MIA MADRE, IL NUOVO FILM DI NANNI MORETTI
Dall’uscita di Habemus Papam, forse il suo film più autarchico e profetico, sono passati quattro anni. Il ritorno al cinema di Nanni Moretti, che si conferma il cantore più autentico e ironico della sua generazione, non poteva di certo passare inosservato: la sua nuova pellicola, Mia Madre, concorrerà per la Palma d’Oro al 68° Festival di Cannes che aprirà le danze il 13 maggio. Protagonista la splendida Margherita Buy, fedele compagna di viaggio e tra le attrici feticcio del regista romano d’adozione. Margherita è una regista. Sta girando un film sulla precarietà del mondo del lavoro che ha come protagonista un eccentrico e stizzoso attore americano. Ma Margherita ha anche una madre ricoverata in ospedale, che assiste assieme a Giovanni, il “fratello perfetto” che sembra sempre un passo innanzi a lei.



Dall’uscita di Habemus Papam, forse il suo film più autarchico e profetico, sono passati quattro anni. Il ritorno al cinema di Nanni Moretti, che si conferma il cantore più autentico e ironico della sua generazione, non poteva di certo passare inosservato: la sua nuova pellicola, Mia Madre, concorrerà per la Palma d’Oro al 68° Festival di Cannes che aprirà le danze il 13 maggio. Protagonista la splendida Margherita Buy, fedele compagna di viaggio e tra le attrici feticcio del regista romano d’adozione.
Moretti è abile nel ritagliarsi questa volta il ruolo non invadente dell’“aiutante”, della “spalla” onnipresente che veglia sulla sorella. Sembra che adotti uno sguardo distaccato, ma distaccato non è: come fosse spettatore del suo stesso film fatto di personaggi “buoni” e forti, che si mostrano in tutta la loro umanità e verità. John Turturro è spumeggiante e perfettamente a suo agio nei panni della star hollywoodiana, mentre il ruolo di maggior valore spetta a Giulia Lazzarini, la “madre” e la nonna Ada, che ha una funzione educativa. Da un lato è l’insegnante di latino innamorata della cultura, dei suoi alunni e della vita. Dall’altro impersona la “coscienza” che abita l’anima della figlia e che bussa alla sua porta, costringendola a un esame interiore. Uno dei messaggi veicolati dal film è legato all’importanza del rapporto familiare tra madre e figlia/o, quel legame quasi sacro che vince su tutto, e che quando arriva un distacco improvviso può portare alla destabilizzazione, alla mancanza di lucidità, alla perdita di qualsiasi punto di riferimento.





