The Church of San Felice a Ema

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La strada che dal Piazzale di Poggio Imperiale conduce a via Gherardo Silvani è denominata San Felice a Ema per l’antica chiesa che si trova nei pressi dell’incrocio. Ema è il torrente che ancora oggi si immette nella Greve, un affluente di sinistra dell’Arno e ricordato anche da Dante nel XVI Canto del Paradiso quando, attraverso le parole del suo trisavolo Cacciaguida, dice che Buondelmonte dei Buondelmonti, che con il suo comportamento aveva dato origine alle lotte fra Guelfi e Ghibellini, nel 1216, sarebbe stato meglio che fosse affogato, ovvero “conceduto ad Ema”. I Buondelmonti, infatti, originari della Val di Greve, avevano dovuto attraversare l’Ema per arrivare a Firenze. La chiesa è dedicata a San Felice di Nola, vissuto nel secolo III d.C., e la sua fondazione risale al secolo X, come attestano due iscrizioni romaniche rinvenute nel 1600. Nel XIII secolo divenne canonica, nel XVI secolo ebbe il privilegio del fonte battesimale e nel 1748 le fu concessa la prepositura, un riconoscimento di autonomia che le dette grande prestigio.

La chiesa in stile romanico subì molte modifiche nel tempo: la facciata in pietra forte conserva sopra il portone principale una lunetta di marmo verde e bianco con al centro un rosone intarsiato, che è quanto rimane del rivestimento originale (del XII-XIII secolo). Nel contado di Firenze solo due pievi hanno tarsie marmoree, ovvero San Felice a Ema e Sant’Agata di Scarperia.

All’interno, la struttura originaria fu nascosta durante il restauro del 1790-1796 da pesanti decorazioni e perse l’aria severa e solenne tipica delle chiese romaniche: l’abside fu soffocata da stucchi e le antiche colonne “imprigionate in pilastri in muratura”. Finalmente, nel 1966, un restauro ben condotto ha ridato alla chiesa una parte del suo primitivo carattere, riportando alla luce anche le colonne circolari con i capitelli. L’interno ha tre navate, con altari laterali corredati da tele non attribuite, molte risalenti al 1700, mentre alcune sono più moderne, dedicate ai santi. Nell’abside è raffigurata la Trinità, affresco di Raffaello Faldi di San Leonardo in Arcetri, pittore di nature morte e ritrattista della prima metà dell’Ottocento; nella Sacrestia deliziosi affreschi del 1736 raffiguranti La Giustizia e la Fortezza. Lo studio del parroco conserva la parte centrale di un polittico di grande bellezza, commissionato nel 1387 al pittore Giovanni del Biondo dalla famiglia di Bonaccorso Compagni, come attesta l’iscrizione alla base della tavola. Giovanni del Biondo, di cui si hanno notizie dal 1356 al 1398, era un pittore casentinese, collaboratore dell’Orcagna e di Nardo di Cione, dipingeva con sapienza conferendo ai suoi personaggi una forte caratterizzazione. Sono di Giovanni del Biondo anche alcuni polittici in Santa Croce.

Dal sagrato una porta a sinistra immette in un ambiente che è la sede della Compagnia del SS. Sacramento, che nel 1753 commissionò un grande altare ligneo con sovrastante tela rappresentante la Vergine Annunziata. Le pareti erano arricchite da tele rappresentanti i dodici Apostoli, attualmente in restauro e in attesa di attribuzione. Sullo stesso sagrato, a sinistra, si trova una grande croce in ghisa, lasciata come segno di devozione dai frati domenicani che qui vennero a predicare fra le due Guerre. Nell’adiacente cimitero riposano illustri personaggi, e tra essi anche il poeta Eugenio Montale. La chiesa è visitabile la domenica mattina, o previo appuntamento con il parroco.

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The Church of San Felice a Ema

The road that goes from Piazzale di Poggio Imperiale to via Gherardo Silvani is called San Felice a Ema, in the name of the ancient church located in the whereabouts of the crossway. The Ema is the river that still flows into the Greve, a left-hand side tributary of the Arno, and is also mentioned by Dante in the 16th Canto of the Paradiso, when, through the words of his great-great-grandfather Cacciaguida, he says that it would have been better if Buondelmonte dei Buondelmonti, who, due to his behaviour, gave rise to the conflicts between Guelfs and Ghibellines in 1216, would’ve drowned, or “if God had thrown [him] to the Ema river”. In fact, the Buondelmonti, originating from the Val di Greve, had to cross the Ema to reach Florence.

The church is dedicated to Saint Felix of Nola, who lived in the 3rd century AD, and its foundation dates back to the 10th century, as stated by two Romanesque inscriptions rediscovered in the 1600s. It became a rectory in the 13th century, in the 16th century it received the privilege of the baptismal font and in 1748 it was given provostship, recognition of autonomy that granted it great prestige. The Romanesque-style church underwent many alterations in time: above the main door, the sandstone façade still preserves a green and white marble lunette with, at its centre, an inlaid rose window, which is what remains of the original exterior (from the 12th-13th century). In the county of Florence, only two parishes have marble inlays: San Felice a Ema and Sant’Agata in Scarperia. During the restorations of 1790-1796, the original interior structure was hidden by heavy decorations, and lost its austere and grandiose feel, typical of Romanesque churches: the apse was smothered in plaster, and the ancient columns were “imprisoned by pillars of masonry”.

Finally, in 1966, a well-led restoration gave back to the church part of its primordial charm, bringing back to light the ancient circular columns and their capitals. The inside of the church consists of three naves, with lateral altars decorated with non-attributed cloths dedicated to the saints, mostly dating back to the 1700s, while others are more modern. In the apse, the Trinity is depicted in a fresco by Raffaello Faldi di San Leonardo in Arcetri; a still life and portrait painter from the early 19th century; in the Sacristy, there are exquisite frescoes dated 1736, depicting Justice and Fortitude. The parish’s study preserves the middle section of a stunning polyptych, commissioned in 1387 to painter Giovanni del Biondo by the Bonaccorso Compagni family, as indicated in the inscription found on the bottom of the board. Giovanni del Biondo, of which there are records from 1356 to 1398, was a painter from the area of Casentino as well as a collaborator of the Orcagna and of Nardo di Cione; his painting technique demonstrated expertise and he gave his subjects a strong characterisation. Some polyptychs in Santa Croce are also attributable to Giovanni del Biondo.

From the church porch, a door on the left leads to a space that houses the Company of the Blessed Sacrament, which in 1753 commissioned a large wooden altar with an overlying canvas portraying the Virgin Mary. The walls were adorned with cloths representing the twelve Apostles, which are currently being restored and are awaiting attribution. On the same church porch, to the left, you can find a large cast iron cross, which was left there as a symbol of devotion by the Dominican friars who came here to preach during the two Wars. Illustrious personalities rest in the adjacent cemetery, such as the poet Eugenio Montale. It’s possible to visit the church on Sunday mornings, or by appointment with the parish.

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