FESTA L’Umanità torna alle proprie origini

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illustrazione di Fausto Gelormini

C’è un periodo nell’anno, un giorno nella settimana, un’ora nel giorno in cui l’Umanità torna alla sua intima essenza. L’Uomo si spoglia della propria maschera sociale, del proprio ruolo, della propria immagine e torna se stesso: mattoncino del grande progetto della creazione. Il giorno di festa l’Umanità torna alle proprie origini. “Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te” (Deuteronomio). Il giorno di festa è il giorno più sincero. L’Uomo, homo, torna alla propria terra, humus: eguaglianza con gli altri uomini, libertà radicale di essere se stessi, al di là di ogni convenzione e regola sociale. Uomini tra altri Uomini, Uomini sulla Terra. Il valore del proprio talento che liberamente si può esprimere, senza paura di giudizi altrui, senza divieti di regole convenzionali. Oltre ad essere un Comandamento è una vera e propria esigenza che l’Uomo ha per riflettere su se stesso, sulla propria vita, sul proprio cammino. Più che un riposo dalla fatica fisica del lavoro è un riposo, una pausa dal ruolo sociale, dalle regole artificiali, dalla fatica mentale, che la vita quotidiana richiedono. Il giorno di festa è un giorno di amore per se stessi, per gli altri e per il pianeta sul quale viviamo perché è un giorno leale, nel quale non si può barare né con se stessi né con gli altri, non vi è altra possibilità che guardare dentro di noi e comprendere il nostro cammino.
Il giorno di festa è un giorno di Santità per ognuno di noi perché è un giorno in cui dobbiamo e in cui possiamo essere ciò che si è.

ENGLISH
FEAST DAYS
Humanity returns to its roots

There’s a time of the year, a day of the week, an hour during the day in which Humanity returns to its intimate essence. Mankind strips off its social mask, its role, its image, and returns to itself: a unit in the grand project of creation. On feast days, Humanity returns to its roots: “Six days you shall labour and do all your work, but the seventh day is a Sabbath to the Lord your God, on which you must not do any work—neither you, nor your son or daughter, nor your manservant or maidservant, nor your ox or donkey or any of your livestock, nor the foreigner within your gates, so that your manservant and maidservant may rest as you do.” (Deuteronomy). Feast days are the most sincere. Mankind, homo, returns to its land, humus: equality with other humans, radical freedom to be themselves, besides every convention and social norm. Mankind among Mankind, Mankind on Earth. The value of our talent, which can be expressed freely, without the fear of the opinion of others, without bans of conventional rules. Besides being a Commandment, it’s an actual need of Mankind for self-reflection, to reflect on our life, on our path. More than a moment to recover from physical fatigue and labour, it’s a moment to rest, a pause from our social role, from artificial rules, from the mental fatigues that our daily life requires. Feast days are days of love for ourselves, for one another, and for the planet where we live, these are loyal days, in which we cannot cheat others or ourselves, there is no choice but to look inside and understand our path. Feast days are days of Sanctity for all of us, because they are days in which we must and we can be what we truly are.

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