The demon of modernity

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By Niccolò Lucarelli – laureato in Studi Internazionali alla Facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze, è critico culturale, in particolare del teatro, dell’arte e del jazz. 

In the symbolist painting style and the avant-garde one, between the nineteenth and twentieth century, the anxieties of the man who has lost himself. At Palazzo Roverella of Rovigo, until June 14 2015.  The demon of modernity. Visionary painters at the dawn of the Short Century, curated by Giandomenico Romanelli, is a pictorial survey of the spiritual crisis from the late nineteenth century, when the foundations of instability and the social policy that will mark the next century were laid. Priestesses of this new, disturbing era were Harpies, Sphinxes, the ambiguous Salome, the multifaceted role of lovers, prostitutes, spies and traitors, that Unger, von Stuck, Hengeler, Klinger, paint with undisguised misogyny,  but also with fearful admiration for the female body that turns out to be stronger than men’s.

The modern scenario is the city, and the modern city par excellence is New York, which arouses the interest of the Venetian, Gennaro Favai.

The majestic New York skylines oscillate between Monet’s impressionism and the Secession’s watercolor, between the futurism of Sant’Elia and the cinematic look of Lang or Murnau, as the canvas Grattacieli dal porto (1930) shows, through the blue spots of boats and barges that contrast with the pink of dawn, and tinted profiles of skyscrapers.

From the end of the nineteenth century, humanity will have serious difficulties in finding satisfactory values in which to believe and grow new generations, perhaps, eventually ending by giving in to the charms of the negative, of destruction with all costs of the old way of life, thereby preventing the formation of a new collective memory.

Italiano

Nella pittura Simbolista e d’avanguardia fra Otto e Novecento, le inquietudini dell’uomo che ha smarrito se stesso. A Palazzo Roverella di Rovigo, fino al 14 giugno 2015.  Il demone della modernità. Pittori visionari all’alba del Secolo Breve, curata da Giandomenico Romanelli, è un’indagine pittorica della crisi spirituale di fine Ottocento, quando si gettavano le basi per quell’instabilità politica e sociale che segnerà il secolo successivo. Sacerdotesse di questa nuova, inquietante era, Arpie, Sfingi, ambigue Salomè, nella poliedrica veste di amanti, prostitute, spie e traditrici, che i vari Unger, von Stuck, Hengeler, Klinger, dipingono con malcelata misoginia, vestita però anche di timorosa ammirazione per quel corpo femminile che si scopre essere più forte dell’uomo. Lo scenario moderno è la città, e la città moderna per antonomasia è New York, che suscita l’interesse del veneto Gennaro Favai. I maestosi e inquietanti skyline newyorkesi oscillano fra l’impressionismo di Monet e l’acquerello della Secessione, tra il futurismo di Sant’Elia e il piglio cinematografico di Lang o Murnau, come nella tela Grattacieli dal porto (1930), con le macchie blu delle barche e delle chiatte che contrastano con il rosa dell’alba, e i profili azzurrati dei grattacieli. Da quella fine d’Ottocento, l’umanità avrà seria difficoltà a trovare valori soddisfacenti nei quali credere e crescere le nuove generazioni, finendo, forse, per arrendersi al fascino del negativo, della distruzione a ogni costo del vecchio modus vivendi, impedendo di fatto il formarsi di una nuova memoria collettiva.

 www.palazzoroverella.com

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