Firenze e il Grand Tour

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Fabio Borbottoni Veduta di Firenze da San Miniato al Monte prima delle nuove costruzioni (1820 - 1902)

“Non bisogna mai esaurire un argomento al punto che al lettore non resti più nulla da fare: perché non si tratta di far leggere ma di far pensare”, scriveva il barone di Montesquieu, grande viaggiatore ed estimatore dell’Italia, tanto da comporre con i suoi racconti il bellissimo libro, “Viaggio in Italia”. Siamo agli albori del settecento, nel secolo del “Grand Tour”, il lungo viaggio che gli aristocratici europei compivano per perfezionare la loro conoscenza appresa sui testi.

Durante il Tour si respiravano la cultura e l’arte, la politica della Roma antica, la filosofia del Rinascimento fiorentino, l’arte del Barocco siciliano o l’economia e il commercio. L’estrema parsimonia dei fiorentini, descrive Montesquieu, nei suoi scritti, non è avarizia come nei genovesi, ma nasce da un certo stile, dalla sobrietà di un’antica disciplina. Gian Gastone de’ Medici è un principe pigro ma intelligente, la dinastia dei Medici e la sua corte non opprimono questo piccolo paese che è libero, come un grande paese. Forse fu l’aria di libertà a far sì che molti stranieri decidessero di trasfersi a vivere in città. Dal 1710 in poi, Firenze accolse Inglesi, Svizzeri, Francesi e Tedeschi, fino ad arrivare a un terzo della popolazione cittadina. Gli stranieri che scelsero Firenze come residenza, poterono mantenere i loro usi e costumi, avere libertà di pensiero sui temi della filosofia e della religione, e non di meno disquisire liberamente sul tema della politica, con decenni di anticipo rispetto alla “rivoluzione francese” che fece da spartiacque tra l’età moderna e quella contemporanea. Erano i primi anni trenta del settecento, a Londra c’era il governo di Horace Walpole che aveva interesse a tenere sotto controllo l’esilio della famiglia reale degli Stuart. Il “Giovane Pretendente” al trono d’Inghilterra, Carlo Edoardo Stuart, era motivo di preoccupazione per il re Giorgio II, il quale si serviva di aristocratici e diplomatici come spie e agenti segreti, per essere informato costantemente delle azioni degli Stuart che vivevano tra Roma e Firenze. Carlo Sackeville, conte di Middlessex, grazie al suo amore profondo per la musica fu uno dei primi inglesi a risiedere a Firenze, divenendo impresario del Teatro della Pergola, con il pieno appoggio iniziale di Horace Walpole, influente ministro inglese sotto i governi di Giorgio I e Giorgio II.

Nel 1777, Carlo Edoardo Stuart comprò a Firenze una proprietà, in via Capponi, che era appartenuta al padre e al fratello di Eleonora di Toledo, moglie del Granduca Cosimo I de’ Medici, un Casino con un giardino meraviglioso, descritto dal Vasari “come il più bello mai visto, neanche al pari di Boboli”, nel quale fino al 1574 era collocata una grandiosa e simbolica fontana, poi venduta al Senato di Palermo ed oggi, nella stessa città, collocata al centro di Piazza Pretoria. Carlo Edoardo Stuart, conosciuto con lo pseudonimo di Conte d’Albany, e la moglie, la principessa Luisa von Stolberg, che diverrà successivamente la compagna di Vittorio Alfieri, si stabilirono a Firenze. Furono anni durante i quali lo Stuart, reduce dalla sconfitta della battaglia di Culloden nel 1746, ultima battaglia a favore della causa giacobita, e sconfitto dal figlio del re Giorgio II, in esilio a Firenze, dovette fronteggiare le aperte ostilità del console inglese Horace Mann, imparentato con Horace Walpole, che nei suoi soggiorni fiorentini, aveva creato un esclusivo ritrovo di intellettuali e aristocratici inglesi in un Palazzo in Santo Spirito. Sono questi gli anni durante i quali il filo della storia della società inglese a Firenze inizia a delinearsi, perché non si possono collocare gli eventi sotto la parola casualità, ma li possiamo inquadrare in una connessione di cause-effetti degli avvenimenti storici. Ed ecco apparire sul palcoscenico dello scorrere del tempo, la società dell’ottocento, che iniziò a far partecipe le donne, coloro che costituirono il “salotto buono” della Firenze intellettuale.

