Tommaso Sacchi Assessore alla cultura del Comune di Firenze 

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Tommaso Sacchi è un professionista della cultura con importanti esperienze internazionali in qualità di curatore e consulente. Nato a Milano nel 1983, fin dal 2014 ha ricoperto il ruolo di Capo Segreteria della cultura a Palazzo Vecchio e in occasione delle ultime elezioni cittadine ha scritto il programma di mandato per il Sindaco, Dario Nardella.

Come curatore dell’Estate Fiorentina, uno dei più importanti festival italiani, non si è mai smentito, rendendosi audace ideatore e portavoce di una visione ambiziosa, poco convenzionale e molto concreta per la città di cui ora guida uno degli assessorati più emblematici. In questi anni, diversamente dal passato, un’attenzione particolare è stata rivolta all’arte contemporanea e così installazioni e produzioni musicali hanno trovato finalmente il loro spazio in città.

Con il suo mandato di Assessore alla Cultura del Comune di Firenze Lei può contribuire sensibilmente a dare un’impronta nuova e inedita alle attività culturali della città. C’è un modello a cui s’ispira? Quale è la “Sua” visione di Firenze e il Suo auspicio futuro per la città?
Non posso definirmi totalmente “nuovo” visto che nella scorsa legislatura ho affiancato il sindaco Dario Nardella nel ruolo di capo della segreteria dell’assessorato alla cultura e di curatore dell’Estate Fiorentina. Ho quindi già avuto modo di conoscere e rapportarmi con una costellazione straordinaria di associazioni, enti e artisti legati al mondo della cultura fiorentino. Tuttavia con l’incarico di assessore il mio ruolo si carica di grandi responsabilità e di nuove sfide. Per quanto riguarda i modelli, guardo con interesse a città che hanno fatto enormi passi in avanti sul fronte della contemporaneità e dell’apertura e riattivazione degli spazi in disuso: penso alla Berlino degli anni 2000 o, in anni più recenti, alla stessa Milano o, ancora, al rilancio del quartiere di Wiliamsburg a New York. Se poi devo citare l’esperienza politico-culturale di un singolo, penso inevitabilmente a quella di Renato Nicolini, assessore romano e architetto visionario nonché ideatore dell’Estate Romana sotto l’amministrazione Argan. Ciò detto, Firenze è una città unica, un laboratorio mondiale di arte e cultura che ha secoli di storia alle spalle e che oggi ha moltissimo da dire nel dibattito globale sulla cultura. Raccogliere e far tesoro delle ottime esperienze virtuose altrui non significa rinunciare alla nostra straordinaria identità anzi renderla ancora più forte. Mi impegnerò perché Firenze continui sulla strada – culminata simbolicamente con il G7 della cultura – che abbiamo già intrapreso nello scorso mandato insieme al Sindaco, quella che porterà la nostra città a riscoprirsi leader e crocevia delle migliori energie creative e culturali sia a livello nazionale che internazionale.

Dal 1 al 6 settembre 2019 si è tenuto a Firenze il “35esimo Congresso Mondiale di Storia dell’Arte, MOTION: Transformation”. Cosa rappresentano per la nostra città iniziative interdisciplinari di indubbio interesse culturale, scientifico e artistico, come è questa?
Erano 40 anni che questo importante congresso non si teneva in Italia. Sono orgoglioso che sia stata scelta la nostra città per ospitare un evento che ha richiamato studiosi e appassionati da ogni parte del mondo. In fondo, quale miglior posto per parlare del futuro della Storia dell’Arte di Firenze, una culla di arte e di storia che vuole aprirsi al futuro e all’effervescenza della contemporaneità? Iniziative di questo genere sono linfa vitale per noi. È sempre in quest’ottica, infatti, che lavoreremo all’organizzazione di un grande festival internazionale dedicato all’architettura: Firenze è la città del Poggi, ma anche di Michelucci e Ricci. Vogliamo coinvolgere Ordine, Università e i nomi più influenti dell’architettura contemporanea. Immagino un appuntamento che metta al centro la “cultura del progettare”, con conferenze, lezioni e iniziative coinvolgenti anche per i non addetti ai lavori. Inoltre, stiamo pensando ad un appuntamento per valorizzare la rete delle nostre biblioteche, un patrimonio che a Firenze conta 13 sedi, in spazi spesso di prestigio come l’ex convento delle Oblate. Saranno occasioni straordinarie in cui Firenze e i suoi operatori saranno in prima linea e d’esempio per tante altre città.

C’è un progetto sul quale sta lavorando a cui tiene in modo particolare e che per Lei rappresenta una priorità?
Ho un sogno: vedere il Forte di Belvedere aperto tutto l’anno. Un luogo che negli ultimi anni ha ospitato Gormley, Penone, Fabre, Mattiacci, De Dominicis e la mostra Ytalia, insomma grandi protagonisti dell’arte contemporanea mondiale, non può permettersi di ‘andare in letargo’ nei mesi freddi. L’obiettivo, ora che il Comune ha ottenuto la piena proprietà del monumento, è quello di far vivere anche gli spazi interni della Palazzina con mostre e iniziative culturali. Far diventare il Forte Belvedere uno dei parchi di arte pubblica più importanti d’Europa e al contempo renderlo un polo museale e di produzione culturale che sia vivo e attrattivo 365 giorni all’anno, è questa la sfida che mi sono imposto.

