Lo scultore Helidon Xhixha in mostra all’Arsenale di Venezia “Luce, la Rinascita di Venezia” diviene simbolo di rinnovamento per ciascuno di noi

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Le opere dello scultore Helidon Xhixha hanno da sempre richiamato l’attenzione internazionale su temi di grande importanza e attualità, soprattutto quando si tratta di ambiente, cambiamento climatico, eco-sostenibilità, ed è con il medesimo proposito che l’artista ha deciso di realizzare una mostra a Venezia in un momento in cui il mondo intero sta vivendo le drammatiche conseguenze causate dall’emergenza sanitaria Covid-19, quando anche le città d’arte stanno attraversando inimmaginabili difficoltà. Helidon Xhixha è stato molte volte protagonista a Venezia in occasione di mostre e installazioni come quella realizzata durante la 56° Biennale d’Arte quando le sue opere divennero vere e proprie icone mondiali. Non solo, il rapporto che lo lega alla città lagunare è strettissimo e molto personale fin dagli inizi della carriera. Sensibile e attento al periodo storico che stiamo vivendo, alle violente conseguenze che questa grave pandemia ha determinato sulla vita delle persone, delle famiglie ed anche sul modo di fruire la bellezza che le città d’arte come Venezia racchiudono, Xhixha ha immaginato architetture sorprendenti, sette monumentali installazioni dove troneggiano imponenti cattedrali, iceberg e torri di ghiaccio realizzate in acciaio inox, allegoria e auspicio di rinascita dopo le tenebre di una pandemia di portata planetaria purtroppo ancora in atto, autentica preghiera di luminoso ritorno alla vita. L’ispirazione e, al contempo, l’obiettivo del progetto espositivo sono insiti nel titolo “Luce, la Rinascita di Venezia”, curato da Michele Bonuomo e Klodian Dedja per Imago Art Gallery di Lugano, realizzato alla Darsena Grande dell’Arsenale, con il patrocinio del Comune di Venezia, la collaborazione di Vela Spa e il coordinamento organizzativo di Sinergia Srl.

Il dialogo con lo spazio, e in questo caso anche con la mutevole dimensione dell’acqua, è perfettamente armonico, le opere fluttuano dinanzi a noi, così come molto suggestiva è la dimensione temporale in cui si declina la fruizione stessa delle opere. Il condizionamento è determinato dalla luce naturale, e in base alla maggiore o minore intensità dei raggi solari, l’interazione con l’opera, il dialogo con essa diviene mutevole, e con il susseguirsi delle ore l’opera appare diversa. È questa un’installazione che andrebbe vissuta con la dovuta calma, assecondando il trascorrere del tempo per carpirne le inevitabili variazioni, un po’ come facevano gli Impressionisti. Al mattino, con la luce ancora lieve, perfino la nebbia contribuisce a conferire fascino alle complesse articolazioni delle opere, a tratti ci sembrerà di trovarsi in mare aperto. L’atmosfera rarefatta dell’alba sembra conferirle un significato ancora più ampio, come fosse un risveglio, un ritorno alla vita dopo un lungo assopimento. Come se man mano che i raggi del sole riprendono vigore, lo stato di forzosa inattività e l’immobilismo cristallizzato, riconducibile a circostanze avverse, lasciassero spazio alla rinascita, ad una nuova consapevolezza e vitalità. Se, dapprima, la nebbia si confonde con le forme delle opere, rendendo le superfici poco percettibili, quando la luce del giorno prende il sopravvento tutto si schiarisce e le forme assumono pienamente la loro densità, compattezza, possente monumentalità e, talvolta, spigolosità, soprattutto in Cattedrale d’acciaio, Iceberg, Riflesso lunare, Ordine e Caos, che ci meravigliano proprio per la sorprendente variazione degli effetti di luce sulle superfici riflettenti. Si susseguono curve, linee sinuose, linee geometriche, rilievi, rientranze, ondulazioni, spigoli netti, in un complesso monumentale che non smette mai di dialogare e interagire con l’interlocutore. Iceberg, per esempio, è ancorato nell’acqua, galleggia e si muove in libertà, mosso dalle onde e dal vento, così il suo perenne movimento determina un’inedita e continua variazione di riflessi luminosi.

