Leonard Bundu Il Fiorino d’Oro per il Fiorentino d’Africa

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Il mondo della boxe è una realtà singolare, una dimensione quasi familiare dove i campioni non sono celebrità irraggiungibili, ma persone semplici che si allenano tutti i giorni nello stesso posto di chi muove ancora i primi passi sulla corda: la palestra. Ed è proprio nella palestra dell’Accademia Pugilistica Fiorentina che ho incontrato Leonard Bundu, pugile sierraleonese (naturalizzato italiano) vincitore del titolo europeo a 37 anni, il quale, in occasione della Boxe Night Florence, è stato premiato dal Sindaco di Firenze, Dario Nardella, con la massima onorificenza cittadina: il Fiorino d’Oro. Un premio che va a coronare un importante percorso agonistico e che sottolinea il forte legame del pugile con la città: “Sono molto onorato di ricevere questo premio e sono riconoscente a Firenze. È la mia città, la sento come casa mia, avendoci vissuto per molto tempo, da quando sono arrivato stabilmente in Italia all’età di 16 anni”. Con la consegna del Fiorino d’Oro, all’interno del palazzetto del Mandela, è stata ripercorsa l’emozionante vita di questo atleta, che inizialmente voleva fare arti marziali “perché avevo il mito di Bruce Lee, ma non so se i giovani di adesso lo conoscano” e che invece un giorno, da poco arrivato in Italia, quasi per caso, vedendo un volantino dell’Accademia, decide di entrarci per fare sport, ma soprattutto per socializzare. Gli amici arrivano, così come i primi risultati incoraggianti. Seguono poi i promettenti anni nel dilettantismo, la chiamata in nazionale, le Olimpiadi, finché il suo percorso non subisce un’interruzione: “non avevo più stimoli, ho detto basta e ho cominciato a fare lavori manuali”.

Il pugilato è uno sport in cui non sono ammesse distrazioni, richiede dedizione e tanti sacrifici non facilmente sopportabili se non si è motivati dai giusti stimoli, e chi vi è entrato difficilmente se ne allontana davvero: “Ho pensato che era quello che avevo sempre fatto e che sapevo fare bene, volevo scommetterci e quindi verso i trent’anni ho ricominciato ad allenarmi seriamente, passando al professionismo”. Succede così che all’età in cui gran parte degli atleti decide di ritirarsi dal mondo agonistico, Leonard Bundu ottiene il titolo europeo che difenderà per ben sei anni. Un esempio di grande volontà e tenacia, a dimostrazione che i limiti sono solo quelli che ci imponiamo.

Questo riconoscimento è significativo non solo per la storia sportiva e personale di Bundu, ma anche per questo sport, il pugilato, ancora non abbastanza seguito in Italia. A chi ci vede solo violenza e “musi brutti e cattivi”, Bundu, testimonial per un’importante campagna contro il bullismo, risponde che “la boxe è uno sport dove si impara innanzitutto la disciplina, lo spirito di sacrificio e il rispetto. Il rispetto anche per l’avversario, che è sempre un atleta al tuo pari, mai più debole, come invece succede negli episodi di bullismo. Un rispetto che spesso si può trasformare in stima, alla fine dell’incontro: io sono ancora in contatto con i miei avversari storici, che mi chiamano sempre prima di un match. Nella palestra impari a crescere insieme al tuo “avversario”, segui lo stesso difficile percorso. Per questa ragione in palestra si è tutti uniti, una piccola famiglia”.

ENGLISH
Leonard Bundu. The Fiorino d’Oro for the African Florentine
“Boxing for me was a school of life, where I also learned important values”

The boxing world is a singular reality, an almost familiar dimension where the champions are not unreachable celebrities, but simple people who train every day in the same place with those who still take his first steps with the rope: the gym. At the gym of Accademia Pugilistica Fiorentina I met Leonard Bundu, boxer from Sierra Leone (naturalized Italian) who won the European title at 37 years old, and who, on the occasion of Boxing Night Florence, was awarded by the Mayor of Florence, Dario Nardella, the highest honor of the city: the Fiorino d’Oro.

An award that celebrates an important competitive path and that underlines the strong ties of the boxer with the city: “I am very honored to receive this award and I am grateful to Florence. It’s my city, I feel it as my home, having lived here for a long time, since I arrived permanently in Italy at the age of 16 years old”. With the awarding of the Fiorino d’Oro, in the Mandela Hall, was retraced the exciting life of this athlete, who initially wanted to do martial arts “because I had the legend of Bruce Lee in mind, but I don’t know if the young people of today know who he is” and who instead one day, just arrived in Italy, almost by chance, seeing a flyer of the Academy, decided to go in to train, but also to socialize. Friends arrived, as well as the first encouraging results. Then come the promising years in the amateurism, the call for nationals, the Olympics, until his path suffers a break: “I had no stimuli, I had enough and I started to do manual labor”. Boxing is a sport where distractions are not allowed, it requires dedication and sacrifice not easily bearable if you are not motivated by the right incentives, and whoever enters this world finds it difficult to stay away for long: “I thought that was what I had always done and that I could do well, I wanted to take a chance and so around thirty years old I started to train seriously, going pro”. So it happened that at the age when most athletes decide to withdraw from the world of competition, Leonard Bundu obtains the European title which he will defend for six years. An example of great will and tenacity, proving that the only limits are the ones we impose on ourselves.

This recognition is significant not only for Bundu’s personal history and that of sport, but also for this particular sport, boxing, that isn’t followed enough in Italy. To those who see only violence and “bad, ugly muzzles”, Bundu, spokesperson for a major campaign against bullying, says that “boxing is a sport where you first learn discipline, self-sacrifice and respect. Respect for the opponent as well, who is always an athlete just like you, never weaker, as it happens in episodes of bullying. A sense of respect that often can transform into appreciation, at the end of the match: I am still in touch with past opponents, who I always call before a match. In the gym you learn how to grow along with your “adversary”, you follow the same difficult journey. For this reason at the gym we are all united, a small family”.

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