Dante Alighieri e il suo “colore”

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Allegorical Portrait of Dante Unknown Master, Italian (active 1530s in Florence) Wikimedia common

A volte scrive “color”, altre volte “colore”. Tanto basta a Dante per moltiplicare all’infinito il significato di una stessa parola. Si inizia dal primo canto dell’Inferno quando Virgilio gli dice: “e vederai color che son contenti nel foco, perche’ speran di venire quando che sia a le beate genti” (v.117-118).

Un po’ velocemente, questa frase è stata interpretata così: “vedrai coloro che sono contenti nel fuoco…”; ma ci vuole un po’ troppo ottimismo per immaginare che queste anime se ne stiano per secoli ad aspettare allegramente “nel fuoco” prima di poter salire in Paradiso. Anche perché, se Dante si riferisce alle anime che sono nel Limbo, appunto, sono nel Limbo e non tra le fiamme. Tra le fiamme, ci sono solo i dannati, che non sono così tanto “contenti”. Allora proviamo ad aggiungere alla parola “color”, la lettera “i”: colori! E consideriamo “contenti” con il significato di “contenuti”. La frase si può quindi rileggere con “Vedrai colori che sono contenuti nel fuoco…”. E così diventa un’immagine fortissima della creazione poetica e artistica, quasi pittorica, potremo dire. Vediamo questi colori, scoppiettanti nel fuoco di un camino, dove brucia la legna. Vedremo quindi i colori che sono contenuti nel fuoco, in attesa di essere tratti dalla materia informe per mettersi al servizio del poeta (“beate genti”, che non sono solo le anime del Paradiso, ma anche gli artisti), ma anche veramente felici, quasi gioiosi come fiammelle. Dal verso 134 Dante chiede a Virgilio di fare in modo che lui “veggia la porta di San Pietro e color cui tu fai tanto mesti”. Nuovamente, il colore è legato all’azione della vista (“veggia”) e i colori, che se prima erano in attesa di essere sfruttati, adesso prefigurano di essere “mesti” cioè mischiati, come in una tavolozza.

ENGLISH
Dante Alighieri and his “color”

Sometimes Dante writes “color”, other times “colore”. It’s enough for Dante to multiply to infinity the meaning of the same word. It starts from the first canto of Inferno when Virgil says, “And thou shalt see color (those) who contented are within the fire/ Because they hope to come whenever it may be to the blessed people” (v.117-118).

Shortly, this phrase has been interpreted like this: “see those who are at ease in the fire…”; but it takes too much optimism to imagine that these souls happily wait for centuries into “the fire” before they can go to Heaven. Also because, if Dante refers to the souls who are in Limbo, in fact, they are in Limbo and not into the flames. Among the flames, there are only the damned, who are not so “happy”. So let’s try to add to the word “color”, the letter “s”: colors! And let’s consider the word “contented” with the meaning of “contained”. The phrase can now be reread as “And thou shalt see colors who contained are within the fire….”. So it becomes an image of strong poetic and artistic creation, almost painterly, we could say. We see these colors, crackling in a fireplace, where the wood burns. We will, therefore, see the colors that are contained in the fire, waiting to be transformed into a formless matter to be at the service of the poet (“blessed people”, who are not only the souls in Paradise, but also the artists), but also very happy, almost joyful like flames. From verse 134 Dante asks Virgil to find a way so that he “may see the gate of St Peter and avoid color (the) unhappy ones”. Again, the color is linked to the action of view (“behold”) and colors, which if at first, they were waiting to be exploited, now are seen as “unhappy” better said mixed, as in a palette.

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