RAVENNA – LA SECONDA PATRIA DI DANTE ALIGHIERI

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William Bell Scott, Boccaccio's visit to Dante's daughter - Boccaccio che fa visita alla figlia di Dante

Il gusto per il macabro e una certa dose di feticismo stanno investendo tutti i grandi geni dell’arte e della letteratura. Adesso è la volta di Dante Alighieri, del quale si vorrebbero portare a Firenze, sia pur per il breve tempo di una mostra, le spoglie custodite a Ravenna. Contro questa iniziativa si è, secondo noi giustamente, scagliato non una persona qualunque, ma lo storico Franco Cardini. C’è da dire che, quasi certamente, quelle che sono ritenuta le ossa di Dante, non lo sono veramente. La tomba del poeta fu trafugata chissà quando. Se ne accorsero gli inviati di papa Leone X, che la trovarono vuota, nel 1519. Il ritrovamento del 1865 appare di difficile verità storica. Ma di questa polemica dispiace che Firenze voglia in qualche modo snobbare il ruolo di Ravenna, la città che dopo l’esilio aveva adottato in tutti i sensi il poeta. Si deve alla generosità e all’amore per la cultura di Guido Novello da Polenta, il Governatore di Ravenna, il fatto che Dante potè finalmente trovare la serenità e l’amore che gli consentirono di terminare gli ultimi 13 canti del Paradiso. Sì, anche l’amore perché Guido Novello da Polenta non pensò solo a Dante, ma anche ad accogliere la moglie Gemma ed i figli, compresa Antonia, che si fece suora col nome di Beatrice nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi. Ravenna era diventata a tutti gli effetti la seconda patria di Dante e come tale va rispettata.

English
RAVENNA
DANTE’S SECONDO HOME

A taste for the macabre and a certain dose of fetishism are investing all of the great geniuses of art and literature. Now it’s the turn of Dante Alighieri, whose spoils are kept in Ravenna and could be exhibited in Florence, even if for a limited time. Historian Franco Cardini – not just any person – has lashed out against such initiative – and according to us, rightfully so. It must be said that, almost surely, those that are thought to be Dante’s bones, are certainly not. The poet’s tomb was despoiled who knows when. It was the emissaries of Pope Leo X who noticed, in 1519, when they found it empty. The discovery in 1865 appears to be a difficult historic truth. In this dispute, it’s unfortunate that Florence wants to somehow snub the role of Ravenna, the city that after his exile had in every way adopted the poet. We owe it to the generosity and the love for culture of Guido Novello da Polenta, the Governor of Ravenna, if Dante could finally find the serenity and love that allowed him to finish his last 13 cantos of his Paradise. Yes, even love, because Guido Novello da Polenta didn’t think just of Dante, but welcomed even his wife, Gemma, and their children, including Antonia, who became a nun under the name of Beatrice in the monastery of Santo Stefano degli Ulivi. By all means, Ravenna had become Dante’s second home and, as such, deserves respect.

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