Annie Vivanti L’amore per Giosuè Carducci e il successo editoriale

0

Annie nasce in una famiglia che le offre quanto di meglio in fatto di cultura. Il padre era Anselmo Vivanti, amico di Mazzini, che in Svizzera aveva conosciuto e sposato Anna Lindau, sorella di Paul e Rudolph Lindau, noti intellettuali tedeschi. La figlia Annie a soli ventiquattro anni scrive il suo primo e unico libro di poesie e, decisa com’è a raggiungere il successo, lo presenta a quello che era allora il maggiore editore italiano, Treves, il quale non deve averlo trovato eccelso. La ragazza, però, non è tipo da darsi per vinta e segue il consiglio dell’editore che, quasi per gioco, aveva promesso la pubblicazione solo con una prefazione di Giosuè Carducci, probabilmente convinto dell’impossibilità della cosa. Era noto che Carducci detestasse le donne che si davano l’aria di poetesse, ma Annie era intraprendente e affascinante e così nel 1890 si presentò a casa del Vate nazionale, allora più illustre di D’Annunzio, per chiedere la famosa prefazione.

Per il Poeta fu forse un colpo di fulmine, fatto sta che, contrariamente ad ogni previsione, Carducci accetta di leggere il manoscritto e poi le invia una lettera, che suona così: “Signorina nel mio codice poetico c’è questo articolo: – Ai preti e alle donne è vietato far versi. – Per i preti no, ma per lei l’ho abrogato. La sua poesia, Signorina, è ciò che è…ma poesia è; quale dee quasi fatalmente prorompere da un temperamento di femmina lirico (caso rarissimo). Io so e Le dico che molte volte mi rapisce. E le bacio la mano”. Sarà questa la famosa prefazione e il successo verrà. Per la poesia non ha basi formali che la sorreggano, in alcuni romanzi si perde e poi, per quanto lo conosca bene, l’italiano non è la sua prima lingua, ma il successo sarà comunque immediato e clamoroso, anche dopo l’addio a Carducci che avverrà senza traumi nella consapevolezza che per la differenza d’età, di stile di vita e, non ultimo, di sentimenti, non poteva che essere così. Il Poeta rimarrà sempre affettuosamente al suo fianco, anche dopo che la Vivanti si sposerà e avrà una figlia. Annie sposa John Chartres, un irlandese, e diverrà un’accesa sostenitrice dell’indipendenza irlandese e poi del nazionalismo italiano guadagnandosi l’amicizia di Benito Mussolini per il quale scriverà articoli sul “Popolo d’Italia” e che avrà una notevole importanza nell’ultima travagliata parte della sua vita. Il successo dei suoi romanzi è talmente clamoroso che farà la fortuna di Mondadori alcuni anni prima di D’Annunzio: l’ambiente ricercato, la vita di lusso, i personaggi femminili che non mancano di una loro indipendente modernità e non ultimo il contenuto per l’epoca piuttosto osé, oltre a un notevole senso dell’umorismo caratterizzano il suo stile e non mancano temi precursori dei tempi come la denuncia degli stupri dei soldati tedeschi sulle donne belghe in “Vae victis”.

Dopo il matrimonio si trasferisce in America con il marito e a un certo momento i due si trovano fortemente a corto di denaro e si separano; la Vivanti si fidanza con un giovane ebreo, Sidney Salomon, di buona famiglia e di ottima rendita, ovviamente la famiglia di lui si oppone e minaccia di tagliargli i fondi. Annie è sul punto di portarlo in tribunale per rottura di promessa matrimoniale quando il giovane si uccide; al di là della tragedia personale c’è chi solleva il dubbio che la trama sia stata ordita dalla stessa Annie, insieme al marito, nella speranza di rimpinguare le loro sostanze dissestate, sicuri come erano che la famiglia di lui mai avrebbe acconsentito al matrimonio. Annie ebbe dal marito l’unica figlia, Vivien, che ben presto rivelò il suo genio per la musica; per un certo periodo trascurò la letteratura per dedicarsi interamente alla carriera di enfant prodige della figlia, seguendola e forse anche forzandola, nei suoi studi e nei suoi concerti. Su questa esperienza Annie costruirà una delle sue opere maggiori “I divoratori”, la storia di una madre scrittrice a cui la figlia prodigio divora la vita, ma nella realtà chi ebbe a pagare lo scotto più alto fu Vivien, che si suicidò nel 1941.

