Il Museo di Orsanmichele Un tempio dell’ingegno del primo Rinascimento

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Collocato in uno dei più importanti edifici del primo Rinascimento, il Museo di Orsanmichele offre ai visitatori l’opportunità di poter vedere dal vivo le sculture realizzate dai grandi artisti fiorentini del XV e XVI secolo.

Costruito fra il 1337 e 1380, la ricca storia del palazzo stesso è sufficiente ad attirare coloro che nutrono interesse per il rigoglioso passato culturale del centro della città. Originariamente utilizzato come struttura per immagazzinare e distribuire il grano, e talvolta utilizzato come un sistema rudimentale di assistenza sociale per proteggere i cittadini dalle carestie, l’edificio è stato convertito in una chiesa nella metà del XIV secolo. La pietra grossolanamente tagliata nella facciata esterna, la tipica pietraforte di Firenze, è scandita da nicchie in marmo uniformemente distanziate e decorate con raffinate guglie gotiche. Queste sono state progettate per ospitare statue commissionate dalle corporazioni dei mestieri di Firenze, ciascuna delle quali rappresenta il rispettivo santo patrono. Mentre le repliche sono oggi collocate al posto delle opere originali, contribuendo a mantenere l’integrità estetica dell’esterno dell’edificio, le statue originali sono conservate al primo piano della Chiesa, nel Museo.

Entrare nel museo non è per i deboli di cuore. Una volta all’interno del piano terra della chiesa, scarsamente illuminato, si può essere facilmente distratti dalle decorazioni interne risalenti al XIV secolo. Queste includono soffitti vivacemente affrescati e un complesso tabernacolo che ospita la Madonna di Bernardo Daddi, che un tempo si riteneva avesse poteri miracolosi di guarigione per i pellegrini devoti che vi si recavano.

Tuttavia, i visitatori più informati noteranno alcuni gradini che conducono ad un’anonima apertura segnalata solo da una piccola targhetta con scritto “museo”.

Per potervi accedere, i visitatori devono entrare attraverso la stretta porta che conduce ad un’angusta scala a chiocciola che, la prima volta, può sembrare senza fine. Tuttavia, coloro che sono sufficientemente coraggiosi da affrontare la sfida sono ricompensati da alti soffitti con i mattoni a vista che rivelano lo scheletro architettonico dell’edificio e dalla luce che entra dalle monumentali finestre distanziate uniformemente intorno al piano centrale.

La semplicità della galleria del primo piano consente ai visitatori di riporre la loro attenzione sulle statue originali del XIV secolo che sono disposte su una piattaforma leggermente rialzata. Questa non fornisce quasi mai un impedimento alla rara possibilità offerta di vedere le opere a sé stanti a 360°. Permettendo ai visitatori di vedere il retro delle statue, il museo offre uno scorcio sul modus operandi dell’artista, su eventuali interventi di restauro visibili da dietro, e sull’ingegnosità nell’utilizzo di materiali costosi che talvolta è stata sacrificata nelle zone che l’ipotetico pubblico non dovrebbe essere in grado di vedere.

L’allestimento stesso rispecchia il contesto originario delle statue. Ciascuna è posizionata in modo da riflettere la sua collocazione sulla strada sottostante, i cui nomi sono indicati sulla piattaforma dove sono posizionate.

Le statue, completate fra il 1399 e il 1601, invitano i visitatori ad osservare lo sviluppo stilistico nel tempo delle sculture rinascimentali. La Madonna e il bambino seduti, i più antichi del gruppo scolpito da Pietro di Giovanni Tedesco, sono posizionati parallelamente alla tranquilla serenità dell’icona dipinta del piano terra. Mentre si cammina attraverso i secoli la natura competitiva delle Arti si fa evidente nel cambiamento di materiali, decorazioni, e nel coinvolgimento di artisti quali Donatello, Andrea del Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, e infine culmina con Giambologna. Al tempo in cui fu completata l’ultima statua, il San Luca di Giambologna, lo stile è diventato molto più dinamico, talvolta le opere raggiungono le nicchie stesse per coinvolgere il pubblico sulla strada, sebbene alcuni gesti e sguardi le trasportino fuori nello spazio circostante contemporaneo.

Il secondo piano del museo conserva le statue minori che decorano l’esterno e che sono state lì spostate per prevenire ulteriori erosioni. Probabilmente la peculiarità più rilevante è la vista panoramica che offre ai visitatori una prospettiva unica della città di Firenze, dei suoi principali monumenti, e delle colline toscane circostanti.

