Il “Fondo Waterfield” del British Institute a Firenze Pagine straordinarie della nostra memoria storica

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Nel settembre appena trascorso è stato celebrato il centenario della fondazione del British Institute di Firenze con l’emissione di un francobollo commemorativo emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il centenerio sancisce i legami culturali di lunga data che l’Italia, e in particolar modo Firenze, ha con il Regno Unito. Firenze custodisce all’interno delle sue biblioteche, fondazioni e istituzioni, preziose testimonianze della vita quotidiana in città durante i secoli che si sono susseguiti.

Il Gabinetto Viesseux, insieme al British Institute, rappresentano i più importanti templi di memorie delle comunità straniere che si sono succedute in città. Gli Anglobeceri, questo era il termine con il quale erano chiamati gli Anglosassoni di grande stile che abitavano a Firenze, frequentavano periodicamente la città, scegliendola spesso come loro residenza. Tutto stava cambiando nel mondo di metà Ottocento e l’età Vittoriana, così pesante negli usi e costumi, trovava una nuova libertà in Firenze, dove le giovani donne inglesi potevano mantenere la loro lingua, i loro costumi, arricchire la propria cultura, ma con un soffio di leggerezza e di vitalità. Come scrisse la “diarista” Lady Paget alla Regina Vittoria, nel 1865, quando Firenze divenne capitale: “C’è una raffinatezza, un’intelligenza, una perspicacia. Per me l’aria è come champagne”. Al British Institute esiste una collezione forse ancora oggi poco conosciuta, il “Fondo Waterfield” (che raccoglie scritti del XIX e XX secolo), le cui pagine descrivono la città di Firenze nel quotidiano, pagine di memoria storica impagabile, racconti di una campagna toscana ancora da scoprire, dialoghi avvenuti tra Anglo-Fiorentini e importanti personaggi locali.

Il “Fondo Waterfield” è una donazione privata fatta al British Institute di Firenze nel 2001, da parte della famiglia Beevor, gli ultimi discendenti della famiglia Ross. La zia di Lina Waterfield, era Janet Ross, giornalista e scrittrice inglese, corrispondente per il Time durante gli anni di Firenze capitale e moglie di un banchiere londinese molto attivo nei suoi affari con il nascente Regno d’Italia. Janet Ross era donna dal carattere solare, di grande curiosità e sensibilità, ospite formidabile dei salotti culturali in una Firenze eclettica e fervida, capace di comprendere ogni cambiamento che si stava sviluppando nella società. La sua splendida casa era Poggio Gherardo, vicino a Settignano, una villa con vista su Firenze e con un incantevole giardino che descriverà con enfasi in molte delle sue lettere indirizzate alle amiche nel Regno Unito. Erano gli albori dell’affermazione delle donne in campo letterario e giornalistico, del movimento rivoluzionario delle suffragette, che aveva aperto una nuova via ai diritti femminili. Janet Ross fu cara amica di Bernard Berenson, famoso storico dell’arte e di sua moglie Mary, mecenati e collezionisti che soggiornavano in città a Villa I Tatti, oggi sede della Harvard University. Lina Waterfield fu nel 1917 tra i fondatori del British Institute e mantenne per tutta la vita un forte legame affettivo con l’Istituto. Insieme al marito, il pittore Aubrey Waterfield (morto nel 1944), restaurò quella che divenne la loro residenza, la Fortezza della Brunella ad Aulla, in Lunigiana, e diresse una scuola a Poggio Gherardo negli anni ’30, lasciando poi l’Italia nel 1940. Dal 1921 al 1939 Lina Waterfield fu corrispondente dall’Italia per il giornale The Observer e dal 1946 al 1950 fu corrispondente per la Kelmsley Press. La maggior parte delle lettere scritte da Janet Ross e Lina Waterfield fanno oggi parte del Fondo, lettere indirizzate da Janet Ross a Austin Henry Layard (1817-1894, archeologo e diplomatico), a Bernard Berenson (1865-1959, critico d’arte e intellettuale), a Mary Berenson (1864-1945, scrittrice), a Madge Symonds Vaughan, Lina Waterfield e ad altri personaggi meno noti a noi italiani, ma anch’essi amanti e colti studiosi del nostro paese.

EnGLISH
The “Waterfield Fund” of the British Institute of Florence
Extraordinary pages of our historical memory

Last September was celebrated the centenary of the foundation of the British Institute in Florence through a memorial stamp issued by the Ministry of Economic Development. The centenary preserves the longstanding cultural ties that Italy, and particularly Florence, has with the United Kingdom. In the Florentine libraries, foundations and institutions, there are precious testimonies of everyday life in the city during the centuries that followed. The Viesseux Cabinet, along with the British Institute, represent the most important temples of memories of the foreign communities that have lived in the city. The “Anglobeceri”, this was the term with which the Great Anglo-Saxons who lived in Florence, or visited the city on a regular basis, often choosing it as their residence, were called.

Everything was changing in the mid-nineteenth century, and the Victorian age, overwhelming in customs and costumes, found a new freedom in Florence, where young English women could maintain their language, their costumes, enrich their culture, but with a light touch and vitality. As diarist Lady Paget wrote to Queen Victoria in 1865, when Florence became capital, “There is refinement, intelligence and perspicacity. For me, the air is like champagne”. At the British Institute there is a collection that perhaps is still unknown today, the “Waterfield Fund” (which collects writings from the 19th and 20th centuries), whose pages describe the everyday life of the city of Florence, priceless pages of historical memory, tales of a Tuscan countryside still to be discovered, dialogues between Anglo-Florentines and important local figures. The “Waterfield Fund” is a private donation made to the British Institute in Florence in 2001 by the Beevor family, the last descendants of the Ross family. Lina Waterfield’s aunt was Janet Ross, a British journalist and writer, who corresponded for the Time during the years of Florence as the capital and she was the wife of a London banker who was very active in his business with the rising Kingdom of Italy. Janet Ross was a woman of solar character, great curiosity and sensitivity, a formidable host of the cultural salons in an eclectic and fervid Florence, able to understand every change that was developing in society. Her splendid home was Poggio Gherardo, near Settignano, a villa overlooking Florence with a lovely garden that she will describe with enthusiasm in many of her letters to friends in the UK.

It was the dawn of women’s affirmation in the literary and journalistic fields, the revolutionary movement of the suffragette, which had opened a new way to women’s rights. Janet Ross was a dear friend of Bernard Berenson, famous art historian and of his wife Mary, patrons and collectors who stayed in the city at Villa I Tatti, now headquarters of the Harvard University. Lina Waterfield was among the founders of the British Institute in 1917 and maintained a lifelong bond with the Institute throughout her life. Together with her husband, painter Aubrey Waterfield (deceased in 1944) restored what became their residence, the Brunella Fortress at Aulla in Lunigiana, and led a school in Poggio Gherardo in the 1930s, leaving Italy in 1940. From 1921 to 1939, Lina Waterfield was correspondent from Italy for the newspaper The Observer, and from 1946 to 1950 she was the correspondent for Kelmsley Press. Most of the letters written by Janet Ross and Lina Waterfield are now part of the Fund, letters sent by Janet Ross to Austin Henry Layard (1817-1894, archeologist and diplomat), to Bernard Berenson (1865-1959, art critic and intellectual), Mary Berenson (1864-1945, writer), Madge Symonds Vaughan, Lina Waterfield, and other characters less known to us Italians, but who were also lovers and educated scholars interested in our country.

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