Virginia Galileo La suora di “esquisito ingegno”

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La famiglia di Galileo era piuttosto complicata: una madre difficile, Giulia Ammannati di Pescia, e alla morte del padre Vincenzo, Galileo, il maggiore dei figli, si ritrova con tutta la famiglia da mandare avanti. La madre non gli dà un attimo di pace tanto che si mette d’accordo con un servitore perché lo spii nella lontana Padova, e soprattutto lo tormenta perché procuri alle sorelle una dote adeguata e provveda anche al fratello Michelangelo, un buon musicista ma uomo piuttosto inetto. Certo anche Galileo ci mise del suo per complicare la situazione già abbastanza difficile: tre figli nati fuori dal matrimonio, con i conseguenti problemi di collocazione dei medesimi.

In un primo momento affida le figlie a sua madre, ma la convivenza si rivela subito difficile, decide per la monacazione, ma le bambine sono ancora troppo piccole, quindi, nel frattempo, le mette in convento. Riconoscerà solo il figlio Vincenzo, lamentoso e incapace, sempre alla ricerca di denaro. Suor Maria Celeste, al secolo Virginia, la figlia maggiore di Galileo, come si colloca in questo panorama complicato? Le sue lettere al padre, delle quali non abbiamo le risposte, sono uno specchio fedele del suo animo. Sono scritte nel periodo precedente e immediatamente seguente al processo e all’abiura. I commentatori, unanimemente, mettono in luce i sentimenti di vero amor filiale, il desiderio di mettere pace fra il padre e il fratello, l’animo pietoso verso la sorella che evidentemente mal sopportava la vita del chiostro, e tutto il bagaglio di buoni sentimenti che ci si aspetta da una monaca. Ma c’è anche molto di più. L’elemento che le contraddistingue è la profonda intelligenza di questa giovane donna che, a differenza degli altri parenti, ha compreso l’eccezionalità, la genialità del padre.

Legge le sue lettere anche alle consorelle, gli chiede i suoi libri, gli chiede un “occhiale”, s’informa dei suoi lavori e lo esorta a non bere e a non trascurarsi perché possa meglio lavorare. Infine, anche dal chiuso del convento si occupa di tutte le attività pratiche della famiglia: quando il padre è via per il processo, è lei che vende il vino, la frutta, fa affari, si cura dei lavoranti, è attiva e piena d’iniziativa. Chiede a Galileo di intercedere affinché al convento siano inviati padri spirituali di spessore, vuole degli interlocutori validi in materia di fede e non nasconde il disprezzo per quei preti che sanno solo andare a caccia di lepri e si legano con amicizia un po’ troppo stretta ad alcune monache. Il padre ha con lei un rapporto tipico per quel tempo: il padre inizia a occuparsi dei figli solo quando, e se, questi figli diventano possibili interlocutori. Galileo non si prende cura di lei quando è piccola, preferisce affidarla alla nonna, poi la mette in convento e, quasi ancora bambina, la monaca. Solo quando si accorge della sua intelligenza le cose cambiano radicalmente: quel padre distaccato e indifferente si mette al servizio della figlia nelle piccole cose quotidiane: per lei ripara una finestra e un orologio, le compra lo zucchero per candire i cedri, compie piccoli ma significativi gesti. Quando Virginia muore il cordoglio di Galileo non è di circostanza: la lettera a Elia Deodati è del 23 luglio 1634:

“Qui mi andavo trattenendo assai quietamente con le visite frequenti di un monastero prossimo, dove avevo due figlie monache, da me molto amate ed in particolare la maggiore, donna di esquisito ingegno, singolar bontà et a me affezionatissima. Questa per radunanza di humori melanconici fatta in mia assenza, da lei creduta travagliosa, finalmente in corsa in una travagliosa dissenteria, in sei giorni si morì, essendo di età di trentatré anni, lasciando me in estrema afflizione”.

ENGLISH
Virginia Galileo
The nun of “exquisite mind”

Galileo’s family was a rather complicated one: a difficult mother, Giulia Ammannati from Pescia, and, after the death of his father, Vincenzo, Galileo, the eldest of the sons, found himself having to maintain the household. The mother never gave him a moment’s peace: she even had him spied by a servant in the far city of Padua, and, above all, she constantly hassled him to find adequate dowries for his sisters and take care of his brother, Michelangelo, who was a good musician but a rather inept man. Of course Galileo also added to the family’s woes, further complicating an already convoluted situation: three children out of wedlock, with the ensuing issues relating to their placement. First, he gave custody of his daughters to his mother, but the coexistence immediately proved to be too challenging, so he opted for them to go to monastery, but the girls were still too young, therefore, in the meantime, he sent them to convent. He only recognised his son, Vincenzo, whingey, unfit and always seeking for money.

How did Sister Maria Celeste, born Virginia, the eldest daughter of Galileo, fit into this context? The letters she sent to her father, of which we don’t have the responses, are a faithful image of her spirit. These letters are written in the period preceding and immediately following Galileo’s trial and abjuration. Commentators have unanimously highlighted the feelings of true filial love, the desire to make peace between the father and the brother, the compassionate outlook for her sister, who clearly couldn’t stand the life at the cloister, and all of the good sentiments one can expect from a nun. But there’s much more. The letters’ distinguishing element is the profound intelligence of this young woman, who, conversely from her other relatives, understood the uniqueness, the genius of her father. She reads his letters to her sisters, she asks him for his books and for a “telescope,” she learns about his works and urges him to refrain from drinking and to not neglect himself, so that he can work better. Finally, even from inside the convent, she takes care of all of the family’s practical matters: when her father is away for his trial, she is the one selling the wine and the fruit, she conducts business and takes care of the workers and she is always active and full of initiative. She asked Galileo to intercede so that relevant spiritual fathers will be sent to the convent; she wants individuals who are competent in the matter of faith and doesn’t conceal her despise for those priests who are only capable of hunting hares and who become a bit too friendly with some nuns. The two share a typical father-daughter relationship for those times: a father began to take care of his children if and when they became potential speakers. Galileo doesn’t take care of her when she’s very little and prefers to give her in custody to her grandmother, he then sent her to convent and, finally, still as a child, had her undergo monasticism. Only when he became aware of her intelligence did things radically change: the once detached and indifferent father made himself available to his daughter for small daily tasks. For her, he fixed a window and a clock, he bought her sugar so she could candy cedars, and he carried out small yet significant gestures. When Virginia dies, Galileo’s grief isn’t’ circumstantial: the letter to Elia Deodati dated July 23rd 1634:

“Here I was leading a very quite life, with frequent visits to the Monastery nearby, where I had two beloved daughters who were nuns. In particular, the older one was an exquisitely intelligent woman, very good and affectionate. Because of the melancholy induced by my absence, which she considered a travail, she incurred in a dangerous dysentery and died in the space of three days, at thirty-three years of age, leaving me in a state of extreme affliction”.

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