Un breve pannello introduttivo, scritto in lingua inglese e italiana, è utilizzato per fornire ai visitatori una panoramica della storia dell’edificio e delle statue. Tuttavia, schede informative aggiuntive con ulteriori dettagli sulle sculture devono ancora essere tradotte per il pubblico internazionale.

Orsanmichele offre ai visitatori la possibilità di conoscere secoli di storia fiorentina e maestria artistica da una prospettiva intima. Sebbene l’orario di apertura e il faticoso ingresso possono scoraggiare alcuni visitatori, l’ingresso gratuito e i tesori collocati all’interno offrono un grande incentivo per coloro che sono pronti ad accettare la sfida.

Orario di apertura

Lunedì: 10:00 – 16:50

Sabato: 10:00 – 12:30

Orsanmichele Museum

A Temple of Early Renaissance Ingenuity

Housed in one of Florence’s most noteworthy Early Renaissance buildings, the Museum of Orsanmichele allows visitors the chance to have an intimate view of sculptures realized by the city’s legendary 15th and 16th century artists.

Constructed between 1337 and 1380, the colorful history of the building itself is enough to attract those with an affinity for the rich cultural past of the city center. Originally acting as a facility to store and distribute gain, and at times used as a rudimentary welfare system to protect citizens against famine, the building was converted to a church by the mid 14th century. The roughly-hewn stone of the exterior façade, Florence’s emblematic pietraforte, is punctuated by evenly spaced marble niches decorated with delicate gothic spires. These were designed to hold statues commissioned by Florence’s mercantile guilds, each representing their respective patron saints. While replicas now hold the place of the original works, helping to maintain the aesthetic integrity of the building’s exterior, the originals are conserved on the first floor of the church’s museum.

Entering the museum is not for the faint of heart. Once inside the dimly lit ground floor of the church one can easily be distracted by sumptuous 14th century interior decorations. These include colorfully frescoed ceilings and an intricate tabernacle enclosing Bernardo Daddi’s Madonna that was once believed to have miraculous powers of healing for devout pilgrims flocking to the site. However, informed visitors will notice a short set of stairs leading to a nondescript opening marked only by a small sign indicating ‘museum’.

To gain access visitors must enter through the narrow doorway which leads to a tightly wound spiral staircase that, to first time patrons, may seem never-ending. However, those brave enough to confront the challenge are rewarded with the high exposed brick ceilings revealing the building’s architectural skeleton and light streaming from the enormous windows evenly spaced around the central floorplan.

The simplicity of the first-floor gallery allows visitors to focus their attention on the 14 original statues that are displayed on a slightly raised platform. This provides hardly any obstruction to the rare 360-degree view of the free-standing works. By allowing visitors to see behind the statues the museum offers glimpses into the artist’s process, occasional restoration efforts visible from behind, and the ingenuity of the use of costly materials which at times was sacrificed in areas that the intended audience would not be able to see.

The display itself mirrors the original context of the statues. Each is positioned to reflect its placement on the street below, the names of which are indicated on the platforms where they are positioned. The statues, which were completed between 1399 and 1601, invite visitors to observe the chronological stylistic development of Renaissance sculptures. The seated Madonna and child, the earliest of the group which was sculpted by Pietro di Giovanni Tedesco, parallels the tranquil serenity of the painted icon of the ground floor. While walking through the centuries the competitive nature of the guilds is apparent in variation of material, adornments, and the employment of artists such as Donatello, Andrea del Verrocchio, Lorenzo Ghiberti, and finally culminating with Giambologna. By the time that the last statue was completed, Giambologna’s St. Luke, the style has become much more dynamic, at times they reach out of the niches themselves to engage the audience on the street though a series of gestures and gazes that transport them into the surrounding contemporary space.

The museum’s second floor holds the minor statues that decorated the exterior which have been moved prevent further erosion. Arguably the most notable feature is the panoramic view that allows visitors a unique perspective of the city of Florence, its major monuments, and the surrounding Tuscan hills.

A brief introductory panel, written in English and Italian, is employed to give visitors an overview of the history of the building and statues. However, the additional information cards providing further details about the sculptures have yet to be translated for international visitors.

Orsanmichele offers visitors a chance to confront centuries of Florentine history and craftsmanship from an intimate perspective. While the opening hours and arduous entrance may deter some visitors, the free admission and treasures housed within offer ample incentive for those up for the challenge!

Opening Hours:

Monday: 10:00 – 16:50

Saturday: 10:00 – 12:30

 

Progetto a cura di Marie-Claire Desjardin (M.A. Museum Studies, MARIST College – Istituto Lorenzo de’ Medici) e Camilla Torracchi (Università di Firenze, Dipartimento SAGAS)

Translated by Camilla Torracchi (Università di Firenze)

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