Il Bloomsbury Group fiorentino

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Crediti fotografici: Associazione Culturale Il Palmerino (Email: associazione@palmerino.it)

Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune, cioè alla cultura. Frase storica di Gustavo Zagrebelsky, da ricordare, perché quando si cerca di comprendere i tempi in cui viviamo lo possiamo fare solo con la conoscenza, la cultura e la condivisione innovativa dell’arte e della società; dovremmo essere in grado di costruire ponti di coniugazione tra il passato e il futuro. In Inghilterra tra l’epoca vittoriana e quella che chiamiamo “moderna” vi fu il Bloomsbury Group.

I Bloomsberries (ironicamente le bacche in fiore), così erano chiamati i suoi appartenenti, erano persone profondamente pacifiste che auspicavano la liberazione da molte inibizioni sociali e tabù sessuali come l’omosessualità, convinti che solo l’apertura mentale e la cultura intellettuale potessero evolvere la società da un’educazione bigotta e restrittiva come era quella vittoriana. Si era formato un gruppo molto raffinato i cui componenti erano attivi in campo artistico e letterario senza tralasciare le scienze sociali e l’economica, quest’ultima animata da due dei fondatori del gruppo; John Maynard Keynes il futuro padre della macroeconomia e uno dei più influenti economisti del XX secolo, e Leonard Woolf, editore, giornalista e teorico politico. Grazie alla moglie di Leonard, Virginia Woolf, alla comunità anglo/americana stabilitasi a Firenze e alla scrittrice Violet Page, anche la città toscana ebbe il suo Bloomsbury Group. Violet Page, sensibile, eclettica e versatile, dovette ricorrere allo pseudonimo maschile di Vernon Lee per essere riconosciuta e accettata nell’ambito culturale internazionale. Idealista, pacifista, sostenitrice dell’emancipazione femminile, Violet Page scrisse così più di quaranta libri, tra saggi, narrativa e favole toscane. La sua villa a Maiano, il “Palmerino”, fu scenario privilegiato per lo scambio culturale fiorentino a cavallo tra Otto e Novecento. Anni durante i quali Telemaco Signorini, pittore macchiaiolo e raffinatissimo intellettuale, e John Singer Sargent, Henry James e Enrico Nencioni ebbero spesso modo di incontrarsi.

Il Palmerino divenne luogo d’incontro non solo per intellettuali e scrittori inglesi in visita a Firenze, ma anche per tutti coloro che facevano parte della società anglo-fiorentina residente in città in quel periodo. Vernon Lee così descrive l’Europa: “Gli inglesi sono coscienziosi, ma troppo impegnati negli affari, i francesi sono intelligenti, ma vanitosi e sciovinisti, i tedeschi sono dotti, ma vivono in un contesto infelice. Gli italiani non sono sopraffatti da interessi materiali, non sono vanitosi e vivono in un paesaggio straordinario eppure sono spesso ignoranti, distratti e sovente inconsapevoli dei tesori di cui sono circondati: per questo vengono bersagliati dalle critiche degli stranieri. La bellezza è indispensabile alla civiltà, un’opinione pubblica povera di “coltura estetica” non può comprendere né sostenere il genio che la natura continua a produrre. L’arte è un essere vivente, e giunta alla maturità, invecchia, rovina, e nessuno ci può rimediare. Opere cattive ce ne saranno sempre, ed in copia ognora crescente, perché il meccanismo dell’arte diventa facile in proporzione della sua decadenza. La maggioranza amerà sempre le cattive opere, e se ne produrranno sempre per essa; ma dappertutto vi è una minoranza che sopporta il cattivo soltanto per mancanza del buono, che non può amare l’arte cattiva, ma che non conosce la buona, ed è questa minoranza che trae profitto dalla coltura estetica, gente nata non per lottare colla corruzione, ma per godere della ricca eredità dei grandi secoli dell’arte. Questa è la classe che richiede una coltura estetica, e questa è la classe dal cui numero deve argomentarsi lo stato estetico di un popolo. Essa è tuttora assai limitata in ogni paese, ma in Italia esiste appena”. Villa Il Palmerino è ancora oggi intrisa della presenza di Vernon Lee, rappresenta il ponte che il Bloomsbury Group fiorentino ha creato con la società internazionale che ha soggiornato e ancora oggi risiede a Firenze.


English
The Bloomsbury Group in Florence

Self-contained ideas wither and stifle. Only if they travel and coalesce do they live, feeding off each other and contributing to the community, and thus to culture. A famous saying by Gustavo Zagreblsky, which we must recall, since to understand current times we must do so through knowledge, culture and the innovative sharing of art and society; we should be able to build bridges linking the past and the future. In England, between the Victorian era and the one we call “modern,” was the Bloomsbury Group.

The Bloomsberries (ironically, the flowering berries), as its members were known, were profound pacifists who yearned freedom from many social inhibitions and sexual taboos, such as homosexuality, convinced that only open mindedness and intellectual culture could evolve society from bigot and restrictive education, such as the Victorian one. A very refined team had formed, with active members in the arts and literary fields, and also social sciences and economy; the latter was guided by two of the group’s founders: John Maynard Keynes, the future father of macro economy and one of the most influent economists of the 20th century, and Leonard Woolf, editor, journalist and political theoretician. Thanks to Leonard’s wife, Virginia Woolf, to the Anglo-American community that had established itself in Florence, and to writer Violet Page, the Tuscan city had its own Bloomsbury Group. Violet Page, sensitive, eclectic and versatile, had to resort to the male pseudonym of Vernon Lee to be recognised and accepted by the international cultural sphere. Idealist, pacifist, supporter of female emancipation, Violet Page wrote more than forty books, among essays, narratives and Tuscan short stories. Her villa in Maiano, the “Palmerino,” was the privileged setting for the Florentine cultural exchange between the 19th and 20th centuries.

In those years, Telemaco Signorini, a painter of the Macchiaioli and refined intellectual, and John Singer Sargent, Henry James and Enrico Nencioni often met. The Palmerino became the meeting point not just for English intellectuals and writers visiting Florence, but also the members of the Anglo-Florentine society that resided in the city at the time. Vernon Lee described Europe as follows: “The English are conscientious, but to busy with business, the French are intelligent, but conceited and chauvinists, the Germans are educated, but live in an unhappy context. The Italians are not overwhelmed by materialistic interests, they are not vain, and they live in an extraordinary setting, yet they are often ignorant, distracted and much unaware of the treasures that surround them: hence they are targeted by foreign criticism. Beauty is necessary for civility, a public opinion lacking in “aesthetic culture” cannot understand nor sustain the genius that nature continues to produce. Art is a living being, and once it reaches maturity, it ages and gets ruined, and no one can remedy this. There will always be bad artworks, and increasingly so, because the mechanism of art becomes easy in proportion to its decadence. The majority will always love bad works, and more of them will be produced due to this; but everywhere there is a minority that bears the bad only for lack of the good, who isn’t capable of loving bad art, but does not know good art, and it’s this minority that profits from aesthetic culture, people born not to fight against corruption, but to enjoy the rich heritage of the great centuries of the arts. This is the class that requires an aesthetic culture, and this is the class that must define the aesthetic state of a population. It is still very limited in every country, but in Italy it barely exists.” Villa Il Palmerino is still imbued with the presence of Vernon Lee, and represents the bridge that Florence’s Bloomsbury Group created with the international society that lived – and still lives – in this city.

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