L’enigma delle pietre di Palazzo Pitti

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La facciata di Palazzo Pitti ha un particolare effetto seduttore. Certo, c’è la sua vastità, che abbraccia l’osservatore, ma anche il colore ocra contribuisce al fascino, infondendo una sensazione di calore. Le finestre, ampie e quasi, ma non del tutto, regolari, riflettono il canone dell’estetica rinascimentale. Ma soprattutto, è il gioco delle pietre a colpire l’attenzione: blocchi rettangolari più o meno regolari, più grandi nella parte bassa, più piccoli mano a mano che si sale, blocchi sporgenti, che danno un’idea di pietra ancora viva. Ma non basta questa gradualità di dimensione per la quale i blocchi più bassi appaiono meno trattati, quasi grezzi, per assumere poi un aspetto maggiormente rifinito.

La facciata e gli incastri delle pietre nascondono un piccolo divertimento: nella parte bassa, due blocchi sono di dimensioni speciali, diversi da tutti gli altri, uno è lunghissimo, l’altro è cortissimo. Pare che Luca Pitti abbia voluto le due pietre per identificarsi con la grande e bollare con l’altra i suoi rivali, (forse gli Strozzi?) gelosi del suo successo e del nuovo palazzo. Dunque uno “sberleffo murale”. Certamente le due pietre non sono un caso, una grande una decina di metri, e vicina all’altra una più piccola di mezzo metro. Fate un gioco: cercatele e trovatele! Un aiuto per i più pigri: guardate alla sinistra del portone centrale, tra i blocchi sporgenti, a circa due metri da terra.

ENGLISH
THE ENIGMA OF THE PITTI PALACE STONES

The façade of Pitti Palace is powerfully seductive, in part because the frontage appears to extend beyond the eld of vision of the naked eye but the colour of the stones, whose ochre gives an impression of warmth, also adds to the charm of the building. And within the whole are set large, but slightly irregular, windows whose design and distribution reflects the aesthetic canons of the Renaissance. However, the most striking feature is the arrangement of the protruding rectangular blocks of stone that make up the façade: blocks of stone of varying degrees of regularity, these decrease in size from ground level upwards, give us the impression that stone is still alive.

Towards the base of the façade the stones are less completely worked, while the blocks of stone acquiring greater finish at the top. However, there is also an enigma in the organization of the stones of the façade: in the lower section there are two incongruous blocks, one much longer than the others, one much shorter. It seems that when Luca Pitti had these two stones inserted here he intended that the larger should be identified as himself, and the shorter seen as a derogatory reference to his business rivals (perhaps the Strozzi?) jealous both of his financial success and his huge new palazzo. So this is a “mural jibe”. And whether or not this story is true, it’s surely no accident that a stone measuring 12 metres in length was set alongside one measuring just half a metre. It’s amusing to try and spot them yourself. But here’s a tip: look to the left of the central doorway, between the projecting stone blocks about 2 metres from ground level.

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