Covid-19 – La mascherina è il presidio di prevenzione più importante insieme al distanziamento e alla disinfezione delle mani

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È il caso di dirlo chiaramente che aver indossato, per prima, una mascherina, entrando nella Camera dei Deputati, ha sorpreso tutti. Era il 25 febbraio 2020 e la mia chiara presa di posizione ha creato derisioni e anche molte critiche.

Sono medico e ho svolto per molti anni il mio lavoro all’Istituto Tumori di Milano, insieme al prof. Veronesi, e come tale non mi sarei mai permessa di dare un messaggio e un esempio che non fosse competente, serio, etico, utile e chiaro per tutti. Non sono mancati i politici che hanno definito il mio gesto provocatorio, addirittura deleterio per l’immagine del Parlamento Italiano, e, soprattutto, un messaggio inutile e pericoloso per la salute pubblica. Ancora oggi, in Parlamento, è obbligatorio l’uso della mascherina. Di fatto rimane il presidio di prevenzione più importante, insieme al distanziamento e alla disinfezione delle mani. Non sono mancati neppure coloro che hanno visto nel mio gesto una forma di “esibizionismo” che sarebbe servito a farmi notare, come persona e come politico. Io indossavo la mascherina per dare un chiaro messaggio a tutti: proteggetevi e proteggete anche gli altri. Il video del mio intervento in Parlamento, mentre indossavo la mascherina, ha fatto il giro del mondo e tutti i telegiornali, anche quelli cinesi, l’hanno trasmesso. Da medico, da politico e, soprattutto, da donna, cerco di portare avanti un messaggio di prevenzione per la salute collettiva, un messaggio solo apparentemente semplice, perché in realtà è molto complesso per i risvolti pratici e psicologici che comporta nella vita di ciascuno. Coprire una parte del nostro volto significa anche coprire una parte della nostra identità, per alcuni potrebbe significare nascondersi, per altri, forse, non apparire se stessi o mettere delle barriere verso il prossimo, insomma la mascherina e la paura della malattia possono assume tante sfaccettature. Questa pandemia finirà e il tempo dei ringraziamenti e delle colpe deve ancora arrivare. È il virus che comanda, un essere invisibile, talmente piccolo ma capace di mettere in discussione tutta la nostra vita, che ci ha obbligato a modificarla al punto tale da stravolgere le nostre certezze e molti dei nostri comportamenti. Chi ha parlato di scienza senza conoscerla ha screditato coloro che tutti i giorni curano i malati, coloro che hanno alleviato le loro sofferenze facendo tutto il possibile per aiutarli a sopravvivere. Vergognoso e irrispettoso è il comportamento di chi continua a criticare le modalità degli interventi sanitari verso qualcosa di cui ancora oggi non è stata trovata una cura certa: la medicina non è una scienza esatta, non può essere standardizzata, catalogata e definita immediatamente senza un’esperienza clinica. I medici lo sanno bene, sono formati anche su questo. Il 25 febbraio, ad aspettarmi fuori da Montecitorio per intervistarmi, c’era Alessandro Poggi, giornalista RAI con cui ho scritto un libro “Bocca coperta” (Rubettino editore), dove ripercorriamo i giorni caldi della Covid-19, fornendo utili consigli. Prima ancora che il governo italiano proclamasse la pandemia, mi sono assunta la responsabilità di indossare la mascherina come messaggio e come esempio per tutti, oggi mi assumo la responsabilità di dire che quando “sbocceranno le rose”, nel maggio prossimo, saremo finalmente liberi di tornare a ripensare la vita senza la Covid-19. In questo tempo, oggi più di prima, i comportamenti di ciascuno saranno fondamentali per riprogettare il nostro modo di vivere, i nostri valori, le nostre scelte, condizionate dal ricordo della paura della malattia. Non sarà facile per i politici dare gli ingredienti giusti per tutti, perché è e sarà difficile capire di cosa ha bisogno una società in convalescenza, una società che deve ripartire con modalità nuove ma, soprattutto, con l’energia di chi crede nei progetti futuri. Il cambiamento è avvenuto, e come per tutte le cose nuove, la paura si può presentare a volte con modalità inaspettate e difficili da gestire. Una donna affronta con più praticità un’emergenza, molte di noi hanno subito prodotto mascherine “casalinghe” per sopperire alle immediate necessità e credo che il mondo femminile debba essere valorizzato sempre di più nelle sue straordinarie potenzialità. Adoro il colore fuxia, perché è quello che rappresenta al meglio la mia personalità e la mia ricerca di bellezza, che ci aiuta a capire che la vita si può vivere in molti modi ma il colore, il femminile, ci aiuta anche a superare le grandi difficoltà che la vita ci riserva.


