Il realismo del Rinascimento: Gemisto Pletone “la modernità, che sta giungendo alla propria fine, venne concepita all’epoca del Rinascimento. Noi oggi stiamo assistendo alla fine del Rinascimento” (Nikolaj Berdjaev)

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Giorgio Gemisto, detto Pletone (Costantinopoli, 1355 circa – Mistra, 1452), filosofo neoplatonico bizantino, influì sulla riscoperta di Platone nella cultura umanistica del primo Rinascimento italiano e fu portatore di un ideale di unificazione delle diverse religioni. Benozzo Gozzoli, La Cappella dei Magi, dettaglio Pletone, Palazzo Medici-Riccardi, Firenze

A volte ci sono personaggi che restano avvolti nel mistero, uno di loro è Gemisto Pletone, filosofo, che nel 1438 arrivò in Firenze al seguito del Concilio di riunificazione delle Chiese di Oriente e di Occidente. Furono le parole di Gemisto Pletone a indurre Cosimo de’ Medici a fondare l’Accademia platonica fiorentina. L’aristotelico Giorgio da Trebisonda, conosciuto come Trapeziunzio scrisse di Pletone: “Io stesso l’ho ascoltato a Firenze, poiché egli venne al Concilio insieme ai Greci, affermare che il mondo intero, dopo pochi anni, avrebbe aderito ad una sola e identica religione, con un solo animo, una sola mente, un solo insegnamento. E quando io gli chiesi: quella di Cristo o di Maometto?, egli rispose: “Nessuna delle due”. Fui così scandalizzato da tali parole che l’ho sempre odiato e l’ho sempre temuto come una vipera velenosa, e non ho più potuto sopportare di vederlo o di ascoltarlo”. Pletone non voleva propagare il paganesimo o avversare il cristianesimo, ma favorire il bisogno umano di riconnettersi con l’antica cultura, e propagare un rinnovamento spirituale. Quando in città iniziarono i “lavori” del Concilio, la Cristianità era divisa tra Oriente ed Occidente, tra i Cattolici Romani devoti al Papa e gli Ortodossi sudditi dell’Impero Romano d’Oriente.

Le Crociate avevano sfiancato l’Europa, distrutto il mondo musulmano, fatto nascere un’epoca turca e annientato il cristianesimo d’Oriente: era un momento di grande transizione e solo una riunificazione del mondo cristiano poteva mettere fine alle guerre sanguinarie. Il 27 gennaio del 1439 Firenze divenne la testimone della conoscenza millenaria del sapere classico, greco e romano, sotto l’ala protettrice di Papa Eugenio IV, l’Imperatore Romano d’Oriente Giovanni VIII Paleologo e Giuseppe Patriarca di Costantinopoli. Negli affreschi della Cappella dei Magi, Benozzo Gozzoli dipinse il corteo degli ottocento illuminati, pensatori d’Oriente e Occidente, che entravano in città. L’effetto di quella conoscenza aprì un nuovo corso a quella che diverrà l’età moderna e si riflesse in Filippo Brunelleschi e nella costruzione della sua cupola, in Leon Battista Alberti e nella facciata di Santa Maria Novella, in matematici quale Paolo dal Pozzo Toscanelli che non solo fu l’artefice dello gnomone ancora oggi più grande al mondo dentro la cattedrale di Santa Maria del Fiore, ma dette un contributo anche a Cristoforo Colombo al fine di superare il “conosciuto” per incontrare il nuovo mondo: l’America. Da quel momento l’uomo ebbe il coraggio di “rinascere”, di iniziare a comprendere il segreto pitagorico dell’eliocentrismo, che già era stato scritto da Macrobio nel “Commento al Sogno di Scipione”. L’arrivo a Firenze di Gemisto Pletone potrà definirsi “epocale”, e non è casuale se Pletone e il suo sogno rappresentarono per Ezra Pound e Bernard Berenson “una delle fiaccole dell’umanità”.

ENGLISH
The realism of the Renaissance: Gemisto Pletone
“Modernity, which is nearing its end, was conceived during the Renaissance. We are now witnessing the end of the Renaissance.”
(Nikolai Berdyaev)

Some characters remain cloaked in a veil of mystery. Among these is Gemisto Pletone, a philosopher who arrived in Florence in 1438, after the ecumenical Council for the reunification of the Eastern and Western Churches. The words of Gemisto Pletone led Cosimo de’ Medici to start the Platonic Academy of Florence: “I too listened to him in Florence, when he showed up at the Council with the Greeks, affirming that the entire world, after a few years, would follow one, identical religion, with one soul, one mind, one teaching. When I asked him if it would be ‘the one of Christ, or the one of Mohammed’, he replied: ‘None of the two.’ I was so appalled by such words that I always hated him and feared him like a venomous snake, and I was never able to see or hear him again.” Pletone did not intend to spread paganism or move against Christianity, rather he meant to support humanity’s need to reconnect with ancient culture and propagate a spiritual renovation. When the Council’s “work” in the city began, Christianity was split by a schism between East and West, between Roman Catholics devoted to the Pope and the Orthodox subjects of the Eastern Roman Empire. The Crusades tarnished Europe, destroyed the Muslim world, started the Turkish era and annihilated Eastern Christianity: it was a moment of great transition, and only the reunification of the Christian world could put an end to such bloodthirsty wars. On January 27 1439, Florence became the witness of classic, Greek and Roman millenary knowledge, under the protective wing of Pope Eugene IV, John VIII Palaiologos, Emperor of the Eastern Roman Empire, and Joseph II Patriarch of Costantinople.

In the frescoes of the Magi Chapel, Benozzo Gozzoli painted the procession of the eight hundred enlightened, thinkers of the East and of the West, as they enter the city. The effect of such knowledge opened up a new course for what later on became the modern age, which reflected in Filippo Brunelleschi and the construction of his dome, in Leon Battista Alberti and the façade of Santa Maria Novella, in mathematicians as Paolo dal Pozzo Toscanelli, who not only realised the largest gnomon to date, present in the Cathedral of Santa Maria del Fiore, but also aided Christopher Columbus in overcoming the “known” to explore the new world: America. From that moment on, mankind had the courage of being “reborn,” of starting to understand the Pythagorean secret of heliocentrism, which had already been written by Macrobius in the “Commentary on the Dream of Scipio.” The arrival of Gemisto Pletone in Florence can be defined as “epic,” and it is not by chance that Pletone and his dream are referred to by Ezra Pound and Bernard Berenson as “one of the torches of humankind.”

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