Dante Alighieri e il valore dell’allegoria

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Dante e il suo poema, affresco di Domenico di Michelino nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze (1465)

Ancora oggi, c’è una parte consistente della critica e, soprattutto del grande pubblico, secondo la quale le figure raccontate da Dante nella Commedia non avrebbero valore allegorico. In base a una lettura che pure ha avuto illustri sostenitori, primo fra tutti Borges, ma ultimamente pensiamo pure a Benigni, Beatrice rappresenta una donna storicamente esistita e conosciuta da Dante, e tutti gli altri personaggi, da Francesca a Virgilio, da Catone a Sordello, avrebbero importanza quasi esclusivamente per il proprio valore storico e materiale: come se tutto questo escludesse la possibilità di una lettura più alta, filosofica e spirituale. In realtà, la poetica di Dante si colloca perfettamente nel senso medievale dell’allegoria, che si svolgeva secondo il simbolismo noto come “dottrina dei quattro sensi” (letterale, allegorico, morale, spirituale). Sarebbe un errore pensare che l’interpretazione letterale sia scissa da quella spirituale. Dobbiamo piuttosto pensare ad un circolo virtuoso: attraverso la comprensione della lettera si arriva ad una maggiore comprensione dello “spirito” del testo, ma, in più, dalla comprensione dello spirito si arriva a quella della lettera. Valga un esempio su tutti: quello dei riferimenti ai fiori e alla natura contenuti nel Paradiso. La bellezza di un giglio o di una rosa non indicano solo la forma in cui ci possiamo immaginare Cristo o la Vergine Maria, ma in questa bellezza naturale vi è contenuto qualcosa di mistico, un senso appunto che la realtà letterale ci aiuta ad intuire.

ENGLISH
Dante Alighieri and the value of allegory

There are still a consistent number of critics, namely in the general public, who still believe that the characters of Dante’s Divine Comedy have no allegorical value. Based on a work of literature with numerous illustrious supporters, first among all Borges, and more recently Benigni, Beatrice represents a woman who actually existed and who Dante knew, and all the other characters, from Francesca to Virgil, from Catone to Sordello, have an almost exclusive importance for their historic and material value: as if all this excluded the possibility of a higher, philosophical and spiritual reading. In reality, Dante’s poetics perfectly fit in the medieval idea of an allegory, which was carried out according to symbolism known as the “doctrine of the four senses” (literal, allegorical, moral, spiritual). It would be a mistake to think that the literal interpretation can be dissociated from the spiritual one. We must, instead, think of a virtuous cycle: by comprehending the letter there is a greater understanding of the “soul” of the text, but, moreover, from the comprehension of the soul it is possible to arrive to that of the letter. An example trumps all: that of the references to the flowers and to nature present in the Paradise. The beauty of a lily or of a rose do not indicate just the form in which we can imagine Christ or the Virgin Mary, but in this natural beauty there is something mystical, a meanings that, in fact, can be grasped thanks to literal reality.

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