Torna prepotentemente la luce, simbolo di vita, affiora la speranza dopo un periodo oscuro: un simbolismo forte ed evidente in tutta la sua drammaticità ancor più se messo in diretta correlazione con l’attualità, come era nel proposito dell’artista. Questa dimensione fortemente simbolica, la “vibrazione” e la “capacità di ascolto” dell’artista sono sempre presenti nell’opera di Xhixha e giustamente è stata evidenziata dal curatore Klodian Dedja, il quale, riferendosi al suo mondo interiore, parla di “architettura spirituale”: “Helidon è uno degli artisti contemporanei che trasforma la forma”, ha commentato Dedja. “È quasi un gesto divino. Un’architettura spirituale, un’architettura che crea e discrea. Questa deformazione ci ricorda che niente è stabile. Le opere ripropongono un mondo futurista. Un’opera galleggiante a Venezia, come Iceberg, è qualcosa di eccezionale”.
L’artista invoca un mondo futurista, declama un inno alla vita, esprime un profondo augurio di rinnovamento, perché nelle sue opere la luce della vita è anche la luce della speranza. E così la materia dell’uomo, come quella delle opere, riprende corpo, impone il suo linguaggio, la sua essenza.

Xhixha è maestro di luce, la modella e la muove dove lui vuole, il nostro sguardo si poserà esattamente dove lui ha immaginato, come diretto dalla sua mano, per carpire quei riflessi, per specchiarsi e ritrovarsi in essi. Un progetto ambizioso in cui Xhixha esprime la propria spiritualità, come un fiume – per usare un altro termine che rimanda all’acqua – dove confluiscono armonicamente intuizioni e pensieri stratificati; questo emerge chiaramente dal suo racconto, una narrazione coerente con il percorso umano e artistico perseguito. “Ho scelto Venezia in questo periodo”, ha commentato Helidon Xhixha, “perché le mie opere riescono a riflettere la grande bellezza di questa città. Sono realizzate in acciaio, perché innanzitutto ci rappresenta nella contemporaneità in cui viviamo. È un materiale che non è mai statico. Ha bisogno della luce, che lo plasma e lo riflette. Un’opera che cambia continuamente. Ogni volta il pubblico cerca di toccarlo come fosse acqua plasmata sull’acciaio”.

Fragilità, caducità della vita e, al contempo, innata forza generatrice che permette di abbandonare ciò che è stato e che eravamo per delineare un nuovo e atteso inizio, che impone così la sua essenza.
Xhixha, con la sua visione concettuale ed estetica ha saputo anche questa volta valorizzare la preziosità e unicità di Venezia, ponendo all’attenzione di tutti la sua fragilità che non è dovuta solo al rischio ambientale e all’innalzamento dei mari, ma alla sua peculiare conformazione e vocazione per cui convive permanentemente in un delicato equilibrio con se stessa. All’inaugurazione della mostra, che si è tenuta nel rispetto della normativa vigente per l’emergenza sanitaria, ha partecipato in rappresentanza dell’amministrazione comunale, l’Assessore al Bilancio Michele Zuin il quale ha sottolineato come l’Arsenale sia “la location giusta per mostrare queste splendide opere, siamo contenti che continui la collaborazione con l’artista, che già lo scorso anno aveva portato in Canal Grande The Twins Bottles. Message in the bottle. Stiamo cercando in questa fase difficile del Covid, di creare opportunità in sicurezza, per continuare a fare cultura e portare visitatori”.

