Gilles Jacob Racconta Cannes attraverso i suoi documentari

0

Gilles Jacob è un distinto, affabile signore, dall’aspetto giovanile, che dal 2001 è Presidente del Festival di Cannes, il più importante Festival cinematografico del mondo. “La possibilità di godere della continuità di un incarico è una fortuna che capita a pochi, non credo che la riconferma dell’incarico sia da attribuire a qualche mia straordinaria capacità ma a una serie di fortunate circostanze, oltre che una scelta di linea di condotta. Il Festival di Cannes ha avuto solo tre Presidenti. A me ha permesso di raccogliere e raccontare nei miei documentari i momenti di gloria, le premiazioni che sono talvolta buffe e talvolta tragiche” afferma Jacob.

Il Festival di Cannes è considerato un mito da registi, produttori e distributori di ogni parte del mondo, tanto che fanno carte false per mandarvi un loro film.
“Tutto dipende dal fatto che a Cannes la continuità è una garanzia e i registi sanno che un verdetto è un verdetto anche se contro-corrente e non polemizzano sulla decisione delle giurie”.

Anche le scelte di Cannes talvolta hanno determinato molte critiche: in anni non lontani la direzione del Festival è stata accusata di snobismo e di scelte poco generose dovute allo scarso interesse per il cinema italiano.

“Ora le cose sono cambiate e infatti il vostro cinema è ben presente al Festival e riceve attenzione e consensi”.Quello di Jacob è un osservatorio privilegiato che gli ha consentito di rievocare nei tre documentari che ha realizzato la splendida storia del Festival di Cannes dal 1946, attingendo ai materiali di archivio. Nessun commento parlato, le immagini sono più che eloquenti: “Histoire du Festival” (2002) racconta la nascita e i momenti di gloria del festival, i retroscena, le premiazioni, personaggi come “Ingrid Bergman, Robert Mitcium, Silvana Mangano, Alberto Sordi, Brigitte Bardot, Bernardo Bertolucci”, o un aitante Michelangelo Antonioni che, emozionatissimo, sale sul palco a ritirare il premio e non riesce a parlare e scappa via, mentre Federico Fellini “più spigliato, rischia di inciampare contro un cavo in terra”; Charlie Chaplin, già ottantenne, riceve il titolo di Commendateur, ringrazia del fatto che si siano ricordati di lui e nell’andare via offre al pubblico un breve saggio della celebre camminata di Charlot.

Il secondo documentario di Jacob è “Les marches, etc… (une comédie musicale, 2003), con momenti d’irresistibile comicità sullo sfondo di una Cannes che, da piccolo borgo di pescatori diviene città sfavillante di luci, con sfilate di stelle e stelline dell’epoca in abiti eccentrici, grandi ricevimenti, dove Roberto Benigni, dopo aver ricevuto la Palma, si genuflette davanti a Scorsese e bacia tutti i componenti della giuria. La trilogia si conclude con “E Preuves d’artistes” (2004) dedicato a Godard, e dove sono raccolti i momenti più significativi delle interviste di grandi registi come Woody Allen che dice “I francesi si sbagliano su due cose: pensano che io sia un intellettuale dal momento che porto occhiali e pensano che io sia un artista perché i miei film non fanno un soldo”, come Michelangelo Antonioni che racconta “Mi ha fermato uno spettatore, diceva di ammirare le mie opere perché lo hanno fatto crescere, peccato che fosse un nano”, oppure Marcello Mastroianni “il mio vero nome è Mastroianowsky, perché in effetti sono russo e del resto si dice sempre che i russi sono come gli italiani, o meglio, come i napoletani”. Non mancano gli aspetti polemici come Roman Polanski che afferma “da quando faccio cinema mi hanno sempre detto che il mio ultimo film non è all’altezza del precedente”, o interventi surreali come quello di Federico Fellini “mi piacerebbe una conferenza stampa muta, dove ci si sorride, si scambiano piccoli segni di amicizia ed anche doni, sempre senza parlare e poi si va via sorridendo”. Ecco, “dobbiamo fare proprio così” conclude Gilles Jacob, sorridendo.

ENGLISH
Gilles Jacob talks about Cannes through his documentaries

Gilles Jacob is a distinguished, friendly gentleman, whose appearance is that of a young man, and who since 2001 is President of the Cannes Film Festival, the most important film festival in the world. “The possibility of enjoying the continuity of an assignment is a chance that few have; I don’t think that the reconfirmation of my position is to be attributed to some extraordinary ability I have, but to a series of fortunate circumstances, as well as a choice of a course of action. The Cannes Film Festival had only three Presidents. For me, it allowed to collect and recount in my documentaries the moments of glory, the award ceremonies that are sometimes funny and sometimes tragic”, says Jacob.
The Cannes Film Festival is considered a myth by directors, producers and distributors from all over the world, so much so that they have false papers made to send you their own film.
“It all depends on the fact that at Cannes the continuity is a guarantee and the directors know that a verdict is a verdict even if against the current and they don’t argue against the decision of the juries”.
Even the choices of Cannes have sometimes created many polemics: in recent years the direction of the Festival has been accused of snobbery and of little generous choices due to the lack of interest in the Italian cinema.
“Now things have changed and in fact the Italian cinema is very present at the Festival and receives attention and approval”. Jacob has a privileged observatory which allowed him to recall in the three documentaries he realized the wonderful history of the Cannes Film Festival since 1946, drawing on archival materials. No comment spoken, the images are more than eloquent: “Histoire du Festival” (2002) recounts the beginning and moments of glory from the festival, the background, the awards, characters like “Ingrid Bergman, Robert Mitchum, Silvana Mangano, Alberto Sordi, Brigitte Bardot, Bernardo Bertolucci”, or a vigorous Michelangelo Antonioni who, nervously, gets on the stage to collect the prize, can’t speak and runs away, while Federico Fellini “more self-confident, risks tripping over a cable on the ground”; Charlie Chaplin, already eighty years old, receives the title of Commendateur, gives thanks to the fact that they remembered him and before getting off the stage he offers the public a short demonstration on the famous Charlot’s walk. The second documentary by Jacob is “Les marches, etc … (une comédie musicale, 2003)”, with moments of irresistible comedy against the backdrop of a Cannes that, from a small fishing village becomes a city sparkling with lights, with parades of icons and stars of the era, in eccentric dresses, great receptions, where Roberto Benigni, after receiving La Palma, kneels in front of Scorsese and kisses all the members of the jury. The trilogy concludes with “E Preuves d’artistes” (2004) dedicated to Godard, and where the most significant moments from interviews of great directors are collected, such as Woody Allen who says “The French are wrong about two things: they think that I’m an intellectual since I wear glasses and they think that I’m an artist because my films don’t make a penny”, like Michelangelo Antonioni who says “A spectator stopped me, said that he admired my works because they made him grow; such a shame that he was a dwarf”, or Marcello Mastroianni “My real name is Mastroianowsky, because I’m Russian and after all there’s a saying that the Russians are like the Italians, or rather, like the Neapolitans”. The polemical aspects are also present like Roman Polanski who says “since I’ve been in cinema, they’ve always told me that my newest film is not as good as the previous one” or surreal interventions like that of Federico Fellini “I would like a silent press conference, where each person smiles at each other, exchanges small signs of friendship and even gifts, without speaking and then all leave smiling”. There “we should do just that” concludes Gilles Jacob, smiling.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.