L’essenziale

0
illustrazione di Fausto Gelormini

Narra un famoso aneddoto che il gonfaloniere di Firenze, Pier Soderini (Firenze, 18 maggio 1450 – Roma, 13 giugno 1522), potendo visionare in anteprima insieme all’autore, Michelangelo Buonarroti, la scultura del David, quasi terminata, avesse criticato il naso della statua trovandolo di dimensione eccessiva e consigliando lo scultore di ridurlo un po’.

Michelangelo, infastidito da tale osservazione, anziché argomentare le proprie ragioni, nascose nella mano un pugno di polvere di marmo, salì sulla scala e finse di scalpellare il volto dell’opera facendo cadere qualche detrito. Fu allora che il Soderini, così compiaciuto, disse che era perfetta. L’essenziale è l’anima di ciò che facciamo: esse-re. L’essenziale è. Significa eliminare il superfluo. Tenere solo ciò che serve, essere leggeri, essere semplici, essere perfetti: niente di più, niente di meno. Cercare l’essenziale significa rendere leggero, sottrarre, eliminare tutto ciò che è inutile: semplificare ciò che è complicato, cum plicus, con pieghe. Raggiungere l’essenziale significa eliminare le pieghe del foglio, cioè “spiegare”, aprire bene il foglio e rendere tutto chiaro e visibile. Proprio come lo scultore che di fronte al blocco di marmo vergine comincia a eliminare tutto ciò che non serve, tutto ciò che imprigiona la forma che ha già chiara in mente. Però, come Michelangelo di fronte al David, non si può togliere, semplificare oltre il necessario, oltre la perfezione, altrimenti il rischio è di eliminare l’essenza dell’opera. L’opera è perfetta quando è essenziale, semplice, sine plicus, senza pieghe. Perché la perfezione è essenziale e semplice, cioè non complicata ma ben visibile, fruibile alla nostra mente, ai nostri sensi. Ma l’essenza può essere complessa. Cum plexus, con nodi. Perché ogni corda, come ogni cosa, aggiungendo nodi può diventare infinita, bellezza infinita. Le opere umane sono perfette quando sono essenziali, semplici cioè liberate da ciò che è superfluo anche se possono essere complesse con i loro nodi ineliminabili: per andare oltre la lunghezza della singola corda tendendo alla perfezione assoluta.

ENGLISH
The Essential

According to a famous anecdote, the gonfaloniere of Florence, Pier Soderini (Florence, May 18 1450 – Rome, June 13 1522), who previewed the sculpture of the David, near completion, together with the sculptor, Michelangelo Buonarroti, critiqued the statue’s nose because he found it to be excessively large and recommended to reduce it a little.

Michelangelo, bothered by such an observation, instead of exposing his reasons, clenched a fistful of marble dust, climbed the ladder and finished chiselling the statue’s face, making some debris fall down. It was then that Soderini, so complacent, said that it was perfect. The essential is the soul of what we do: be-ing. The essential is. It means to eliminate the superfluous. Keep only what is necessary, be light, simple, and perfect: nothing more, nothing less. To find the essential means to lighten, edit, eliminate all that is useless: simplify what is complex, cum plicus, with folds. To reach the essential means to get rid of the folds of the sheet of paper, or to “unfold,” to open up the sheet and make everything clear and visible. Just as the sculptor in front of the pristine marble block begins to chisel everything that is unnecessary, all that imprisons the shape that is already clear in his mind. However, like Michelangelo facing the David, you cannot subtract, simplify beyond what is necessary, beyond perfection, or else you risk eliminating the essence of the work. An artwork is perfect when it is essential, simple, sine plicus, without folds. And perfection is essential, simple, thus not complicated yet evident, accessible to our mind, and to our senses. But essence can also be complex. Cum plexus, with knots. As every rope, and every thing, adding more knots may turn out to be infinite, infinite beauty. Human works are perfect when they are essential, simple, hence devoid of everything superfluous, even if they may be complex with their ineradicable knots: to go beyond the length of the single rope, tending towards absolute perfection.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.