HELIDON XHIXHA

Nasce a Durazzo in Albania nel 1970, in una famiglia di artisti. Dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Tirana si trasferisce in Italia per continuare gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Brera (MI), dove si laurea nel 1999. L’anno precedente, grazie ad una borsa di studio, frequenta la Kingston University di Londra, dove affina le sue tecniche di incisione, scultura e fotografia e sperimenta l’utilizzo di nuovi materiali tra cui l’acciaio inossidabile, che diventerà poi il materiale privilegiato intorno al quale ruoterà la sua ricerca artistica. Tra le mostre e i progetti più importanti, la sua partecipazione nel 2015 alla 56° Biennale di Venezia con “Iceberg”: una scultura galleggiante in acciaio inox che ondeggia sulle acque del Canal Grande per parlare del tema del riscaldamento globale, catalizzando l’attenzione del pubblico e della stampa internazionale. Nell’ottobre dello stesso anno, il progetto “Everlasting” all’aeroporto di Milano Malpensa, una risposta contemporanea all’ultima cena di Leonardo da Vinci.
Nel 2016, la mostra personale intitolata “Shining Rock” a Pietrasanta (LU) e la partecipazione alla prima edizione della Biennale del Design a Londra, dove l’artista è premiato con la “Public Medal” per la migliore installazione. Nel 2017 “In Ordine Sparso”, una mostra monumentale realizzata all’interno dei Giardini di Boboli e Galleria degli Uffizi di Firenze su invito del Direttore Eike Schmidt, e il progetto espositivo “VolareArte” presso l’aeroporto Galileo Galilei di Pisa. Nel 2019 due grandi mostre a cielo aperto: a Lugano “Riflessi di Luce” a cura di Eike Schmidt, un percorso di 20 scultore monumentali diffuse tra lungolago e centro città di Lugano, e “Steel&Stone. The energy of Matter”, a cura di Beatrice Audrito, un dialogo tra marmo e acciaio sul lungomare di Forte dei Marmi.
A luglio dello stesso anno, il progetto “The Twin Bottles. Message in the bottle”, presentato a Venezia, in Canal Grande, di fronte a Cà Vendramin Calergi, dove galleggiavano due grandi bottiglie d’acciaio per lanciare un messaggio di denuncia contro l’inquinamento dei mari a causa della plastica.
Le opere di Helidon Xhixha sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero.

English

The sculptor Helidon Xhixha on show at the Venetian Arsenal
“Light, the Rebirth of Venice” becomes a symbol of renovation for us all

The works by the sculptor Helidon Xhixha have always recalled international attention on very important and current topics, especially those concerning the environment, climate change and sustainability, and with that same intent the artist decided to realize an exhibit in Venice in a moment when the whole world is going through the dramatic consequences of the Covid-19 emergency and even art cities are facing unprecedented hardships. Helidon Xhixha had already exhibited his works in Venice in the occasion of shows and installations, as the one realized for the 56th Art Biennial, when his artworks became globally iconic. Not only, his bond with the lagoon city has been very strong and personal, since the beginning of his career. Sensitive and alert with regards to the historic period we are living in, to the violent consequences that this serious pandemic has determined on the lives of the people, the families and also to the way of enjoying the beauty of art cities like Venice. Xhixha has imagined surprising architectures through seven impressive installations that feature monumental cathedrals, icebergs and even ice towers realized in stainless steel, an allegory and omen of rebirth after the darkness of the ongoing global pandemic, an authentic prayer of a shining comeback to life. The inspiration and – at the same time – the goal of the exhibition are intrinsic in its title “Light, the Rebirth of Venice,” curated by Michele Buonuomo and Klodian Dedja for the Imago Art Gallery of Lugano, realized at the Darsena Grande of the Arsenal, with the patronage of the City of Venice, the collaboration of Vela Spa and the logistic coordination by Sinergia Srl.

