Carlotta Lenzoni De’ Medici

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Carlotta Lenzioni De' Medici

Se i salotti letterari fiorentini del ‘700 erano piuttosto frivoli, nell’Ottocento i letterati fanno il loro ingresso nelle case più importanti. Tra i salotti più importanti figurava quello di Eleonora Rinuccini Corsini, a Firenze e Livorno, che aveva connotazioni più politiche che letterarie. Salotto cosmopolita era quello della Contessa d’Albany sul Lungarno Corsini, al quale apportò indubbia fama Vittorio Alfieri. A Palazzo Buondelmonti si riuniscono intellettuali di ogni genere: fondato nel 1819 e aperto nel 1820 il Vieusseux diventa il centro della cultura toscana, le sue stanze sono frequentate da Tommaseo, Giordani, Rosmini, Niccolini, Bartolini, Champollion, Capponi, Manzoni e Leopardi. Quest’ultimo, a Firenze, si recherà anche nel salotto di Charlotte Bonaparte, di Fanny Targioni Tozzetti e, in modo molto assiduo, in quello di Carlotta Lenzoni de’ Medici. Carlotta era una delle signore più in vista e riceveva gli ospiti il mercoledì sera.

Il letterato Mario Pieri, nei suoi Ricordi descrive vivacemente le serate in casa della Marchesa: piacevoli conversazioni e pranzi appetitosi innaffiati dal vino che proveniva dalle tenute di famiglia. Una società colta, intellettuali fiorentini, italiani e stranieri, che nel medesimo periodo affollavano le sale di Palazzo Buondelmonti dove il ginevrino Gian Pietro Vieusseux aveva aperto il suo salotto culturale, in cui le signore erano certo ammesse, ma non risultavano le protagoniste. Alessandro Manzoni frequentava la casa di Carlotta ma ben più profonda fu l’amicizia della donna con Leopardi con cui ebbe una fitta corrispondenza. Leopardi, schivo e timido, si trovava particolarmente a suo agio nel salotto di Carlotta ed ebbe ottimi rapporti anche con i suoi tre figli. La Marchesa riceveva anche a Pisa, nel palazzo sul Lungarno, dove trascorreva i mesi più rigidi dell’inverno e a Leopardi consigliò una pensione tranquilla, luminosa, a buon prezzo, proprio vicino a lei. Carlotta, mecenate di artisti, poeti, letterati e scienziati, non poté rimanere indifferente di fronte al degrado della casa che era stata di Giovanni Boccaccio, a Certaldo. La comprò, la restaurò e la fece decorare da Pietro Benvenuti, allora direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze e assiduo frequentatore del suo salotto. Nella rivista Museo scientifico, artistico e letterario del 1840 si leggono parole volte a celebrare una donna che seppe ergersi a custode delle nostre memorie e della nostra cultura: “Non vi pare dunque che la marchesa Lenzoni meriti l’ammirazione e la gratitudine universale? Chè, senza di lei, questa casa in procinto di rovinare sarebbe finita o sconciata in diverso modo. E non è punto superstizione il conservare e onorare ciò che una volta appartenne agli uomini celebri; chè, quando anche non fosse di stimolo al bene, valé certamente a sollevare l’animo e consolarci nelle miserie di questa vita”.

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CARLOTTA LENZONI DE’ MEDICI

If the Florentine literary salons of the 18th century were quite frivolous, in the 19th century scholars entered the most influential residences. One of the most important salons of the time was that of Eleonora Rinuccini Corsini, in Florence and in Leghorn, which always featured greater political contexts than literary ones. A more cosmopolitan gathering was that of the Countess of Albany on Lungarno Corsini, made famous by Vittorio Alfieri. Intellectuals of all sorts gathered at Palazzo Buondelmonti: founded in 1819 and opened in 1820, the Vieusseux becomes the heart of Tuscan culture, and its rooms are visited by the likes of Tommaseo, Giordani, Rosmini, Niccolini, Bartolini, Champollion, Capponi, Manzoni and Leopardi. The latter will also visit the Florentine salons hosted by Charlotte Bonaparte, of Fanny Targioni Tozzetti and, quite regularly, that of Carlotta Lenzoni de’ Medici. Carlotta was one of the most highly regarded women and received guests on Wednesday nights. In his Memories, academic Mario Pieri vividly describes the nights at the Marchioness’ home: pleasant conversations and delicious luncheons quaffed with wine that came from the family estates.

A cultured society, made of Florentine, Italian and foreign intellectuals, who also gathered in the halls of Palazzo Buondelmonti, where Genevan Gian Pietro Vieusseux started his cultural parlour, where women were admitted of course, albeit were not the protagonists. Alessandro Manzoni attended the events at the residence of Carlotta, but even deeper was the friendship between the woman and Leopardi, with whom she entertained an intense correspondence. Leopardi, shy and introvert, felt particularly at ease in the salon of Carlotta and maintained excellent relationships even with her three sons. The Marchioness entertained also in Pisa, at the palace on the Lungarno, where she spent the harshest winter months, and recommended to Leopardi to stay at a calm, bright and affordable room and board, right beside her. Carlotta, a friend of many artists, poets, scholars and scientists, could not ignore the deterioration of the residence in Certaldo that was once owned by Giovanni Boccaccio. She purchased it, restored it, and had it decorated by Pietro Benvenuti, who at that time was the director of the Academy of Fine Arts in Florence and often attended her salon. In the magazine Museo scientifico, artistico e letterario from 1840, we read the words aimed at celebrating a woman who knew how to stand up to the position of custodian of our memories and culture: “So, do you not believe that Marchioness Lenzoni deserves universal admiration and gratitude? That, without her, this home on the brink of ruin would have ended up in an indecent state. And it is not for superstition to maintain and honour that what once was of famous men; and, even if it was not for the greater good, it still helped lift our spirits as a consolation for the miseries of this life.”

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