Presentazione del restauro della statua di Afrodite – Museo Archeologico Nazionale di Firenze martedì 11 settembre 2018 - ore 19,00

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Martedì 11 settembre 2018, in occasione dell’apertura straordinaria serale dedicata ai “Capolavori del MAF”, alle ore 19,00, sarà presentata al pubblico la statua in marmo di Afrodite, recentemente restaurata.

Gli interventi sulla statua del Museo Archeologico Nazionale di Firenze sono stati realizzati grazie al sostegno finanziario della Fondazione non profit Friends of Florence con una donazione di Michael e Sandy Collins e condotti in diretta all’interno del percorso museale.
La statua in marmo inizialmente interpretata come Leda dopo il restauro si è rivelata con certezza Afrodite: gli interventi hanno restituito la scultura all’originario splendore,facendo riemergere il candore del marmo in cui è stata scolpita, svilito dal grigio della polvere accumulata nei secoli.

“E’ con grande piacere che presentiamo il restauro dell’Afrodite “ritrovata” – afferma Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence – che continua dicendo “l’intervento, che ha permesso di recuperare l’opera ed è stato l’occasione per uno studio approfondito della scultura. Il progetto di restauro dell’opera inizialmente identificata come Leda fu presentato alla Prima edizione del Premio Friends of Florence al Salone dell’Arte e del Restauro nel 2012: aver trovato donatori disposti a sostenerlo ci riempie di soddisfazione. Questo lavoro è stato pensato per favorire inoltre la fruizione della statua durante i lavori, grazie alla realizzazione di un cantiere aperto e alla disponibilità del Direttore del Museo Mario Iozzo, al suo staff e alla restauratrice Daniela Manna, che insieme a noi ha eseguito altri importanti restauri. Per Friends of Florence poter raccontare l’intervento anche durante il suo svolgimento è fondamentale, perché solo in questo modo è possibile rendere visibile e tangibile il lavoro di recupero di un’opera, la delicatezza delle sue fasi e l’importanza di conservare il patrimonio senza celarlo alle persone. E’ proprio sulla memoria e sulla bellezza che si gioca il futuro della nostra civiltà. Ringraziamo per questo tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, a cominciare dai donatori Michael e Sandy Collins, per merito dei quali abbiamo potuto restituire alla comunità internazionale un altro tassello della storia occidentale”.

Il restauro ha costituito l’occasione per compiere nuove indagini bibliografiche, che hanno portato all’identificazione della statua con quella acquistata nel 1882 dall’allora direttore del Museo Luigi Adriano Milani e proveniente dal Palazzo Da Cepparello, situato al n. 6 di via del Corso, a Firenze. Il palazzo, abitato originariamente dalla famiglia Portinari (quella della Beatrice di Dante) e passato successivamente alla famiglia Salviati (quella di Maria moglie di Cosimo I de’ Medici), appartenne in ultimo ai Da Cepparello, per poi divenire sede di banche e oggi di appartamenti in via di progettazione.

La scultura è stata riconosciuta come una copia, di buona qualità, di età romana, risalente al I secolo d.C. trattada un originale greco di età ellenistica, datato attorno al 300 a.C. La composizione del marmo (proveniente dall’isola di Paros) in cui è realizzato il corpo è diverso da quello della testa, e ha rivelato che quest’ultima, sebbene antica, non è pertinente, così come braccia e gambe, che sono di restauro probabilmente del XVII o XVIII secolo: una pratica, quella di integrare reperti lacunosi aggiungendo sia parti antiche che parti create appositamente, che aveva lo scopo di restituire ad essi l’integrità (e la bellezza, nello spirito dell’epoca).

Prima dell’intervento di restauro, curato da Daniela Manna con l’ausilio di vari collaboratori, sono state realizzate una completa documentazione fotografica della scultura e una serie di indagini diagnostiche finalizzate al riconoscimento di una eventuale originaria policromia, emersa in tracce nelpanneggio e nei capelli (ocra rossa e doratura). Dopo aver analizzato lo stato di conservazione, individuando le relative forme di alterazione e di degrado, sono state selezionate diverse metodologie di intervento per affrontare selettivamente la pulitura, la rimozione parziale dei precedenti interventi di restauro, il consolidamento e il risarcimento delle lacune. L’intervento di pulitura è avvenuto tramite un’apparecchiatura laser per la rimozione graduale delle croste nere. Durante le ultime fasi di restauro è stato incollato un frammento originale con la stessa metodologia e con gli stessi materiali utilizzati in epoche antiche, ancora validi e coerenti con l’attuale esposizione in ambiente museale.

L’Afrodite “ritrovata”, posta su una splendida base lignea scolpita risalente ai primi dell’Ottocento, rimarrà esposta lì dove è stata restaurata e studiata, all’interno del percorso al piano terreno, visibile a chiunque entri o esca dal Museo.

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