The dialogue with space – and, in this case, even with the shifting dimension of water – is perfectly harmonious. The artworks fluctuate in front of us in a suggestive way, just as the temporal dimension that determines the fruition of said works. The conditioning is determined by the natural light and, based on the greater or lesser intensity of the sunrays, the interaction with the work, the dialogue with it, becomes mutable, so that with the passing of the hours the work appears different. This is an installation that should be experienced with the right calm, to comply with the passing of time and understand its inevitable variations, similarly to what the Impressionists did. In the morning, when the light is still faint, even the fog contributes to provide a certain appeal to the complex structure of the works, making us feel as if we are at open sea. The rarefied atmosphere of sunrise seems to give it an even broader meaning, as if it was a reawakening, a comeback to life after a long sleep. As if the sunrays regain vigour, the state of forced inactivity and the crystallized immobility, attributable to hostile circumstances, leave way to a rebirth, to a new consciousness and vitality. If the fog once blended in with the artworks’ shapes, making their surfaces scarcely perceptible, when daylight takes over everything brightens and the shapes take on their full density, compactness, powerful monumentality and, at times, edginess, especially in Steel Cathedral, Iceberg, Lunar Reflection, Order and Chaos, which leave us in awe due to their surprising variation of light effects on the reflecting surfaces. Curves, sinuous and geometric lines, reliefs, indentations, waves and sharp edges unfold in a monumental complex that never ceases to dialogue and interact with the viewer. Iceberg, for example, is anchored in the water, it floats and moves freely, rocked by the waves and the wind, and its persistent movement determines an unprecedented and constant change of light reflections.

A powerful comeback of light, symbol of life and return to hope after a dark period: a strong and obvious symbolism in all of its drama, even more so if put in correlation with current events, as the artist intended. This strongly symbolic dimension, the artist’s “vibration” and “listening capacity”, have constantly been present in his works, and thus has been rightly highlighted by the curator, Klodian Dedja, who referred to his interior world as a “spiritual architecture”: “Helidon is among the contemporary artists who transform form,” said Dedja. “It’s an almost divine gesture. A spiritual architecture that creates and discreates. This deformation reminds us of how nothing is stable. The works portray a futuristic world. A floating artwork in Venice, such as Iceberg, is something exceptional.”

The artist invokes a futuristic world, declaims a hymn to life, and expresses a deep wish of renewal, because in his works the light of life is also the light of hope. Thus, the matter of the man, just as that of the works, takes form once again, imposes its language, its essence.

Xhixha is a master of light, he models it and shifts it where he pleases, our gaze will set exactly where he imagined, as if directed by his hand, to understand those reflexes, to be mirrored and identified in them. An ambitious project in which Xhixha expresses his spirituality, like a river – to use another term that recalls water – where stratified intuitions and thoughts converge in harmony; this clearly emerges from his story, a coherent narration with the human and artistic path he pursued. “I chose Venice in this period,” said Helidon Xhixha, “because my art is capable of reflecting this city’s great beauty. The works are realised in steel, as it represents us in contemporary times. It’s a material that is never static. It needs light, which shapes it and reflects upon it. A constantly changing artwork. Each time, the audience attempts to touch it as if it were water shaped on steel.”
Fragility, transience of life and, at the same time, an innate generating force that allows the abandonment of what has been and what we were to delineate a new and sought after beginning, thus imposing its essence.

Xhixha, through his conceptual and aesthetic vision, was able to once again value the preciousness and uniqueness of Venice, focusing everybody’s attention on its fragility, which isn’t connected just to environmental risks and to the raising of sea levels, but also to its particular conformation and vocation that sets it in a constant state of balance with itself. The Councillor of Budget of Venice, Michele Zuin, participated as a representative of the city’s administration during the inauguration, which was held in compliance with the current Covid norms, and underlined how the Arsenal is “the ideal location to exhibit such amazing works, and we are thrilled to continue the collaboration with the artist after last year’s show in the Canal Grande with The Twins Bottles. Message in the Bottle. In these difficult times of the Covid emergency, we are trying to create safe opportunities to continue to foster culture and welcome new visitors.”

