L’amante di Lady Chatterley e Firenze

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Quando ho letto per la prima volta L’amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence non mi è piaciuto. La storia si delineava come fosse una strada tortuosa che sembrava non condurre da nessuna parte. Eleganti descrizioni sceniche e un narratore dolce e sardonico ne hanno sinuosamente segnato la trama, una strada interminabile, senza che sembrasse dargli una direzione definita. Nonostante ciò, la storia di Connie e Oliver mi passò tranquillamente in mente nei mesi che seguirono. Tornai al romanzo e scoprii, questa volta, che questa strada sembrava infinita perché ero io a guidare nella direzione sbagliata. Stavo guidando verso l’esterno. Invece quell’atmosfera di silenzio nebuloso era una strada interiore. Forse questo è ciò che voleva dire Lawrence quando ha scritto “Questo è il vero punto di questo libro. Voglio che uomini e donne siano in grado di pensare il sesso, completamente, onestamente e in modo pulito”. Pertanto, quando ho scoperto, per puro caso, che L’amante di Lady Chatterley  è stato pubblicato a Firenze, nella città in cui ho vissuto per tre anni, sono stata sopraffatta dall’entusiasmo. E poi il solito assalto di domande che segue ogni curiosità ha iniziato a premere su di me.

Così ho iniziato a fare alcune ricerche tornando indietro nel tempo, fino al 1926. Nella primavera di quell’anno, i Lawrence, David Herbert e Frieda, stavano andando da Spotorno a Firenze. Vivendo a Villa Mirenda a Scandicci, vicino a Firenze, un posto di cui Frieda si era innamorata, Lawrence scrisse qui, in modo intermittente, L’amante di Lady Chatterley. Tra il 1926 e il 1928, ne scrisse tre versioni, ciascuna versione più levigata, più avvolgente, più grezza. Mentre il libro stava per essere concluso, Lawrence dovette affrontare una domanda pressante: chi avrebbe pubblicato il suo libro che egli stesso aveva descritto come “molto inappropriato”? Il 9 marzo 1928, mentre la città giaceva pigramente, portarono il dattiloscritto alla Tipografia Giuntina di Firenze. Doveva essere dattilografato a mano. Mille copie. Pochi mesi dopo D.H.Lawrence ricevette la sua copia. Mi chiedo cosa egli abbia pensato quando ha visto il tascabile stampato. Orgoglio? Gioia? Sollievo? Penso che non vedesse l’ora di vedere la tempesta scatenata da Lady Chatterley.

ENGLISH
Lady Chatterley’s Lover and Florence

When I first read Lady Chatterley’s Lover by D.H.Lawrence I did not like it. The story unfolded itself like a winding road that seemed to be leading nowhere. Elegant scenic descriptions as well as a mellow and sardonic narrator sinuously marked the plot, this endless road, without appearing to give it a definite direction. Nonetheless, Connie and Oliver’s story quietly percolated in my mind in the months that followed. I went back to the novel and found, this time, that this road felt endless because I was driving in the wrong direction. I was driving outwards. Instead this atmosphere of nebulous silence was an inward road. Maybe this is what Lawrence meant when he wrote “This is the real point of this book. I want men and women to be able to think sex, fully, completely, honestly, and cleanly”. Therefore, when I found out, by mere accident, that Lady Chatterley’s Lover was published in Florence, a city I had lived in for three years, I was overwhelmed with excitement. And then the usual assault of questions that follows any curiosity started to press on me.

So I began to do some research by winding the clock all the way back to 1926. In the spring of that year, the Lawrences, David Herbert and Frieda, were making their way from Spotorno to Florence. Living at Villa Mirenda in Scandicci, near Florence, a place Frieda had fallen in love with, was where Lawrence wrote, in intermittence, Lady Chatterley’s Lover. Between 1926 and 1928, he wrote three versions, each version more polished, more enveloping, more raw. As the book was reaching its completion, he had to face a pressing question: who would publish his book he had described as “very improper”? On the 9th of March 1928, as the city lay lazily, they brought the typescript to the Tipografia Giuntina in Florence. It was to be typed out by hand. One thousand copies. A few months later D.H.Lawrence received his own copy. I wonder what he thought when he saw the printed paperback. Pride? Joy? Relief? I think that he could not wait to see the tempest unleashed by Lady Chatterley.

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