Maria Lai Una mostra omaggio all’universo femminile e alle donne artiste

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“Ogni essere umano può rifiutare la propria inquietudine, oppure, cercare risposte nella religione o nell’arte”. “L’opera d’arte è prodotta in solitudine, ma è sedimento di culture accumulate in millenni di esperienze collettive”. E ancora: “L’uomo è assolutamente incomprensibile con la sola ragione, perciò non può vivere senza Dio e senza l’arte”. Per questo nel corso della sua lunghissima carriera Maria Lai ha tessuto, cucito, annodato e districato i sottili fili dell’anima, ascoltando il canto e il respiro delle sue aspre montagne sarde, cercando – come lei stessa diceva – di mettere insieme il visibile e l’invisibile.

A questa straordinaria artista, nata nel 1919 a Ulassai tra i monti dell’Ogliastra (Nuoro) e deceduta nel 2013, è dedicata la mostra di Palazzo Pitti, nell’Andito degli Angiolini, inaugurata l’8 marzo quale omaggio all’universo femminile e specialmente alle donne artiste.In più, è un modo per far conoscere al grande pubblico la genialità e l’originalità della Lai, che solo da pochi anni ha trovato la meritata attenzione, dopo i riconoscimenti arrivati dalla Biennale di Venezia e da Documenta di Kassel. Le opere esposte a Palazzo Pitti (fino al 3 giugno) sono riunite sotto il titolo “Il filo e l’infinito”, e concentrano l’attenzione su uno dei temi centrali dell’arte di Maria: il cucire nelle sue declinazioni concrete e simboliche.

Come spiega la curatrice dell’esposizione Elena Pontiggia, il tema del filo s’ispira ai telai, che sono il cuore dell’arte popolare sarda e, in particolare, del sapere delle donne dell’isola. Infatti, da bambina, Maria vedeva spesso la nonna rammendare le lenzuola e i segni, o i grovigli, creati dal filo le sembravano pagine scritte, storie, immagini. Maria Lai è tra quegli artisti che alla fine degli anni Settanta sperimenta linguaggi e materiali, lavorando su quella che era definita “materializzazione del linguaggio”. Una mostra voluta da Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, che spiega: “Il messaggio poetico ed artistico di Maria Lai si può cogliere e comprendere appieno solo se si confronta col mondo magico in cui è nata. Quell’ansia d’infinito, quel confronto serrato e dolente con il sole e con la luna, il bianco e il nero, che campeggiano sempre nelle sue opere, quegli spazi, quelle inquietudini, da legare con i suoi fili straordinari che tutti ci uniscono e ci legano come in un gioco, serissimo, s’identificano e si colgono solo in questo luogo: Ulassai. Questo il senso profondo e l’invito che le sue opere lanciano al mondo, offrendosi e aprendosi alla sensibilità umana e artistica dei visitatori”.

English
Maria Lai
An homage exhibit for the feminine universe and women artists

“Every human being can refuse to face their restlessness, or can look for answers in religion or art”. “The work of art is produced in solitude, but it’s sediment accumulated inside cultures for thousands of years of collective experience”. And again: “The human being is absolutely incomprehensible by reason alone, therefore, he can not live without God and art”.

This is the reason for which during her long career Maria Lai wove, sewn, knotted and unraveled the thin threads of the soul, enjoying the sound and scent of the rugged Sardinian mountains, looking – as she said – to put together the visible with the invisible. To this extraordinary artist, born in 1919 in Ulassai between the mountains of Ogliastra (Nuoro) and who died in 2013, is dedicated the exhibition from Palazzo Pitti, in the Andito degli Angiolini, inaugurated on March 8th as a tribute to the feminine universe and especially to women artists. Moreover, it’s a way to make known to the general public the brilliance and originality of Lai, who only recently found the deserved attention after the awards granted at the Venice Biennale and Documenta in Kassel. The works displayed at Palazzo Pitti (until June 3rd) are brought together under the title “The thread and the infinite”, and focus on one of the central themes of Maria: sewing in its concrete and symbolic forms.

As explained by the curator of the exhibit, Elena Pontiggia, the topic of the thread is inspired by the frames, which are the heart of Sardinian folk art and, in particular, knowledge of the island’s women. In fact, since childhood, Maria often saw her grandmother mending sheets and signs, or the tangles created by the thread that seemed to be written pages, stories, images. Maria Lai is among those artists who in the late seventies experience languages and materials, working on what was called the “materialization of language”. An exhibition commissioned by Eike Schmidt, director of the Uffizi Gallery, who says: “The poetic and artistic message of Maria Lai can be grasped and fully understood if you compare it with the magical world where she was born. That restlessness of infinite, that tight and sore confrontation with the sun and the moon, the white and the black, that always stand out in her works, those spaces, that restlessness, bonded with her extraordinary threads that bind together and unite us as if in a game, a very serious one, are identified and can be found only in this place: Ulassai. This is the deep meaning and the invitation that her works launch into the world, offering and opening themselves to the human and artistic sensitivity of the visitors”.

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