Sistema bancario Anglo-Italiano in Firenze Capitale

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View of Ancient Florence by Fabio Borbottoni 1820-1902

Gli anni in cui nacque il Regno d’Italia furono di assestamento urbanistico e economico, coinvolgendo tutti i mercati finanziari europei. I banchieri toscani erano in quel momento i più potenti del Regno d’Italia.

Nel 1864 fu siglata la Convenzione tra il Governo Minghetti e Napoleone III per lo spostamento della capitale d’Italia da Torino a Firenze in sei mesi. La necessità di adeguare le strutture urbane alle nuove attività istituzionali in città creò in città un certo caos. La nascita di nuove banche era facilmente comprensibile: serviva credito per realizzare i lavori edilizi per il rifacimento cittadino, le compravendite dei terreni sui quali edificare erano in aumento, come la richiesta di fondi per le speculazioni. Grandi interessi si stavano concentrando in Firenze, c’erano molti appalti per i lavori pubblici per la costruzione di piazze, strade, viali alberati e il maestoso Piazzale Michelangelo, nuove fognature e impianti idraulici, tutte queste opere richiedevano ingenti capitali.

Il primo importante cliente bancario in cerca di soldi, fu proprio il Comune di Firenze, come risulta dalle cronache del giornale La Nazione del 4 luglio e del 7 luglio 1865, dove si legge la notizia che erano state avviate trattative tra il Comune e la Banca Nazionale Sarda. L’aiuto concreto arrivò da influenti personaggi della finanza inglese, quali la Gresham Assurance, la Sunfine Office Company, la Cagliaris gas and water company limited, la Mocenis railway company (poi divenuta Creswell), società che successivamente confluirono nella Florence land and pubblic work limited del banchiere Hudson, rappresentato in città dall’avvocato Tommaso Corsi.

La consapevolezza di essere la capitale del Regno generava un senso di onnipotenza che stava completamente distruggendo la città medioevale e rinascimentale, si voleva costruire la nuova grande Firenze, senza porsi il problema di quanti soldi sarebbero stati necessari al progetto. Molti “speculatori” si precipitarono in città per comprare appartamenti da rivendere o affittare, la domanda di alloggi stava facendo salire i prezzi alle stelle, ma erano i banchieri di tutta Europa che fiutarono la grande possibilità di offrire il loro denaro in cambio di lauti affari. Molti istituti di credito nacquero in questo particolare momento: la società di Credito Mobiliare, la Banca Nazionale Toscana, l’Anglo Italian Bank, la Banca di Credito di Firenze e la Banca Toscana, quest’ultima la più influente. All’interno della Banca Anglo Italiana, figuravano Sir James Hudson, James Philip Lacaita, Bettino Ricasoli e Ulisse Guarducci. Tutto ciò richiedeva responsabilità nell’amministrazione della nuova capitale che indiscutibilmente costituiva un’opportunità di arricchimento per la finanza europea e, al contempo, era necessario regolamentare i rapporti tra il governo e il nuovo sistema bancario.

Il Ministero delle Finanze di Cambray Digny acquisiva sempre più potere, gli interessi della classe dirigente toscana si stavano espandendo e c’era molta attenzione verso il Credito Mobiliare diretto da Domenico Balduino. Fu allora che Bettino Ricasoli suggerì al conte Pietro Bastogi di fondare una società a capitale italiano e straniero per diversificare l’interessamento dei Banchieri Rothschild dalla costruzione delle ferrovie del nord, per rendere onore e forza al capitalismo italiano. La società anglo-toscana che si era formata in Firenze, era molto potente tanto da esercitare la propria influenza nella ricostruzione del nuovo assetto cittadino, come nell’edificazione del nuovo quartiere di Piazza d’Azeglio, dove gli Hambro, gli Hudson e i Baring, affiancavano la Banca Nazionale Toscana e la Banca di Credito di Firenze.

ENGLISH
Anglo-Italian banking system when Florence was Italy’s Capital
Years of urban and economic adjustment followed the foundation of the Kingdom of Italy, involving all of Europe’s financial markets. In those times, Tuscan bankers held the most power in the Kingdom of Italy.

In 1864, the Convention signed between the Minghetti Government and Napoleon III agreed to move the capital of Italy from Turin to Florence in sixth months. The need to adapt the urban structures to the new institutional activities caused quite the chaos in the city. The foundation of new banks was easily understandable: credit was necessary to complete construction works for the renovations, and the purchase and sale of lands on which to build had increased, just as the request of funds for speculation. Large interests concentrated in Florence, where subcontracting opportunities emerged for public works for the construction of squares, roads, tree-lined boulevards and the majestic Piazzale Michelangelo, new sewer and water systems, all of which required huge amounts of capital.

The first important bank client in search for money was, in fact, the Municipality of Florence, as evidenced by the reports in the editions of the newspaper La Nazione from July 4th and July 7th 1865, which state how negotiations had begun between the Municipality and the Banca Nazionale Sarda. Noticeable help arrived from influential personalities of British finance, such as Gresham Assurance, Sunfine Office Company, Cagliaris gas and water company limited, Mocenis railway company (which then became Creswell), such companies then merged into the Florence land and public work limited, owned by the banker Hudson, and were legally represented in the city by the lawyer Tommaso Corsi. The consciousness of being the Kingdom’s capital generated a sense of omnipotence that was completely tarnishing the medieval and renaissance city, with the idea of a new, great Florence in mind, without every posing the problem of how much money was necessary to pay for such project.

Many “speculators” flocked to buy apartments to then be resold or rented, and the demand for housing caused prices to skyrocket, however, bankers from all across Europe had sensed the great opportunity and offered their money in exchange for huge profits. Many credit institutes were founded in this particular time: the Credito Mobiliare, the Banca Nazionale Toscana, the Anglo Italian Bank, the Banca di Credito di Firenze and the Banca Toscana, with the latter being the most influential one. Sir James Hudson, James Philip Lacaita, Bettino Ricasoli and Ulisse Guarducci, were all part of the Anglo Italian Bank. All this required responsibility by the new capital’s administration, which undeniably represented a chance of enrichment for European finance, but it was also necessary to regulate the relationships between the government and the new banking system.

The Ministry of Finance of Cambray Digny, gained always more power; the interests of the Tuscan managing class were expanding and there was always greater attention towards the Credito Mobiliare, directed by Domenico Balduino. It was at this time that Bettino Ricasoli suggested to count Pietro Bastogi the foundation of a company with both Italian and foreign capital in order to diversify the interest by the Rothschild Bankers from the construction of railways in the north, to honour and give strength to Italian capitalism. The Anglo-Tuscan society that formed in Florence was very powerful, so much so that it exerted its influence in the reconstruction of the new urban layout, such as building the new area of Piazza d’Azeglio, where the Hambro’s, the Hudson’s and the Baring’s acted alongside the Banca Nazionale Toscana and the Banca di Credito di Firenze.

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