Le Rampe del Poggi Gusto romantico, riqualificazione urbana e modernizzazione

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È il 1865. Firenze è la capitale dell’appena nato Regno d’Italia. La città fino ad allora era rimasta cristallizzata nella sua forma medioevale con un centro storico stretto entro la cerchia muraria che ne sottolineava ancor più il netto passaggio tra la campagna e la città stessa. Di lì a pochi anni, un decennio o poco più, l’antica città avrebbe lasciato il passo – così almeno nell’ipotesi iniziale – a una città-capitale di un regno, con i necessari adeguamenti urbanistici e architettonici. Fu scelto per il progetto di riqualificazione del centro urbano e dei suoi dintorni, l’architetto e ingegnere Giuseppe Poggi (Firenze 1811-1901). Per dar seguito al progetto furono abbattuti alcuni tra i quartieri più antichi, in alcuni casi malsani e fatiscenti nelle strutture, come ad esempio il ghetto ebraico, oggi Piazza della Repubblica, e parte delle antiche mura. Proprio le mura si frapponevano inevitabilmente alla realizzazione di una nuova circolazione intorno al centro, di collegamento con i nuovi quartieri borghesi: i viali di circonvallazione che ricordano progetti ottocenteschi similari nell’idea, sebbene su scala differente, come i boulevards hausmaniani (1852-1870) a Parigi e il Ringstrasse di Vienna (1857). E come i grands boulevards, i viali fiorentini trovarono la loro naturale conclusione in ampie piazze e archi di trionfo. Il progetto del Poggi, al culmine dei tracciati viari, tenendo conto della morfologia del territorio, dei monumenti preesistenti e di quanto rimaneva delle mura abbattute, immaginò, oltre alle piazze e agli slarghi, un punto di culmine che coincise con il Piazzale Michelangelo e la terrazza panoramica. Da Porta Romana il viale Machiavelli e Galileo seguivano l’andamento della collina, alle spalle del Giardino di Boboli, che aveva al suo apice due antiche chiese fiorentine come San Salvatore e San Miniato al Monte. Il progetto del Poggi, a partire dalla Loggia-caffè (1873), prevedeva un lento degradare verso la città. Al di sotto la città e il quartiere di San Niccolò. L’intervento del Poggi non fu solo da architetto e ingegnere, ma da agronomo e, come diremmo oggi, paesaggista. La progettazione del sistema delle rampe, composto di cascate, grotte, fontane, bacini, vialetti, permette di cogliere l’intenzione di rendere il piazzale un punto di chiusura e al tempo stesso di ingresso da e per la città. Sebbene il complesso delle rampe avesse anche una funzione di sostegno della collina sulla quale insisteva il piazzale, lo stile che lo contraddistinse deve molto al gusto di un’epoca, quello romantico, ma rimanda a esempi di decorazioni e allestimenti di grotte, bacini e fontane che avevano, nelle ville medicee e nella Grotta del Buontalenti di Palazzo Pitti, esempi illustri. Poggi, dunque, si allinea ad una “lezione” consolidata pur seguendo la moda del suo tempo. Oggi le rampe costituiscono, grazie al recente restauro, uno spazio riconquistato della città e una piacevole sosta lungo il percorso che porta al piazzale, un nuovo sguardo su una città che sembra non smettere di mostrare inconsueti scorci panoramici e architettonici.

ENGLISH
Poggi’s Le Rampe
Romantic taste, urban renewal and modernization

It’s 1865. Florence is the capital of the newly founded Kingdom of Italy. Until then, the city had remained frozen in its medieval form, with a historic centre circled within its walls, which emphasized even more the clear transition between the countryside and the city. A decade or so later, the ancient city would give way – at least in an initial premise – to the capital city of a kingdom, with all of the necessary urban and architectural alterations. Architect and engineer Giuseppe Poggi (Florence, 1811-1901) was entrusted with this project of renewal of the urban centre and its surrounding areas. To follow up on the project, many of the old quarters were demolished, in some cases characterized by rundown and decrepit structures, such as the Jewish ghetto, now Piazza della Repubblica, and part of the ancient walls. It is precisely the walls that were inevitably interposed with the realization of a new circulation around the city centre, connecting the new bourgeoisie neighbourhoods: the ring-road boulevards, which recall similar nineteenth-century projects, albeit on different scale, such as the haussmannian boulevards in Paris (1852-1870) and the Ringstrasse in Vienna (1857). And like the grands boulevards, the Florentine avenues found their natural conclusion in wide piazzas and triumphal arches. Poggi’s project, upon finishing the different routes, keeping in mind the territory’s morphology, pre-existing monuments and what remained of the knocked-down walls, imagined for there to be, beyond the piazzas and the widenings, a culminating point that coincided with Piazzale Michelangelo and its panoramic terrace. From Porta Romana, the viale Machiavelli and Galileo followed the hill trend, immediately behind the Boboli Gardens, which, at its apex, had two ancient Florentine churches such as San Salvatore and San Miniato al Monte. Poggi’s project, beginning with the Loggia-café (1873), foresaw a slow descent towards the city. Below were the city and the area of San Niccolò. Poggi’s intervention was not just that of an architect and an engineer, but also that of an agronomist, and, as we would say today, a landscape designer. The design of the rampe, with its waterfalls, grottos, fountains, basins and pathways, allows us to understand the intention of making the piazzale an ending point and, at the same time, a point of entry from and to the city. Although the complex of the rampe also had a function in support of the hill on which the piazzale rested on, the style that distinguished it owes much to the taste of an era, the romantic one, yet recalls examples of decorations and settings of grottos, basins and fountains that found illustrious examples in the Grotta del Buontalenti and Palazzo Pitti. Today, thanks to their recent restoration, the rampe represent a space of Florence that has been won back, a pleasant stop along the path that leads to the piazzale and a new look over a city that seems to never stop offering new and unfamiliar panoramic and architectural views.

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