English
Annie Vivanti
Her love for Giosuè Carducci and her editorial success

Annie was born into a family that provided her with the very best in terms of culture. Her father was Anselmo Vivanti, a friend of Mazzini. He met his wife Anna Lindau in Switzerland, the sister of Paul and Rudolph Lindau, two renowned German intellectuals. At just twenty-four years old, Annie wrote her first – and only – poetry book. Driven by her strong will to succeed, she presented it to the main Italian editor at the time, Treves, who was unimpressed by it. However, Annie was not a quitter, and she chose to follow the editor’s provocative advice, who promised her he would publish it only with a preface written by Giosuè Carducci; probably convinced of the unlikelihood of the event.

It was a known fact that Carducci despised women that flaunted themselves as poets, but Annie was resourceful and charming, so in 1890 she showed up at the doorstep of the national poet – who at the time was even more illustrious than D’Annunzio – to ask for the preface. Carducci was probably struck by love at first sight, and, in fact, against all odds, accepted to read her manuscript and then sent her the following letter: “Madam, my poetic code states: – Priests and women are not allowed to write verses. – For priests I make no exception, but for you I have repealed it. Your poetry, Miss, is what it is… albeit it is poetry, which must almost fatally surge from a woman’s lyric temperament (a very rare case). I know, and I tell you, that you captivated me many times. And I kiss your hand.” This will turn out to be the famed preface, to which success will follow. She lacked the formal bases of poetry as support, lost herself in several novels, and, moreover, albeit fluent, Italian was not her first language, however, resounding success was just behind the corner, even after she bid farewell to Carducci, which occurred devoid of traumas and entirely aware that due to the difference in age, lifestyle and, not least, feelings, it could not be otherwise. The poet will always remain affectionately by her side, even after Vivanti will wed and have a daughter with John Chartres, an Irish man. Annie will become a strong backer of Irish independence and, later on, of Italian nationalism, which will earn her the friendship of Benito Mussolini, for whom she will write articles for the “Popolo d’Italia”, and who will have a considerable role during the final, troubled years of her life.

The success of her novels is so uproarious that it will end up bolstering the fortunes of Mondadori a few years ahead of D’Annunzio: the refined ambience, the luxury lifestyle, female characters marked by an independent modernity and, not least, content that was quite risqué for the time, as well as a great sense of humour characterized by her style that includes precursors of the times, such as the denunciation of the rapes by German soldiers on Belgian women in “Vae victis.” After her wedding, she moved to America with her husband, however, a while later, the two ended up with a striking shortage of money and decided to get separated: Vivanti got engaged to a young Jew, Sidney Salomon, who came from a good family and had an excellent income, although his family did not approve of the engagement and threatened to cut his funds. Annie was on the brink of bringing him to court for breaking his nuptial promise, when the young man commits suicide; besides the personal tragedy, some doubt remains on whether it was all planned by Annie, together with her husband, in the hopes of replenishing their dismayed riches, certain that his family would have never allowed the wedding to take place. Annie had her only daughter from her husband, Vivien, who revealed her musical genius very early; for some time, Annie neglected literature to fully dedicate herself to the career of her enfant prodige, following her – at times even forcing her – in her studies and at her concerts. On this experience, Annie realized one of her main works, “I divoratori,” the story of a mother, a writer, who’s life is sucked away by her child prodigy. However, it was Vivien who paid the highest price by killing herself in 1941.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.