L’Abbazia di Settimo Una delle istituzioni religiose più importanti del territorio fiorentino

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Disegno di Massimo Tosi Illustrated by Massimo Tosi

Dalla fondazione dovuta ai Carolingi nell’XI secolo, la fabbrica ha conosciuto l’alternanza dei più importanti ordini monastici: dai Benedettini Cluniacensi, ai Vallombrosani di San Giovanni Gualberto, ai Cistercensi nel XIII secolo fino all’Ottocento con le soppressioni leopoldine. L’abbazia conobbe momenti di grande sviluppo e ne sono testimonianza i tre chiostri e i numerosi locali dedicati all’attività agricola e allo studio. Il complesso appare maestoso nel suo recinto murario difensivo con tanto di ponte levatoio e torri di difesa. Nella figura appare in tutta la sua complessità l’ambiente abbaziale sorto intorno alla grande chiesa con lo svettante campanile visibile da ogni parte della valle dell’Arno e comprensivo di tre chiostri, frutto di aggregazioni successive. Il vero centro della vita monastica è il chiostro grande al quale si accede da un ambiente a fianco della chiesa. Risale alla prima metà del xv secolo, ha pianta quadrata e un elegante colonnato. Sul lato ovest si affacciano i locali del Pellegrinaio, uno degli ambienti più belli e antichi; sul lato est la sala capitolare con grandi volte a crociera sorrette da colonne e capitelli in pietra. Dietro alle tre absidi della chiesa si apre il quattrocentesco Chiostro dei Melaranci, di servizio all’appartamento dell’Abate.

La chiesa ha naturalmente subìto molte trasformazioni e oggi appare con facciata romanica divisa in tre parti da lesene con uno svettante campanile cilindrico frutto di una ricostruzione degli anni cinquanta del ‘900 in quanto fu minato dai tedeschi durante l’ultima guerra. I ruderi alla base del campanile altro non sono che parti rimaste della cappella di San Bernardo, distrutta dal crollo del campanile. L’aspetto primitivo del monastero al tempo dei monaci bianchi, tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo presentava un impianto basilicale con tre navate e tre absidi. Le navate erano divise da una teoria di pilastri di sezione quadrata che sorreggevano le archeggiature a tutto sesto. Alla fine delle navate laterali erano collocate le scalette che conducevano alla cripta sottostante il presbiterio rialzato, al quale si accedeva attraverso una scalinata centrale. Lo schema planimetrico era abbastanza ricorrente e presente anche nel territorio fiorentino, per esempio a San Miniato al Monte, in San Pier Scheraggio e in Santa Reparata. Gli ambienti monastici erano organizzati intorno al primitivo chiostro. È recente la notizia dell’acquisizione del chiostro grande e di tutti gli altri ambienti al fine di procedere al restauro.

English
The Abbey of Settimo
One of the most important religious institutions of the Florentine territory

From the foundation by the Carolingians in the 11th century, the establishment has seen the alternation of the most important monastic orders: from the Cluniac Benedictines and the Vallombrosani of San Giovanni Gualberto, the Cistercians in the 13th till the 1800’s with Leopold’s suppressions. The abbey underwent moments of great development, which is confirmed by the three cloisters and the numerous areas dedicated to farming activities and to the conduction of studies. The structure appears majestic, surrounded by its defensive walls, which include a drawbridge and defence towers. In the image, we see the abbey in all of its complexity, which emerged around the great church with the soaring bell tower, visible from every corner of the Arno valley, and which consists of three cloisters as a result of subsequent aggregations. The real centre of the monastic life is the grand cloister, which is accessed by an area beside the church. It dates back to the first half of the 16th century; it has a square base and an elegant colonnade. On the west side is the Pellegrinaio, one of the most beautiful and ancient spaces; while on the east side is the Chapter house with its great cross vaults, supported by stone columns and capitals. Behind the apses of the church is the 14th century Cloister of the Melaranci, which served the Abbot’s apartment. The church clearly underwent many transformations and now flaunts a Romanesque façade divided into three parts by half pilasters with a towering cylindrical bell tower, as a result of a reconstruction during the fifties of the 20th century, after the Germans mined it during the last war.

The ruins at the base of the structure are, in fact, the remnants of the Chapel of San Bernardo, destroyed during the collapse of the bell tower. The primitive look of the monastery at the time of the white monks, between the end of the 11th and the beginning of the 12th century, presented a formal basilica plant, with three naves and three apses. The naves were divided by a series of square cross-section pilasters that supported the round arches. At the end of the side naves are the stairs that lead to the crypt below the raised presbytery, which can be accessed via a central stairwell. The blueprint was quite recurrent and present throughout the Florentine territory, such as in San Miniato al Monte, in San Pier Scheraggio and in Santa Reparata. The monastic environments were organised around the primitive cloister. It’s recent news that the grand cloister – and all other areas – have been purchased and will undergo restoration.

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