Giovanni Spadolini e Helmut Schmidt Uniti da una personale amicizia all’inizio degli anni Ottanta seppero esaltare il ruolo dell’Europa nello scacchiere internazionale

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Giovanni Spadolini con il Cancelliere della Germania Federale, Helmut Schmidt in occasione degli incontri italo-tedeschi (11 settembre 1981) Giovanni Spadolini with the Chancellor of the Federal Republic of Germany, Helmut Schmidt on the occasion of the Italian-German meetings (11 September 1981)

“Helmut Schmidt – Giovanni Spadolini: Europa nell’Occidente”: è il tema del convegno internazionale di studi che si terrà venerdì 25 maggio nella Sala Alcide De Gasperi a Villa Salviati, in via Bolognese, a Firenze, promosso dall’Istituto Universitario Europeo, dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia e dall’Associazione degli Amici della stessa Fondazione. Sotto la presidenza di Dieter Schlenker, Direttore Archivi Storici dell’Unione Europea, ambasciatori, giornalisti, docenti di relazioni internazionali si confronteranno sui due statisti che seppero esaltare all’inizio degli anni Ottanta il ruolo dell’Europa nello scacchiere internazionale, soffermandosi sulle loro scelte di politica estera e di politica economica. Le conclusioni sono affidate a Giuliano Amato. Giovanni Spadolini, Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana e Helmut Schmidt, Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, erano uniti da una personale amicizia, rafforzata da una comune visione della politica filo-occidentale dei rispettivi paesi.

La sfida più grave che dovettero affrontare fu quella del riequilibrio fra i rapporti di forza EST-OVEST, vulnerati alla fine degli anni Settanta dall’installazione dei missili SS-20 sovietici nel teatro centro-europeo: Spadolini e Schmidt riuscirono a rilanciare il ruolo dell’Europa, facendosi ascoltare dai colossi dello scontro bipolare a dispetto della debolezza degli organismi sovranazionali. Nei colloqui di Roma del settembre 1981 fra i due statisti, per la prima volta, fu analizzata l’ipotesi opzione zero, per le testate nucleari poste sul teatro europeo; vale a dire la linea favorevole all’azzeramento degli SS-20 già schierati in cambio della non-installazione dei Purshing e Cruise in Germania e in Italia (a Comiso, in Sicilia), garantendo così agli Stati Uniti la lealtà degli alleati europei, ma lasciando aperto al tempo stesso uno spiraglio a relazioni più distese. Lo spiegamento dei missili, portato avanti da Spadolini come Ministro della Difesa, funzionò come deterrente, fino allo smantellamento delle testate con il nuovo corso impresso da Gorbaciov in URSS. “Schmidt – scrive Spadolini nelle sue memorie – è uno dei grandi superstiti dell’Europa dei missili. Potrebbe aspirare al titolo di ‘arcangelo della pace’. Artefice primo della politica di protezione nucleare dell’Europa come condizione per la ripresa della distensione e per la rivincita della pace”.

Una volta nel 1981 – continua Spadolini sul filo della memoria – “mi indicò la sua casa che distava trentasei miglia dalle basi missilistiche sovietiche dell’altra Germania. Parlava dell’incubo nucleare sull’Europa Occidentale con un senso di angoscia, che non diventava mai debolezza o paura”.Uomo di grande cultura, Helmut Schmidt. In occasione del loro incontro del febbraio 1982, donò a Spadolini un libro che richiamava la comune civiltà: il “Commentariorum rerum Germanicarum” di Petrus Bertius edito ad Amsterdam nel 1635, ovvero la storia della colonizzazione della Germania ad opera dei Romani.

Petrus Bertius, Commentariorum Rerum Germanicarum, Amsterdam, 1635, volume a stampa in latino, dono del Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca Helmut Schmidt, a Giovanni Spadolini, febbraio 1982.
Petrus Bertius, Commentariorum Rerum Germanicarum, Amsterdam, 1635, volume in Latin, gift from the Chancellor of the Federal Republic of Germany Helmut Schmidt, to Giovanni Spadolini, February 1982.

ENGLISH
Giovanni Spadolini and Helmut Schmidt. United by a personal friendship, in the early 80s they were able to highlight Europe’s role in the international scene.

“Helmut Schmidt – Giovanni Spadolini: Europe in the West”: is the topic of the international study conference that will be held on Friday, May 25th at the Sala Alcide De Gasperi of Villa Salviati, on via Bolognese, in Florence, promoted by the European University Institute, the Spadolini Nuova Antologia Foundation and the Friends’ Association of such Foundation. Under the chairmanship of Dieter Schlenker, Director of the Historical Archives of the European Union, ambassadors, journalists and international relations academics, will discuss the accomplishments of the two statesmen who were able to highlight the role of Europe in the international scene, in the early 80s and will focus on their decisions on foreign affairs and economic policy. Giuliano Amato will carry out concluding statements. Giovanni Spadolini, Prime Minister of the Republic of Italy, and Helmut Schmidt, Chancellor of the Federal Republic of Germany, were united by a personal friendship, strengthened by a shared pro-Western vision for their respective countries’ policies.

The greatest challenge they faced was that of rebalancing the power relationships between EAST and WEST, breached in the late 60s by the installation of SS-20 Soviet missiles in Central Europe: Spadolini and Schmidt were able to re-launch Europe’s role, making themselves heard by the giants of the bipolar conflict in spite of the weakness of supranational organizations. During the Rome talks between the two statesmen of September 1981, the possibility of option zero for nuclear warheads in European territory was first discussed; in other words, an orientation favourable for the dismantlement of the SS-20 missiles already in place, in exchange for the non-installation of the Purshing and Cruise in Germany and Italy (in Comiso, Sicily), hence granting the United States the loyalty of their European allies, yet leaving an opening for more positive international relations. The missile deployment carried out by Spadolini as Minster of Defence acted as a deterrent, up until the dismantlement of the warheads under Gorbachev’s new course in the USSR. “Schmidt – Spadolini writes in his memoirs – is one of the greatest survivors of ballistic Europe. He could aspire to the title of ‘archangel of peace.’

The first artifice of the European nuclear protection policy as a condition for the recovery of détente and for the return of peace.” Once, in 1981 – continues Spadolini on the thread of memory – “he showed me his home, which was thirty six miles away from the Soviet missile bases in the other Germany. He spoke of the nuclear nightmare on Western Europe with a sense of distress, which, however, never turned into weakness or fear”. Helmut Schmidt, a man of great culture. On the occasion of their meeting in February 1982, he gifted Spadolini a book that recalled common civilisation: the “Commentariorum rerum Germanicarum” by Petrus Bertius, edited in Amsterdam in 1635; in other words, the story of the colonisation of Germany by the Romans.

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