AL CINEMA ODEON IL FILM “BAUMAN: IN THE SAME BOAT” ALLA PRESENZA DEL REGISTA RUDY GNUTTI L'atteso documentario in cui alcuni degli intellettuali e filosofi più importanti del mondo si confrontano sul tema cruciale di cosa significa e cosa comporta l'avvento della robotica, con la fine del lavoro e le conseguenze già allarmanti sulla distribuzione della ricchezza. Con l'ultima intervista filmata al grande sociologo polacco Bauman.

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Domenica 24 Febbraio (ore 20.30) un importante evento speciale al Cinema Odeon di Firenze, che presenta la prima del film IN THE SAME BOAT (versione originale con sottotitoli in italiano), alla presenza del regista Rudy Gnutti, del filosofo Giovanni Mari (autore del libro “Lavoro 4.0”) e di Paolo Brunori (economista, esperto di disuguaglianze).

IN THE SAME BOAT è un film documentario in cui alcuni tra i più autorevoli intellettuali e filosofi internazionali, Zygmunt Bauman, Serge Latouche, Pepe Mujica, e anche Tony Atkinson (il maggior esperto al mondo di diseguaglianze), Erik Brynjolfsson (esperto di economia digitale), Mariana Mazzucato (esperta di innovazione e valore pubblico), e altri si interrogano sulle grandi trasformazioni (globalizzazione, progresso tecnico, avvento della robotica, immigrazione) in atto nelle economie avanzate e sull’impatto che tali trasformazioni potranno avere sul mercato del lavoro, sulla distribuzione del reddito e sui sistemi di sicurezza sociale.

IN THE SAME racconta di come l’umanità, per la prima volta nella storia, ha adottato un unico modello di quello che ritiene sia lo Sviluppo, un unico sistema per raggiungere quella che ritiene la Felicità. L’Umanità oggi viaggia su una stessa barca, per l’appunto – ma sta attraversando una fase critica e le risposte che darà ad alcune domande fondamentali la porteranno ad un cambiamento radicale. Le nuove tecnologie potrebbero essere la chiave per vivere in un mondo migliore e più giusto? Ma se non ridirigiamo il timone di questo vascello, il futuro potrebbe essere molto minaccioso…

E poi c’è un’altra questione fondamentale, come sostiene Zygmunt Bauman (il film contiene la sua ultima intervista filmata), da tenere a conto: se anche a livello mondiale riuscissimo a riorganizzarci e a far sì che le nostre vite non ruotino tutte attorno alla produzione, se riuscissimo insomma a rallentare il motore della nostra barca, poi… che cosa faremo? Saremo in grado di stare senza fare niente? Le risposte e i punti di vista qui si dividono. Da un lato c’è chi pensa che stabilire un salario universale minimo garantito e avere più tempo libero, rallenterebbe l’economia, salverebbe il pianeta dall’autodistruzione e ci consentirebbe di esprimerci al meglio come essere umani. Dall’altra chi invece crede – come Pepe Mujica – che senza prima un cambiamento culturale, educativo e personale trovare una nuova rotta sarà veramente complicato.

Il nostro è un mondo che vive di enormi paradossi. Siamo capaci di costruire ed ammassare enormi ricchezze, ma non sappiamo ridistribuirle al maggior numero di persone possibile. Eppure siamo all’alba di un nuovo mondo, un mondo dove mancherà il lavoro, un mondo che, se non saremo stati noi a rendere meno disuguale, segnerà sempre più profondi confini tra chi ha e chi non ha. Siamo di fronte ad una opportunità unica. Possiamo cambiare rotta. Sarebbe un bene per tutti. In fondo siamo sulla stessa barca.

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