ENGLISH
Covid-19: masks are the most important preventive measure, along with social distancing and sanitizing our hands

It is the case to clearly state that being the first one to enter the Chamber of Deputies wearing a mask surprised everyone. It was February 25, 2020 and my stance was already crystal clear, evoking both mockery and critiques. I am a doctor, and, for many years, I have conducted my work at the Tumour Institute of Milan, together with Prof. Veronesi. As such, I would have never allowed myself to give a message, and an example, that was not competent, responsible, ethical, useful and clear for everyone. Many politicians have defined my gesture as provocative, or even detrimental to the image of the Italian Parliament, and, most of all, a useless and dangerous message for public health. Still today, in Parliament, it is mandatory to wear a mask. In fact, it still remains the greatest preventive measure that we have, along with social distancing and sanitizing our hands. And there was no lack of those who defined my gesture as a form of “exhibitionism,” an action I used to get noticed, both as a person and as a politician. The video of my speech in Parliament, while wearing a mask, was aired all over the world by every news channel, even the Chinese transmitted it. As a doctor, a politician and, most of all, a woman, I try to promote a message of prevention for our collective health, with an apparently simple meaning yet very complex for the practical and psychological implications it entails in the life of each of us. To cover a part of our face means to also conceal a part of who we are, for some, it may even mean to hide, and, for yet others, probably, to not be themselves or to set barriers; fundamentally, the mask and the fear of the disease can take on many facets. This pandemic will end, and the time to say thank you or to point fingers still has to come. The virus is in charge, an invisible being, so miniscule yet capable of capsizing our lives, of forcing us to change to the point that we overturned our certainties and much of our behaviours. Those who have mentioned science without knowing what they are talking about have discredited all of the people who each day take care of patients, those who have alleviated their suffering by doing everything possible to help them survive. Shameful and disrespectful is the behaviour of those who continue to critique the methods of sanitary intervention against something that we are still uncertain of how it can be cured: medicine is not an exact science, it cannot be standardized, catalogued and defined immediately without a clinical experience. Doctors know this well; they have been educated for this too. On February 25, waiting for me outside Montecitorio for an interview, was Alessandro Poggi, a journalist for RAI with whom I wrote the book “Bocca Coperta” (Covered Mouth ; Rubinetto Editore), where we analyse the most intense days of Covid-19, providing useful recommendations. Even before that, the Italian government proclaimed the pandemic, I took on the responsibility of wearing a mask, as a message and to set an example for all, and now, I take the responsibility of saying that, when “roses will flourish,” next May, we will finally be free to return to think about life without Covid-19. In this time, today more than before, the behaviours of each one of us will be fundamental to redesign our way of life, our values, our choices, conditioned by the memory of the fear of the illness. It will not be easy for politicians to provide the right responses to satisfy everyone, because it is – and it will be – difficult to understand the needs of this convalescing society, a society that needs to restart with new ways, but, most of all, with the energy of who believes in future projects. Change occurred, and, as for all new things, fear may be present, sometimes in unexpected or hard ways to manage. A woman faces an emergency with more pragmatism: many of us immediately resorted to producing homemade masks to make up for the urgent need, and I believe that the female world must be valued always more for its extraordinary potential. I love the colour fuchsia, because it best represents my personality and the search for beauty, which helps us understand that life can be lived in many ways but that the colour, the femininity, also helps us overcome the greatest challenges that life throws at us.

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