Donne come Elisabeth Barrett Browing, Giorgina Craufurd, la Miss Uragano Jessie White Mario, Sarah Nathan, donne che saranno successivamente protagoniste del Risorgimento Italiano, le “Donne Mazziniane” che fecero l’Italia. L’aria di Firenze era dunque aria di libertà e di scambio di idee, di nuove rivoluzioni, l’aria della capitale non solo di un nuovo regno ma di un intero mondo che iniziava a comprendere la nuova società emergente, quella americana.

ENGLISH
Florence and the Grand Tour
The “good living room” of society and intellectuals

“We should never exhaust a topic so much so that the reader is left with nothing to do: because it’s not about reading, but about making someone think”, wrote the Baron de Montesquieu, great traveler and admirer of Italy, when creating with his stories the beautiful book, “Viaggio in Italia.” We’ve reached the dawn of the eighteenth century, the century of the “Grand Tour”, the long journey that the European aristocrats were making to perfect their knowledge learned from texts.

During the Tour, culture and art were breathed, but also the politics of the ancient Rome, the philosophy of the Florentine Renaissance, the art of the Sicilian baroque or the economy and trade. The extreme parsimony of the Florentines, describes Montesquieu in his writings, is not greed as the Genoese, but comes from a certain style, from the simplicity of an ancient discipline. Gian Gastone de’ Medici was a lazy but intelligent prince, and the Medici dynasty and his court didn’t overwhelm this small country that was free, as a big country. It was probably the sense of freedom that made many foreigners decide to move and live in the city. From 1710 onwards, Florence welcomed British, Swiss, French and German, up to one third of the city population. Foreigners who chose Florence as their place of residence, could keep their customs and traditions, have freedom of thought on philosophy and religion themes, and last but not least could freely debate on the subject of politics, decades before the “French revolution” that served as a watershed between the modern age and the contemporary one. In the first thirty years of the eighteenth century, in London was active Horace Walpole’s government which had an interest in keeping under control the exile of the Stuart royal family. The “Young Pretender” to the throne of England, Charles Edward Stuart, was the cause of concern for King George II, who made use of aristocrats and diplomats as spies and secret agents, to be kept informed of the actions of Stuart who lived between Rome and Florence.

Carlo Sackeville, Count of Middlessex, thanks to his deep love for music, was one of the first English man to reside in Florence, becoming the manager of the Teatro della Pergola, with the full initial support of Horace Walpole, influential British minister under the governments of George I and George II. In 1777, Charles Edward Stuart bought a property in Florence, in Via Capponi, that had belonged to the father and brother of Eleonora of Toledo, wife of Grand Duke Cosimo I de’ Medici, a Casino with a wonderful garden, described by Vasari “as the most beautiful ever seen, uncompared even to the Boboli Garden”, where stood a grand and symbolic fountain until 1574, that was later sold to the Senate of Palermo and today, is placed in the center of Piazza Pretoria, in the same city. Charles Edward Stuart, known by the pseudonym of Count of Albany, and his wife, Princess Louise von Stolberg, which will later become Vittorio Alfieri’s partner, settled in Florence. Years passed, during which the Stuart, a veteran of the Culloden battle defeat in 1746, the last battle for the Jacobite cause and defeated by the son of King George II, in exile in Florence, had to face the hostility of the English consul Horace Mann, related to Horace Walpole, who during his Florentine stay, had created an exclusive meeting of intellectuals and English aristocrats in a palace in Santo Spirito. These were the years during which the thread of the history of English society in Florence began to take shape, because we can’t place the events under the sign of randomness, but we can input them in a connection of cause and effect of historical events. And with the passing of time, on the stage appeared the nineteenth century society, that began to allow the participation of women, those who established the “good living room” of an intellectual Florence.

Women like Elizabeth Barrett Browning, Giorgina Craufurd, the Hurricane Miss Jessie White Mario, Sarah Nathan, will later be the protagonists of the Italian Risorgimento, the “Mazzini Women” who made Italy. The Florence atmosphere was therefore one of freedom and a constant exchange of ideas, of new revolutions, the atmosphere not only of the Capital of a new kingdom, but also of an entire world that was beginning to understand the new emerging society, the American one.

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