È il momento di perdersi

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Illustrated by Fabiola Chierici

Sto per parlare. Sto per fare capolino, in tutta la mia franchezza. Ascoltami, in questa specie di monologo che ti racconta. In questo profluvio di immagini e note. In questo fuoco di esperienze e colori. Mi racconto, da donna, per raccontarti. Ti parlo affinché tu scopra quello che è dentro la tua vita, quello che sta già nella tua vita, quello che entrerà nella tua vita. Taci sulle parole che pensi di dire: le sto usando io. Stiamo monologando assieme. Accade di rado, e questo è il momento per perdersi. Devi solo seguirmi nelle mie piroette, quelle che facevo da bambina nella strada sfaldata dal sole di luglio. Devi solo catturarmi nelle corse che facevamo da piccoli, quelle senza senso. Sto per parlare, ma ancora non l’ho fatto. Da donna impari molto velocemente che le migliori cose dette sono quelle che si tacciono o si lasciano in sospeso: un filo tirato che l’interlocutore deve attraversare se ha intenzione di capire dove inizia oppure finisce il discorso. Neppure quando tutto mi è chiaro, riesco ad essere chiara. Non sono una donna che si lascia intortare dalle attese ai tram, dai fazzoletti appesi dopo il bucato o dalle notti passate a farmi sbattere nel cesso della discoteca. Sono una donna che ha conosciuto le attese ai tram, i fazzoletti appesi dopo il bucato o le notte passate a farmi sbattere nel cesso della discoteca. Sto per parlare, fai attenzione. Guardami bene negli occhi, danza attorno agli angoli della mia bocca. Prendi bene il ritmo delle mie parole. Perché è di questo che stiamo, di fondo, parlando. Di una lettera che non ho mai spedito, perché non ho avuto il coraggio forse di farmi arrivare a destinazione sotto forma di foglio A4. È di questo che stiamo parlando. Ed è per questo che sto per parlare. E che, a pensarci bene, non parlerò mai.

ENGLISH
It’s time to get lost

I’m about to speak. I’m spying, to be honest. Listen, in this sort of monologue that recounts. In this flood of images and notes. In this fire of experiences and colors. I tell you, as a woman, to recount. I speak to you so that you can discover what’s inside your life, about the one who is already in your life, and the one who will come into your life. Silence those words that you want to say: I’m using them. We are creating a monologue together. It happens rarely, and this is the time to get lost. You have to just follow me in my pirouettes, those that I did as a child in the street flaked by the July sun. You just have to catch me during the races we did as children, those nonsense ones. I’m about to speak, but I still didn’t begin. As a woman you learn very quickly that the best things that are said are those that are silenced or left pending: a pulled wire that the other person has to follow if they’re going to figure out where the conversation begins or ends. Even when everything is clear to me, I can’t be clear. I’m not a woman who leaves herself get caught in long waits for the tram, in handkerchiefs hanging after the laundry or in the nights of banging in the toilet of the disco. I am a woman who has known the long waits for the tram, handkerchiefs hanging after the laundry or the nights spent banging in the toilet of the disco.I’m about to speak, so pay attention. Look me in the eye, dance around the corners of my mouth. Get in the rhythm of my words. Because that’s what we are, basically, talking about. Of a letter I never sent, because I didn’t have the courage to let myself get to the destination, in the form of an A4 paper. That’s what we’re talking about. And that’s why I’m about to speak. And that, if you think about it, I will never speak again.

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