Margherita Datini Una delle poche voci femminili che ci è giunta da quell’epoca

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Uno degli epistolari più interessanti del Medioevo è quello fra un ricco mercante di Prato, Francesco di Marco Datini e sua moglie Margherita; importantissime sono le lettere di quest’ultima, una delle poche voci femminili che ci è giunta da quell’epoca.

Francesco di Marco Datini non sembrava essere nato sotto una buona stella, la sua era una famiglia modesta: il padre taverniere e la madre Vermiglia morirono durante la tremenda epidemia di peste del 1348. Nonostante ciò, Datini trovò subito la sua strada: la mercatura. Probabilmente verso i diciassette anni, con il ricavato della vendita di un piccolo podere ereditato dal padre, partì per Avignone, dove allora aveva sede la Curia papale e dove si dirigevano molti mercanti con la speranza di fare fortuna. E la fortuna arrivò. Francesco aveva avuto numerose amanti e anche figli illegittimi, tutti morti in tenera età, era l’ora di sposarsi. Anche questa volta, un affare che all’inizio sembrava una perdita, divenne forse il migliore della sua vita. Margherita Bandini aveva circa venticinque anni meno di lui e una storia tragica alle spalle. Era nata nel 1358 o nel 1360 da Domenico e Lionora Gherardini, il padre era stato condannato a morte e giustiziato a Firenze per aver preso parte a una congiura politica. Rifugiatasi in Provenza, qui conobbe Francesco Datini e nel 1376, il giorno di Carnevale si sposarono con grande sfarzo e trascorsero i primi tempi del loro matrimonio ad Avignone. Di questi anni abbiamo poche notizie, ma quando tornano a Prato fra i due iniziò un carteggio che proseguirà per tutta la vita di Francesco. Margherita non ottemperò a quello che allora era il compito fondamentale di una brava moglie, non gli dette figli che potessero ereditare le sue redditizie attività. Fu questo il motivo per cui Francesco non amava vivere con lei e si allontanava spesso? Non è dato saperlo, è certo invece che, a parte il grave dolore per la mancanza di figli, sotto altri aspetti mai scelta fu più felice: Margherita si dimostrò con il tempo il suo migliore collaboratore e amministratore. Analfabeta come quasi tutte le ragazze dell’epoca, con grande sforzo e intelligenza imparò a leggere e scrivere quando aveva circa quarant’anni, le sue lettere erano dettate a scrivani ma questo non ne limitò né la spontaneità né la sincerità. E Margherita? Era una moglie remissiva, che cerca di eseguire gli ordini del suo “capo” al meglio, e questo nell’atteggiamento è tipico di una donna della sua epoca e della sua età. È una moglie, non una schiava, e spesso rivendica la sua dignità quando le sembra che il marito superi il limite; gli dà consigli per un diverso modo di vivere, riflettendo sul mondo e sull’esistenza, lo invita a lavorare meno e a concedersi più riposo limitando i sacrifici personali. A Prato, Margherita era a capo di una vera e propria azienda, soprintendeva acutamente alla direzione della casa, al personale di servizio, a tutte le attività che vi si svolgevano; una casa lussuosa, ricca di oggetti d’arte, dove si ricevevano splendidamente personaggi di fama internazionale, come Papa Alessandro V e il Re di Napoli Luigi II d’Angiò.

Sensibile, attenta, riflessiva, questa donna del XIV secolo, ancora ci parla e dipinge un quadro vivo della sua vita, dando voce a tante donne comuni che una voce non l’hanno mai avuta.

ENGLISH
MARGHERITA DATINI

One of the most interesting epistolaries from the Middle Ages is the one between a rich merchant from Prato, Francesco di Marco Datini and his wife Margherita; the letters from the latter are very important, as she is one of the few female voices recorded from that time. Francesco di Marco Datini did not seem to be born under a lucky star, he came from a modest family: his father, an innkeeper, and his mother Vermiglia died in the terrible plague epidemic of 1348. Despite this, Datini immediately found his way: commerce. At about seventeen years of age, with the profits from the sale of a small farm inherited from his father, he departed to Avignon, where the Papal curia was based and where many merchants travelled in hope of making a fortune. And fortune did come. Francesco had had several lovers and even illegitimate children, who all died at a tender age, and it was now time for him to settle down and find a wife. Once again, a deal that initially seemed to be a loss, turned out to probably be the best of his life. Margherita Bandini was about twenty-five years younger than him, with a tragic story in her past. She was born in 1358 or 1360 from Domenico and Lionora Gherardini, her father was sentenced to death and executed in Florence for taking part in a political conspiracy. She found shelter in Provence, where she met Francesco Datini, and in 1376, on the day of the Carnival, they got married with princely pomp and passed their first period as newlyweds in Avignon. We know very little of those years, but after making return to Prato the two began an exchange of letters that will continue for Francesco’s entire life. Margherita did not comply with what was considered to be the fundamental duty of a good wife; she did not give him children that could inherit his profiting businesses. Was it for this reason that Francesco did not like to live with her and departed often? We will never know, but was is certain is that, besides the great pain due to the lack of children, under many other profiles, his choice was never more apt: in time, Margherita became his best collaborator and manager. An illiterate, like most women of that time, with great effort and intelligence she learned to read and write at about forty years old; her letters were dictated to scribes, but this did not limit neither their spontaneity nor their sincerity. And Margherita? She was a remissive wife, who tried to best fulfil the orders imparted by her “boss”, an attitude typical of women from her time and of her age. She is a wife, not a slave, and often claimed her dignity when she felt that her husband went too far; she gave advice on a better lifestyle, reflecting on the world and on existence, and invites him to work less and rest more, limiting personal sacrifices. In Prato, Margherita led an actual company, and she acutely supervised the direction of the house, the service staff, and all of the activities that were carried out; a luxurious home, filled with art objects, where internationally renowned personalities were welcomed, such as Pope Alexander V and the King of Naples Louis II of Anjou. Sensitive, careful, thoughtful, this woman of the 14th century still recounts and paints the vivid image of her life, giving voice to many common women who never had the chance to do so.

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