Il “reale” Giardino di Boboli a Firenze Arte e natura in un dialogo senza tempo

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Disegno realizzato dall'architetto fiorentino Andrea Ponsi. Andrea Ponsi is an architect, designer and painter residing in Florence. His architecture is based around finding harmony with the surrounding landscape. He also designs his own products and furniture. He has authored several books on drawing exercises and methods directed to designers and architects. www.studioponsi.it

Oltre l’imponente facciata di Palazzo Pitti ha inizio quello che è da considerarsi non un giardino, ma “il giardino”, perché il Giardino di Boboli rappresenta forse il più grandioso e significativo esempio di giardino all’italiana nel mondo. Collocato in un’area che comprendeva il giardino della famiglia Pitti e un’area in origine agricola, ricca di vegetazione e di acqua, fin dal Medioevo l’area posta tra l’odierna Porta Romana e lungo via Romana era denominata Boboli, a ricordare le aree boschive che la caratterizzavano. Il giardino originario, contiguo all’originario palazzo dei Pitti, chiamato infatti “Orto de’ Pitti”, non sarebbe bastato a sostenere la magnifica importanza e ascesa dei Medici, signori di Firenze. La proprietà, acquistata nel 1550 da Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, fu trasformata e ampliata e il giardino affidato all’artista Niccolò Pericoli, detto il Tribolo.

Il progetto grandioso fu realizzato nel corso di alcuni anni, anche dopo la morte del Tribolo, grazie ad artisti come Davide Fortini, Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati e non ultimo Bernardo Buontalenti, al tempo del duca Francesco I, a cui si deve la realizzazione della Grotta Grande (1583-1593). Il progetto iniziale del Tribolo aveva un suo antecedente nel giardino della Villa di Castello e seguiva una già collaudata suddivisione dei terreni in aree a maglia ortogonale piantati a vigneti, oliveti e delimitati da boschetti che facevano da spalliera e denominati “ragnaie”, destinati alla caccia agli uccelli con delle reti chiamate appunto “ragne”. Nello stesso periodo la cava di pietra posta ai piedi della collina di Belvedere, alle spalle del palazzo, fu trasformata in uno spazio semiellittico, rifacendosi agli schemi degli ippodromi romani, e sulle gradinate furono piantati boschetti e varie specie di piante: oggi è l’Anfiteatro. Il giardino si modificò nel tempo con l’aggiunta di sculture, grotte, fontane, vasche, labirinti, edifici, secondo il gusto dei tempi e le necessità del caso. Nel Seicento, con Cosimo II e Ferdinando II, e altri artisti fiorentini tra i quali Giulio e Alfonso Parigi il Giovane, l’Anfiteatro di vegetazione si trasformò in una struttura in muratura e vennero realizzati tre labirinti di vegetazione (distrutti nel 1834) e un viale coperto da un intreccio di lecci detto “Cerchiata grande”. Nel Settecento, con l’avvicendarsi degli Asburgo-Lorena ai Medici – che si erano estinti nel 1737 – iniziò un lento declino del giardino. Sono di questo secolo alcune radicali trasformazioni come la creazione di una strada carrozzabile dal piazzale di Bacco, antistante la Grotta del Buontalenti, all’Anfiteatro.

Al tempo di Pietro Leopoldo di Lorena (tra il 1765 e il 1790) vennero costruite la Limonaia, il Kaffeehaus di Zanobi del Rosso e la Palazzina della Meridiana. L’Ottocento, durante la dominazione napoleonica (1799-1814), segnò un’ulteriore fase di declino del giardino: le tradizionali potature furono abbandonate e le spalliere e i boschetti si inselvatichirono. Fu con la restaurazione Lorenese che il giardino venne riportato all’aspetto originario e fu aperto l’ingresso di Annalena su progetto dell’architetto Giuseppe Cacialli, fra il 1815 e il 1820. Al tempo del granduca Leopoldo II di Lorena il giardino subì la sua più significativa trasformazione con l’apertura di un viale carrozzabile su progetto di Pasquale Poccianti che distrusse i labirinti seicenteschi. Nel Novecento il giardino è divenuto palcoscenico ideale anche per rappresentazioni teatrali e musicali.

ENGLISH
The “real” Boboli Gardens of Florence
Art and nature in a timeless dialogue

Beyond the splendid façade of Palazzo Pitti begins what must be considered not a garden, but “the garden,” since the Boboli Gardens represent what is probably the greatest and most significant example in the world of an Italian garden. Located in an area that once included the garden of the Pitti family and a space of agricultural origin, rich in vegetation and water, ever since the Middle Ages the land found between Porta Romana and along via Romana was called Boboli, recalling its characteristic woodlands. The initial garden, adjacent to the original Palazzo dei Pitti – and called, in fact, “Orto de’ Pitti” – was not enough to sustain the incredible importance and rise of the Medici, the lords of Florence. The property, acquired in 1550 by Eleanor of Toledo, wife of Cosimo I de’ Medici, was transformed and amplified: the garden was assigned to artist Niccolò Pericoli, known as Tribolo, and the grand project was realised throughout various years, even after Tribolo’s death, with the help of artists such as Davide Fortini, Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati and, not least, Bernardo Buontalenti, at the time of Duke Francis I, to whom we owe the realisation of the Grotta Grande (1583-1593).

The initial project by Tribolo had a precedent in the gardens of Villa di Castello, and followed a tried and tested distribution of the terrains in areas with orthogonal patterns planted with vines, olive groves and bordered by woods that acted as backrests, called “ragnaie,” destined for bird hunting with nets known as “ragne.” At the same time, the stone quarry at the foothill of Belvedere, behind the palace, was transformed into a semi elliptic space, inspired by the shape of Roman hippodromes, and on the steps brushes and many species of vegetation were planted: today, this is the Amphitheatre. In the years, the garden was altered, with the addition of sculptures, grottos, fountains, pools, mazes, buildings, following the trends and needs of the time. In the 17th century, with Cosimo II and Ferdinand II, and with contributions by other Florentine artists, including Giulio and Alfonso Parigi the Young, the Amphitheatre of vegetation was turned into a masonry structure, and three plant mazes were realised (destroyed in 1834) along with a road covered by an entanglement of holm oaks, known as “Cerchiata grande.” In the 18th century, with the succession of the Habsburg-Lorraine family to the Medici – who went extinct in 1737 – came the slow decline of the garden. This century saw some of the most radical transformations, such as the creation of a road for carriages, which went from the piazzale di Bacco, facing the Grotta del Buontalenti, till the Amphitheatre. During the time of Peter Leopold of Lorraine (between 1765 and 1790) the Limonaia, the Kaffeehaus by Zanobit del Rosso, and the Palazzina della Meridiana were commissioned.

The 1800’s, under the Napoleonic rule (1799-1814), marked another phase of decline: traditional pruning methods were abandoned leading the backrests and small woods to become wild. It was with the restoration by the Lorraine that the garden returned to its original look, and the Annalena entrance was opened following the project by architect Giuseppe Cacialli, between 1815 and 1820. At the time of the Grand Duke Leopold II of Lorraine, the garden underwent its most significant transformation, with the opening of a road for carriages according to the project by Pasquale Poccianti, which destroyed the 17th century mazes. During the 1900’s the garden became the ideal stage for many theatrical and musical shows.

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