Un’opera d’arte o un luogo della città a cui è legato e che consiglia ai lettori di conoscere o tornare a visitare.
Eh, difficile, quasi impossibile dare una sola indicazione. Mi limiterei a dare un consiglio ai lettori: se potete, non fermatevi solamente ai luoghi canonici, ai musei più famosi, agli scorci da cartolina. Esiste una Firenze meno conosciuta, tutta da scoprire. Penso, ad esempio, a perle come il Giardino delle Rose o Villa Bardini, agli affreschi di Masaccio e Masolino che si sfidano dentro la Cappella Brancacci, alla Chimera d’Arezzo esposta al museo archeologico o ai laboratori artigiani del Conventino in Oltrarno o ad un ‘quartiere’ straordinariamente bello e poco noto come la nostra Manifattura Tabacchi. In altre parole: visitate Firenze, visitatela tutta.

ENGLISH
Tommaso Sacchi
City Councillor for Cultural Affairs of Florence
“I have a dream: to see Forte Belvedere open all year round”

Tommaso Sacchi is a cultural professional with significant previous international experiences as curator and consultant. Born in Milan in 1983, since 2014 he has acted as Secretary-General of Culture Affairs at Palazzo Vecchio, and in occasion of the latest city elections he wrote the program for the mandate of the Mayor, Dario Nardella. As curator of the Estate Fiorentina, one of the most important Italian festivals, he never wavered, and was the daring creator and advocate of an ambitious, quite unconventional and very concrete vision for the city of Florence, of which he now leads one of the most emblematic councillorships. In these years, contrarily to the past, much attention has been directed towards contemporary art, thus installations and musical productions have finally found their place in the city.
As City Councillor for Cultural Affairs of Florence, you can greatly contribute to give a new and unique mark on the city’s cultural activities. Is there a model that inspires you? What is “your” vision for Florence, and what are your future hopes for the city?
I cannot define myself as a true “novelty,” since during the last term of office I worked alongside Mayor Dario Nardella, acting as Secretary General of the Councillorship of Cultural Affairs and as curator of the Estate Fiorentina. Thus, I have already had a chance to know and relate with an extraordinary constellation of associations, institutions and artists linked to the world of Florentine culture. With regards to the models, I carefully look at those cities that have made important strides in terms of the contemporary as well as the opening and reuse of abandoned spaces: I think of the 2000s Berlin or, in more recent years, of Milan, or even the revitalization of a neighbourhood such as Williamsburg in New York. If I must mention the political-cultural experience of an individual, then my mind goes to that of Renato Nicolini, councillor of Rome and a visionary architect, as well as creator of the Estate Romana under the Argan administration. That being said, Florence is a unique city, a universal workshop of art and culture that has centuries of history behind it and that today has much to offer in the global debate on culture. To collect and make the most of the virtuous experiences of others does not mean to renounce to our extraordinary identity, rather make it even stronger. I will fully commit so that Florence will continue on the path – symbolically culminated with the G7 of culture – that we have already started to pursue together with the Mayor during the last mandate, and which will lead our city to rediscover itself as a leader and a crossways of the best creative and cultural energies both on a national and an international level.

The “35th World Congress of Art History, MOTION: Transformation,” took place from September 1-6, 2019. What do such interdisciplinary initiatives of undeniable cultural, scientific and artistic interest represent for our city?
It had been 40 years since this important congress was last held in Italy. I am proud that our city was chosen to host such an event that gleaned the interest of scholars and enthusiasts from every part of the world. What better place to speak of the future of Art History than Florence, a cradle of both art and of history that wishes to open itself up to the forthcoming and effervescent contemporary? Initiatives such as this one are the life-blood of our city. It is in this perspective, in fact, that we are now working on organizing a great international festival dedicated to architecture: Florence is the city of Poggi, but even of Michelucci and Ricci. We want to involve the Professional Association, the University and the most influential names in contemporary architecture. I imagine an event that focuses on the “culture of designing,” with conferences, lectures and engaging activities, even for non-professionals. Moreover, we are thinking of an appointment to enhance our network of libraries, a patrimony that counts 13 in Florence alone, in prestigious spaces such as the former convent of the Oblate. These will be amazing occasions in which Florence and its operators will be at the forefront and will set an example for other cities.

Is there a project you are working on that you are particularly fond of and that represents a priority for you?
I have a dream: to see Forte Belvedere open all year round. A place that in the past few years has hosted the likes of Gormley, Penone, Fabre, Mattiacci, De Dominicis and the exhibit Ytalia, all high profile names of global contemporary art, and thus cannot afford to go ‘dormant’ during the winter months. Now that the Municipality has acquired the full ownership of the monument, the goal is to live its interior spaces even during the winter months, opening the Palazzina to exhibitions and cultural initiatives. To turn the Forte Belvedere into one of the most important European open-air parks, and also a museum and a cultural production complex that would be an attraction for 365 days a year. This is the challenge I have set for myself to achieve.

An artwork or corner of the city that you are strongly connected to and you would recommend to our readers to discover, or visit again?
This is a tough one; it’s almost impossible to provide just one answer. I will limit myself to give just a recommendation to the readers: if you can, don’t stop at visiting only the most renowned places and museums, go beyond the usual postcard monuments and views. There is a less known Florence that is waiting to be discovered. I think, for example, of small gems like the Rose Garden or Villa Bardini, the frescoes of Masaccio and Masolino in the Brancacci Chapel, the Chimera of Arezzo showcased at the archaeological museum, the artisan workshops of the Conventino in Oltrarno, or even an extraordinarily beautiful ‘district’ – and not a very popular one – such as our Manifattura Tabacchi. In other words: visit Florence, all of it.

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