Le Potenze Festeggianti

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Tra i numerosi divertimenti a cui, nel passato, si dedicarono i fiorentini, un ruolo di primo piano spetta sicuramente alle “Potenze Festeggianti”. Duca della Mela, Signore della Graticola, Re Piccinino, Signore dello Scompiglio sono solo alcuni dei fantasiosi nomi di queste compagnie rionali di Firenze, sotto alle quali si radunava esclusivamente il popolo minuto, che trovava qui l’occasione per svagarsi dalla faticosa realtà dell’esistenza e nella quale era possibile sovvertire l’ordine sociale, facendo diventare barone un semplice garzone.

Introdotte dal Duca d’Atene nel 1343, infatti, queste brigate rappresentavano i rioni della città e avevano una struttura del tutto simile a quella di una corte: chi le presiedeva si fregiava di un titolo nobiliare (Re, Duca, Signore) e aveva sotto di sé Baroni, Capitani per l’esercito, Provveditori per le forniture e così via. Il loro scopo era l’organizzazione di manifestazioni e festeggiamenti in occasione del Martedì Grasso, di San Giovanni o di avvenimenti legati alla vita politica cittadina e del proprio rione. Per far ciò, le “Potenze Festeggianti” stabilivano le loro residenze nei luoghi più transitati della città, in modo da poter raccogliere più associati e soldi: le famiglie più ricche non erano esenti dalla questua e dovevano versare un sostanzioso tributo per i festeggiamenti alla Potenza della propria zona, con conseguenti risse tra le Potenze per contendersi le famiglie che vivevano sul confine tra due rioni.

I festeggiamenti prevedevano grandi cortei dove le Potenze Festeggianti si mostravano in divisa e con armi finte, seguite da musici, banchetti e grandi apparati scenografici: al riguardo, si racconta che la compagnia di Re di Borgo San Frediano per Calendimaggio invitò chiunque avesse voluto “avere notizie sull’altro mondo” a presentarsi al Ponte alla Carraia, dove aveva fatto allestire un vero e proprio Inferno, con barche e dannati che urlavano in Arno. In tanti andarono a partecipare allo spaventoso evento, ma essendo il Ponte alla Carraia realizzato in legno, la struttura crollò e da quella che voleva essere una beffa, i morti ci furono davvero. Dopo il vino e i banchetti, però, il momento culminante dei festeggiamenti era rappresentato dalle “armaggerie”, vere e proprie zuffe organizzate, che iniziavano con armi finte per terminare quasi sempre con violente “sassaiole”. In una lapide nella chiesa di Santa Lucia sul Prato si può leggere dell’Imperatore del Prato che si vanta per la vittoria riportata in uno di questi scontri. Data la pericolosità di questi avvenimenti vennero scritti regolamenti al fine di proibirli, ma vennero quasi sempre ignorati; da qui il detto “Legge toscana, legge di una settimana”. Le Potenze non erano interessate solo ai festeggiamenti e, grazie alla raccolta dei tributi, organizzavano pellegrinaggi, facevano donazioni alle chiese, realizzavano targhe e finanziavano la costruzione di tabernacoli: il più noto tra questi è il Tabernacolo delle Fonticine in via Nazionale, ad opera di Giovanni della Robbia, commissionato dalla Signoria di Biliemme (così chiamata con tono dispregiativo perché si diceva che la gente del rione del Mercato parlasse in modo strano, mangiasse carne avariata e bevesse molto). Con il tempo queste allegre compagnie si concentrarono sempre più su attività tumultuose e se sotto Cosimo de’ Medici conobbero grande popolarità, successivamente, visti i crescenti disordini causati dalle rivalità che intercorrevano tra loro, nel 1629 Cosimo II decise di scioglierle definitivamente, chiudendo così una pagina della tradizione e della storia fiorentina.

Stemma dell’Arciducato di Monteloro sul Tabernacolo di Montiloro, all’incrocio tra via Alfani e Borgo Pinti photo credits:
Sailko,
commons.wikimedia.org

 

ENGLISH

A Florentine History:
The Festive Powers

Among the many forms of entertainment to which, the Florentines dedicated themselves in the past, a prominent role certainly belongs to the “Festive Powers”. Duke of the Apple, Lord of the Graticola, King Piccinino, Lord of the Scompiglio are just some of the fantasy names of these local companies in Florence, under which gathered only the common folk, who found here the opportunity to enjoy the hard reality of existence and in which it was possible to subvert the social order, making a simple boy become a baron.

Introduced by the Duke of Athens in 1343, in fact, these brigades represented the districts of the city and had a structure very similar to that of a court: those who presided had a noble title (King, Duke, Lord) and had under themselves Barons, Captains for the army, Superintendents for supplies and so on. Their purpose was the organization of events and celebrations on Fat Tuesday, on San Giovanni or for events related to the political life of the city and their district. To do this, the “Festive Powers” established their residences in the most transited places in the city, so as to gather more associates and money: the richest families were not absolved from begging and had to pay a substantial tribute for the celebration to the Power of their area, with consequent fights between the Powers to please the families who lived on the border between two districts. The festivities included large processions where the Festive Powers were dressed in uniforms and with fake weapons, followed by musicians, banquets and great scenographic apparels: in this regard it is said that the company of King of Borgo San Frediano for Calendimaggio invited anyone who wanted “to have news from the other world” to present themselves at Ponte alla Carraia, where he had set up a real Hell, with boats and the damned who were screaming from the Arno. Many went to participate in the frightening event, but because Ponte alla Carraia was made of wood, the structure collapsed and from what was meant to be a joke, the deaths became a reality.

After the wine and the banquets, the culminating moment of the festivities was represented by the “armaggerie”, real organized fights, which started with fake weapons to almost always end with the violent use of “stones”. On a plaque in the church of Santa Lucia sul Prato you can read about the Emperor of Prato who brags about his victory during one of these clashes. Because of the dangerousness of these events, regulations were written in order to prohibit them, but were almost always ignored; hence the so-called “Tuscan Law, a law for a week”. The Powers were not only interested in the festivities but, thanks to the collection of tributes, also organized pilgrimages, made donations to churches, made plates and financed the construction of tabernacles: among which the most known is the Tabernacle of the Fonticine on Via Nazionale, realized by Giovanni della Robbia, commissioned by the Lordship of Biliemme (so called in a derogatory tone because it was said that the people of the Mercato district spoke strangely, ate rotten meat and drank a lot). Over the years these happy companies were increasingly focused on tumultuous activities and, if under Cosimo de’ Medici they became very popular, later on, in the light of the growing disorders caused by the rivalry between them, Cosimo II decided in 1629 to dissolve them definitively, thus closing a page in Florentine tradition and history.

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