposizione dalla Croce di Volterra di Rosso Fiorentino, La Deposizione di Santa Felicita del Pontormo e il Cristo Deposto di Besançon di Bronzino, nella sala dei “Maestri”: trio di opere che a sua volta dialoga con la Pietà di Luco di Andrea del Sarto esposta nella prima sala.

Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi. Foto Alessandro Moggi

Il percorso narrativo della mostra è segnato dall’epoca del Concilio di Trento e della Controriforma, che influenzò fortemente l’arte del secolo, e dalla figura del mecenate Francesco I dei Medici che promosse la creazione del famoso Studiolo di Palazzo Vecchio, eccellente opera del Manierismo. Se per la mostra Pontormo e Rosso Fiorentino si parlava di due “divergenti vie della maniera”, con questa mostra s’incontrano due diverse visioni del Cinquecento, entrambe caratterizzate da estro creativo e intellettuale ma espressione di concezioni del mondo perfino contrastanti: da una parte, quindi, ci sono i lavori che manifestano la religiosità della committenza, espressa nei canoni voluti dalla Controriforma – la visione devota – e da un’altra parte i lavori che rivelano il fascino esercitato dai temi profani – la visione sensuale – con rappresentazioni allegoriche, lascive e concettuali assai evidenti nella sala “Allegorie e Miti” e nella sala delle opere per lo studiolo di Francesco I. Artisti che spesso si alternarono, dovendo assecondare le committenze, passando da un registro all’altro, sperimentando diversi mezzi espressivi, in una notevole varietà di stili e creazioni artistiche che sicuramente gettano una luce diversa sull’immagine buia e tetra che si ha di questa parte del Cinquecento legata alla Chiesa post tridentina.

Dio fluviale, Michelangelo Buonarroti, 1526-1527 circa.
Modello in argilla, terra, sabbia, fibre vegetali e animali, caseina,
su anima di filo di ferro. Interventi successivi: gesso, rete in ferro, cm 65 x 140 x 70 – Firenze, Accademia delle Arti del Disegno
Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi. Foto Alessandro Moggi

ENGLISH
The Cinquecento in Florence
A sensual and devoted vision

Started with a look at Bronzino in 2010 and continued in 2014 by joining two masters of the sixteenth century in Pontormo and Rosso Fiorentino, to arrive now to a conclusion, crossing the panorama of the second half of the sixteenth century, with The Cinquecento in Florence: it is the trilogy of exhibitions curated by Carlo Falciani and Antonio Natali at Palazzo Strozzi. A trilogy that, with this exhibit, builds a conversation around about 70 works by 41 artists, ranging from the best-known Andrea Del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino and Michelangelo to Giovanni Stradano, Mirabello Cavalori, Santi di Tito and Bartolomeo Ammannati, on a journey divided into eight rooms. Whether it is an educational exhibition or not, can be understood from the beginning, with the wonderful exposition (art manual) that compares the Deposizione dalla Croce from Volterra by Rosso Fiorentino, to the La Deposizione of Saint Felicita by Pontormo and the Cristo Deposto of Besançon by Bronzino, in the room of the “Masters”: a trio of works that in return interacts with the Pietà of Luco by Andrea del Sarto exposed in the first room.

The narrative route of the exhibition is marked by the time of the Council of Trent and the Counter-Reformation, which strongly influenced the art of the century, and the figure of the patron Francis I of the Medici who promoted the creation of the famous Studiolo in Palazzo Vecchio, excellent work of Mannerism.If for the Pontormo and Rosso Fiorentino exhibitions we talked about two “diverging paths of mannerism”, with this exhibition two different visions of the sixteenth century meet, both characterized by creative and intellectual excitement, but expression of contrasting conception of the world: on the one hand there are the works that show the religiosity imposed by the client, expressed in the canons wanted by the Counter-Reformation – the devoted vision – and, on the other, works that reveal the fascination exercised by the profane themes – the sensual vision – with allegorical representations, lascivious and conceptual, exhibited in the hall “Allegories and Myths” and in the hall of works for the Studiolo of Francis I. Artists who often alternated, having to follow the needs of their clients, passing from one register to another, experimenting with different expressive means, in a remarkable variety of styles and artistic creations that certainly throw a different light on the diffused and dark image thought of this part of the sixteenth century linked to the Post Tridentine Church.

www.palazzostrozzi.org

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