LETIZIA RAMOLINO

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La donna che forse più di ogni altra ebbe influenza su Napoleone fu Letizia Ramolino, la madre. Letizia era nata ad Ajaccio nel 1750, talmente bella da essere soprannominata la meravigliosa. A quattordici anni sposò Carlo Buonaparte, di lontane origini toscane; di buona famiglia, ma privo di mezzi, Carlo era bellissimo, affascinante e intelligente, ma anche spericolato. Anche nei momenti di maggior gloria, Letizia era solita affermare: “Chi sa se io non sarò poi obbligata a dar del pane a tutti questi re?”. Cosa che puntualmente si avverò. Carlo era un partigiano di Pasquale Paoli, il patriota dell’indipendenza della Corsica, e quando Paoli fu sconfitto, tutta la famiglia e la stessa Letizia che allora era incinta di Napoleone, fu costretta a una fuga precipitosa. Il marito Carlo si era avvicinato ai francesi e nel 1778 era stato inviato presso la corte di Luigi XVI; tornò così entusiasta della Francia e della monarchia da abbandonare le sue idee rivoluzionare e da cambiare il suo cognome troppo italiano in Bonaparte, molto più francese. Morì a Montpelier nel 1785 per un tumore allo stomaco e fu sepolto ad Ajaccio. La vita della famiglia divenne difficile e le ristrettezze economiche assai più gravi, si trasferirono a Tolone, poi a Marsiglia, infine a Parigi. Secondo voci maligne, prima della morte del marito, Letizia avrebbe avuto una relazione con Marbeuf, il governatore dell’isola, e si vociferò addirittura che questi fosse il vero padre di Napoleone, come sussurrava anche Giuseppina Beauharnais, sempre in conflitto con la suocera. Napoleone non poteva essere figlio di Marbeuf perché costui era giunto in Corsica solo tre mesi prima della sua nascita. Fra Letizia e Giuseppina ci furono sempre forti incomprensioni: Letizia, donna moderna, attiva, coraggiosa e intraprendente, ma anche severa, tirchia, poco incline alle frivolezze; Giuseppina, invece, era capricciosa, incostante, affascinante e con le mani bucate. Nel famoso quadro di David in cui si descrive l’incoronazione di Napoleone e Giuseppina, viene rappresentata anche Letizia, ma è un clamoroso falso storico, poiché Letizia non partecipò all’evento, anzi osteggiò vivamente l’incoronazione della Beuharnais, atteggiamento condiviso dal resto della famiglia. Letizia visse ritirata e accumulò un notevole patrimonio, cosa che le interessava assai più che vivere nel lusso e ricoprirsi di gioielli, prevedendo che quella ventata di gloria non sarebbe durata per sempre. Si rifiutava di parlare francese e si espresse sempre in italiano; poco sappiamo della sua cultura ma le sue lettere mostrano una sicura padronanza della grammatica italiana, capacità di sintesi e grande chiarezza. Cacciata dalla Francia, andò a vivere a Roma con il fratellastro stabilendosì a Palazzo Falconieri in via Giulia e, poi, a Palazzo Rinuccini. Usciva poco e si occupava della sua dispersa famiglia, soprattutto di Napoleone che raggiunse nell’esilio dell’Elba e che avrebbe voluto seguire anche a Sant’Elena, ma le fu negato. Anche molto anziana, inviava suppliche a tutti coloro che tenevano nelle mani la sorte del figlio Napoleone e non perse mai la sua dignità né quell’asprezza di indole che ne avevano caratterizzato la vita. Nel 1834 le fu comunicato che avrebbe potuto tornare in Francia, ma da sola, senza nessuno dei suoi figli. Questa fu la sua risposta: “Che cosa potrei trovare in Francia, se non l’avvelenata ingiustizia dei potenti che non possono perdonare alla mia famiglia la gloria che si è conquistata? Mai mi separerò dalla sorte dei miei figli”. Morì due anni dopo.

English
LETIZIA RAMOLINO

The woman that had the greatest influence on Napoleon, perhaps more than anyone else, was his mother, Letizia Ramolino. Letizia, a woman of outstanding beauty, was born in Ajaccio in 1750. At fourteen years of age, she married Carlo Buonaparte, a man of remote Tuscan origin; born from a good family, but devoid of resources, Carlo was handsome, charming, intelligent, but also reckless. Even during her moments of greatest glory, Letizia said: “Who knows whether all these kings won’t some day come to me begging for bread?” A prophecy that, indeed, came true. Carlo was a partisan of Pasquale Paoli, the patriot who fought for the independence of Corsica, and when Paoli was defeated, all of his family was forced to a hasty escape, including Letizia, who at the time was pregnant with her son, Napoleon. Carlo, got close with the French and, in 1778, he was invited at the court of Louis XVI; she returned so enthused of France and of its monarchy that she abandoned her revolutionary ideals and changed her too-Italian surname to Bonaparte, which sounded much more French. He died in Montpelier in 1785 due to a stomach tumour, and was buried in Ajaccio. The family’s life became harsh and the financial straits much more severe, so they moved first to Toulon, then to Marseille, and finally to Paris. According to malicious hearsay, prior to the death of her husband, Letizia supposedly had an affair with Marbeuf, the island’s governor. It was even rumoured that he was the true father of Napoleon, as was whispered even by Joséphine de Beauharnais, who was in constant conflict with her mother-in-law. Napoleon, however, couldn’t be the son of Marbeuf, since he had arrived to Corsica just three months prior to his birth. Letizia and Joséphine were always in strong disagreement: Letizia, a modern, active, courageous and resourceful woman, but also strict, frugal, with little inclination to frivolousness; and Joséphine, who was whimsical, volatile, glamorous and with holes in her pockets. Letizia is even portrayed in the famous painting by David, depicting the coronation of Napoleon and Joséphine, although this is a clear historical fabrication, since Letizia did not take part in the event, and actually strongly opposed the crowning of the de Beauharnais; an attitude shared by the rest of the family, too. Letizia lived withdrawn and accumulated notable wealth, something that interested her much more than living in luxury and covered with jewels, foreseeing how such whiff of glory would not last forever. She refused to speak French and always expressed herself in Italian; we know little of her culture, but her letters denote a clear mastery of Italian grammar, capacity of being concise and great clarity. She was expelled from France, and went to live in Rome with her stepbrother, where she resided in Palazzo Falconieri, in Via Giulia, and then in Palazzo Rinuccini. She didn’t leave the house much and took care of her scattered family, especially of Napoleon, who she reached in exile on Elba Island and wanted to follow even on Sant’Elena but was denied to. Even at an elderly age, she sent pleas to all those with power over the fate of her son Napoleon, and never lost neither her dignity nor that harsh spirit that characterized her life. In 1834, she was allowed to return to France, albeit on her own, without any of her children. And this was her response: “What may I find in France, if not the corrupt injustice of those powerful individuals who cannot pardon my family the glory it has conquered? Never will I separate myself from the fate of my children.” She died two years later.

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