Dante Alighieri Le Ombre e la Luce

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Tra gli aspetti più complessi e affascinanti della poesia, e quindi della filosofia dantesca, c’è la contrapposizione tra “ombra” e tante altre parole che rimandano al concetto di “luce”, come “splendore” e “lume”. “Ombre” sono chiamate da Dante generalmente le anime che si affliggono nell’Inferno, quelle che purificano se stesse nel Purgatorio e quelle che troviamo nei primi cieli del Paradiso. Sembra davvero che nell’aldilà le anime che trascinano con se stesse i propri peccati, rimangano scure e materiali, mentre gli “spiriti beati” sono quelli che brillano della luce del Paradiso eterno. Ma per capire in che rapporto stiano esattamente “ombra” e “luce” per Dante, quando sono riferite all’anima, è necessario fare riferimento al Convivio, più esattamente al commento scritto per la sua poesia “voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete”.

Nel capitolo VIII, Dante spiega che siamo lontani dal “vedere” oltre questi occhi mondani perché “’l nostro immortale col mortale è mischiato”. E quindi, la verità, la possiamo vedere “per fede perfettamente, e per ragione la vedremo con ombra d’oscuritade, la quale incontra per mistura del mortale coll’immortale”. La nostra anima è, dunque, un misto di ombra e di luce, e nella vita terrena noi abbiamo il compito di liberarci di questa ombra, per diventare “splendore”, “beato spirito”, “lume di stella”, “ardente spirto”, e, in sostanza, beati per l’eternità.

ENGLISH
The shadows and the light

Among the most complex and fascinating aspects of the poetry, and therefore of the Dantean philosophy, is the juxtaposition between “shadow” and several other words that refer to the concept of “light,” such as “splendour” and “taper”. Dante namely refers to “shadows” when mentioning souls that anguish in Inferno, those that purify themselves in Purgatorio and those in the first skies of Paradiso. It truly seems that, in the afterlife, souls that carry their sins with them remain dark and material, while “blessed spirits” are those that shine of light of eternal Paradise. However, to understand the true relationship between “shadow” and light” according to Dante, when speaking of the soul, we must make reference to the Convivio, and more precisely to the comment written for his canzone “Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete” [You who move the third heaven with an act of the intellect].

In chapter VIII, Dante explains how we are far from “seeing” beyond these mundane eyes, because “’l nostro immortale col mortale è mischiato” [our immortal with the immortal is mixed]. Therefore, truth can be seen “per fede perfettamente, e per ragione la vedremo con ombra d’oscuritade, la quale incontra per mistura del mortale coll’immortale” [by faith perfectly, and by reason we will se it with shadow of darkness, which will be met by mixing the mortal with the immortal]. Hence, our soul is a mixture of shadow and light, and in our terrestrial lives we have the duty of freeing ourselves from this darkness, to become “splendour,” “blessed spirits”, “starlight” and, essentially, blessed for eternity.

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