La manifattura Tabacchi

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Agli albori del nuovo Regno d’Italia, la nazione appena unita sotto il tricolore, dovette affrontare il “nodo gordiano” del Monopolio dei tabacchi, ovvero un problema molto intricato che si era palesato durante il Governo Menabrea, già accusato di essere un governo esclusivamente di destra. Il Governo di Luigi Federico Menabrea era incentrato principalmente sul risanamento amministrativo delle disastrate finanze dello Stato, e dopo l’impopolare tassa sul macinato, che aveva provocato sanguinose rivolte civili, si pensò di rendere privata la produzione e la vendita dei tabacchi.

L’8 agosto 1868 il Parlamento approvò la concessione privata della fabbricazione dei tabacchi, costituendo una “Regìa cointeressata dei tabacchi”, la società era a totale capitale privato. La manifattura dei tabacchi, su cui lo Stato deteneva il monopolio, avrebbe richiesto la riorganizzazione e l’ammodernamento degli impianti di fabbricazione, ma il neo Regno d’Italia non era in grado di operare gli investimenti necessari. Si decise di dare l’opportunità a una convenzione con un gruppo d’investitori italiani e stranieri tra cui figuravano: la Società Generale del Credito Mobiliare Italiano, il Gruppo Stern di Parigi, Londra e Francoforte e il Gruppo della Banque de Paris. Luigi Guglielmo Cambray Digny era in ascesa nel nuovo Ministero delle Finanze, il Regno d’Italia aveva bisogno di “nuova linfa” e nessuno meglio di lui poteva portare avanti le aspirazioni e gli interessi toscani. Il Credito Mobiliare, con la presidenza di Domenico Balduino, era divenuto sempre più banca d’affari, e Digny gli accordava tutta la sua attenzione. In sostanza, lo Stato concedeva il monopolio sui tabacchi per quindici anni a una società anonima, in cambio di un’anticipazione di 180 milioni di lire in oro, che i privati potevano recuperare tramite l’emissione di obbligazioni garantite dallo Stato Italiano. I giornali La Nazione e la Gazzetta di Firenze pubblicarono l’elenco dei finanzieri internazionali che stavano “allegramente” lucrando alle spalle dei poveri fumatori italiani, la manifattura di Via Guelfa venne ingrandita con nuovi locali in San Frediano e la nuova società addebitò, in modo esemplare, i costi della ristrutturazione allo Stato. I vertici della società Regia dichiararono che il tabacco non ancora lavorato, e che era stato depositato nei magazzini dello Stato, si era deteriorato. Il Governo Menabrea non trovava pace e il malcontento generale davanti a questo scandalo non risparmiò nemmeno il Re (si vociferava che Vittorio Emanuele II fosse entrato nel giro di tangenti insieme a una dozzina di parlamentari di destra che si erano assicurati un pacchetto di obbligazioni a condizioni davvero privilegiate).

La privatizzazione fu un grosso buco nell’acqua e la società fallì. Fu istituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta e il 12 luglio del 1869 la Commissione presentò la relazione conclusiva dell’inchiesta e furono tutti prosciolti dalle accuse, nonostante quattro giorni dopo la nomina della Commissione fosse stato assassinato, a Firenze, l’Onorevole Cristiano Lobbia, tra i principali accusatori dello scandalo delle tangenti. Nel novembre del 1869 cadde il Governo Menabrea. Giovanni Lanza, Deputato del Regno, rilasciò una dichiarazione alla stampa: “un affare scandaloso, indecente quello della Regia Tabacchi, che può stare a fianco se non davanti a quello delle ferrovie Meridionali”. Ancora avevano da venire gli anni di Giolitti e del Crispi, gli anni del grande scandalo della Banca Romana. Al garibaldino Cristiano Lobbia che tanto si batté per far chiarezza, nessun ricordo è mai stato attribuito, se non la fantasiosa occasione speculatrice di un “cappellaio” che inventò il nome del “cappello a Lobbia”, il Borsalino con l’infossatura centrale, ideato proprio in base all’agguato subìto dal Lobbia in Firenze.

ENGLISH
The Tobacco Factory
In the early days of the new Kingdom of Italy, the nation, just united under the national flag, had to face the “Gordian knot” of Monopolio dei tabacchi, a very intricate problem that was revealed during the Menabrea Government, already accused to be an exclusively rightist government. The government of Luigi Federico Menabrea was mainly focused on the administrative reorganization of the disastrous state finances, and after the unpopular tax on flour, which had resulted in bloody civil riots, it was decided to make the production and sale of tobacco private.

On August 8th, 1868 the Parliament approved the granting of private manufacture of tobacco products, appointing a “Regìa co-interested in tobacco”, a company based entirely on private capital. The cigarette factory, which the State owned, would have required the reorganization and modernization of manufacturing facilities, but the new Kingdom of Italy was not able to make the necessary investments. It was decided to create the opportunity of an agreement with a group of Italian and foreign investors which included: the Italian General Society of Credito Mobiliare, the Stern Group in Paris, London and Frankfurt and The Banque de Paris Group. Luigi Guglielmo Cambray Digny was on the rise in the new Ministry of Finance, the Kingdom of Italy needed “new blood” and no one better than him to carry on the aspirations and interests of Tuscany. Credito Mobiliare, with the chairmanship of Domenico Balduino, had become an investment bank more than anything, and Digny granted it his entire attention. Essentially, the state granted the complete control on tobacco for fifteen years to an anonymous company, in exchange for an advance of 180 million pounds in gold, that the private sector could recover by issuing bonds guaranteed by the Italian State. The newspapers La Nazione and Gazzetta di Firenze published the list of international financiers who were “happily” making money on the backs of the poor Italian smokers, the factory on Via Guelfa was enlarged with new offices in San Frediano and the new company charged, in an exemplary manner, the cost of restructuring to the State. The leadership of the Regia company declared that the tobacco which was not processed, and that had been deposited in the State’s stores, had deteriorated. The Menabrea Government couldn’t find peace and the general discontent at the dawn of this scandal didn’t even spare the King (it was rumored that Vittorio Emanuele II had entered the system of bribes along with a dozen right-wing MPs who had secured a package of bonds under privileged conditions).

Privatization was a big disaster and the company went bankrupt. A Parliamentary Commission of Inquiry was established and on July 12, 1869 the Commission presented its final investigation report and all were acquitted of the charges; nevertheless, four days after the appointment of the Commission, the Honorable Christian Lobbia had been murdered, in Florence. He was among the main accusers of the bribery scandal. In November 1869 the Menabrea Government fell. Giovanni Lanza, Deputy of the Kingdom, gave a statement to the press: “a scandalous affair, indecent, that of the Regia Tabacchi, which can be at the side if not in front of that of the Southern railways”. Still to come were the years of Crispi and Giolitti, the years of the great scandal of Banca Romana. To the Garibaldian Cristiano Lobbia, that fought to bring clarity, no memory has ever been attributed, if not the fanciful speculative occasion of a “hater” who invented the name “Lobbia hat”, a Borsalino with a curled brim, designed precisely because of the ambush suffered by Lobbia in Florence.

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