Alle origini di Piazza della Calza

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Franciabigio, L’Ultima Cena, 1514, affresco, Convento della Calza, Flirenze
Franciabigio, The Last Supper, 1514, fresco, Convento della Calza, Florence

La via Romana a Firenze termina nella Piazza della Calza, vicino ad un punto in cui le mura si riuniscono nella Porta Romana; mura che sono tra le più antiche, le sole superstiti della terza cinta medioevale (1284-1333) che proteggeva la città, poiché durante l’800 furono demolite le mura situate sulla destra dell’Arno per favorire la costruzione dei viali di circonvallazione.

Sulla piazza si eleva l’antico Convento della Calza che, nato come ospedale nel 1300, alla fine del ‘400 ospitò le suore dell’ordine Gerosolimitano. Fu la badessa Antonia de’ Medici che commissionò nel 1514 al pittore Franciabigio l’Ultima Cena, l’affresco che si può ancora oggi ammirare all’interno del convento. Dopo il 1530 il complesso passò ai Chierici Apostoli di San Girolamo, detti Gesuati o Ingesuati. Dopo essere stato sede di vari enti, nel 700 divenne Seminario Arcivescovile e nel 1859 convitto ecclesiastico che, chiuso nel 1938, rinacque come convitto nel 1992, per opera del Cardinale Silvano Piovanelli.

Le guide ed anche i recenti studi indicano, come origine del nome “Calza”, la foggia del cappuccio dei frati Ingesuati, poiché quel cappuccio era lungo (doveva raccogliere lunghi capelli) e somigliava proprio ad una calza. Esiste però anche un’altra ipotesi: a Palermo un condottiero arabo (intorno al 938 D.C.) fondò una cittadella che oggi è il quartiere della “Kalza”, quindi “Kalza” potrebbe derivare dall’arabo “Al-qast”, che significa “fortezza”, poi divenuto in spagnolo “Alcazar” che significa “castello”, e quindi come una derivazione, attraverso varie trasformazioni, della voce accadica “Karu” che significa “riunire con mura”. Dunque la denominazione di Piazza della Calza e del Convento della Calza potrebbe derivare dalla forma di un “cappuccio” o dalla voce accadica-latina-bizantina legata al fatto che la piazza è situata in un punto in cui le mura si riuniscono e delimitano la città.

Franciabigio, L’Ultima Cena, 1514, affresco,Convento della Calza,Flirenze
Franciabigio, The Last Supper, 1514, fresco,Convento della Calza,Florence

ENGLISH
The origins of Piazza della Calza

Via Romana in Florence ends in Piazza della Calza, near a point where the walls meet Porta Romana; walls that are among the oldest, the only surviving ones from the third medieval wall (1284-1333) that protected the city, ever since, in the ‘800s, the walls located on the right side of the Arno were demolished to promote the construction of circular avenues.

In the square stands the old Convento della Calza, which, born as a hospital in 1300, at the end of the ‘400s housed the Sisters of the Order of Jerusalem. It was the abbess Antonia de’ Medici who, in 1514, commissioned painter Franciabigio to execute the Last Supper, the fresco that can still be admired inside the convent to this day. After 1530 the complex passed to the Clerics of St. Jerome Apostles, called Gesuati or Ingesuati. After being home to various entities, in the ‘700s it became the Archiepiscopal Seminary and in 1859 the ecclesiastical boarding school that closed in 1938, in 1992 was reborn as a boarding school, through the work of the Cardinal Silvano Piovanelli.

The guides and even recent studies indicate, that the source of the name “stocking”, came from the style of the Gesuati friars’ cap, because it was long (it had to cover long hair) and looked just like a sock. But there is also another hypothesis: in Palermo an Arab leader (around 938 AD) founded a citadel that today is the neighborhood of “Kalza”, thus “Kalza” may derive from the Arabic “Al-Qast”, which means “fortress”, to later become “Alcazar” in Spanish, which means “castle”, and then as a derivation, through various transformations, the Akkadian word “Karu” which means “to be united with the walls”. Therefore the name of Piazza della Calza and of the Convent della Calza could derive from the shape of a “cap” or from the Akkadian-Latin-Byzantine voice linked to the fact that the square is at a point where the walls come together and define the city borders.

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