HELIDON XHIXHA

Born in Durrës, Albania, in 1970, from a family of artists. After attending the Academy of Fine Arts in Tirana, he moved to Italy to continue his studies at the Academy of Fine Arts in Brera, Milan, where he graduated in 1999. The previous year, thanks to a scholarship, he attended the Kingston University in London, where he worked on perfecting his incision, sculpture and photography techniques and experimented with new materials, like stainless steel, which has become his favourite and around which he has developed his artistic research. Among the most important shows and projects we recall his participation at the 56th Venice Biennial in 2015 with “Iceberg”: a floating stainless steel sculpture that rippled on the waters of the Canal Grande to tackle the topic of global warming, catalysing the attention of the public and of the international press. In October of the same year, the project “Everlasting” at the airport of Milan Malpensa, a contemporary response to The Last Supper by Leonardo da Vinci. In 2016, the personal show titled “Shining Rock” in Pietrasanta, Lucca, and the participation at the first edition of the Design Biennial in London, where the artist was awarded the “Public Medal” for “best installation.” In 2017, “In Ordine Sparso,” a monumental show realised at the Boboli Gardens and the Uffizi Gallery in Florence, under invitation by Director Eike Schmidt, and the exhibition project “VolareArte” at the Galileo Galilei airport in Pisa. In 2019, two great open air shows: “Reflections of Light” in Lugano, curated by Eike Schmidt, an itinerary consisting of twenty monumental sculptures spread across the lakeside and in the city centre; and “Steel&Stone. The Energy of Matter,” curated by Beatrice Audrito, a dialogue between marble and steel on the seaside of Forte dei Marmi. In July of the same year, the project “The Twin Bottles. Message in the Bottle,” presented in Venice, in the Canal Grande, facing the Cà Vendramin Calergi, where two large, floating steel bottles were used to send a message to condemn the effect of plastic pollution on the sea. The works by Helidon Xhixha are a part of several public and private collections, both in Italy and abroad.

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Editor-in-chief

Da bambina sognavo di fare la giornalista e studiare fisica quantistica, poi mi sono laureata in Sociologia, soffermandomi sulle differenti tipologie di leadership attraverso le illuminanti opere di William Shakespeare. Qualche idea, però, deve essere stata ben chiara sin da allora perché la giornalista è ciò che faccio e amo fare da adulta. In qualità di Direttore artistico sono stata la prima donna ad aver diretto il Tepidarium del Roster al Giardino dell’Orticoltura di Firenze, la più grande serra in stile Liberty esistente in Italia e la più piccola d’Europa, costruita nel 1859 dall’Accademia dei Georgofili. Collaboro con gallerie e accademie d’arte, scuole, associazioni, musei, università e fondazioni, prevalentemente in Italia, Cina, Stati Uniti e Russia. Nel 2011 sono tra i fondatori dell’Associazione Acontemporaryart di cui sono Presidente; curo e organizzo esposizioni di artisti italiani e stranieri a Firenze, Roma, Venezia, Parigi, etc... Dal 2013 sono Direttore responsabile del giornale Florence is You, 20.000 copie cartacee ogni bimestre, aggiornamenti quotidiani online (www.florenceisyou.com), impostazione bilingue italiano-inglese e partners istituzionali da tutto il mondo. Nell’ottobre 2017 sono stata eletta Accademica d’Onore all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, fondata nel 1563 da Giorgio Vasari e di cui Michelangelo fu primo Accademico. Volevo una macchina da scrivere americana, non una a caso, ma la Underwood, che è poi stata un regalo, decisamente degno di nota, di un fidanzato che per questo autentico merito è ora più di un fratello. Il motto preferito? Il latino “Per aspera ad astra”, ma anche il mediceo “Festina lente” come soleva dire Lorenzo il Magnifico. Anche Seneca ha dato alla mia vita il suo prezioso contributo: “Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est” (Lettere a Lucilio) ovvero “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare”. Più di un mantra, per me. Nella sostanza l’importante è avere le idee chiare e sapere cosa si vuole, da lì è tutto in discesa o, perlomeno, avremo compiuto il primo passo. Ho da sempre una passione per l’arte, pittura, scultura e fotografia espresse anche attraverso linguaggi molto diversificati, dal figurativismo di appannaggio propriamente tradizionale fino ad un lessico più astratto, a ricerche maggiormente concettuali. Scrivo di cultura, arte, cinema e viaggi, nell’ambito luxury travel e turismo enogastronomico. Sono appassionata di musica classica e jazz, con molteplici digressioni sul tema. Mi stanno molto a cuore le tematiche relative all’infanzia e all’educazione delle bambine. Amo i viaggi, anche quelli che non ho ancora fatto, la cioccolata fondente e la mia strepitosa torta di mele, ma, se devo essere sincera fino in fondo (ed ecco la nota del fashion editor che è in me), non posso vivere senza le scarpe di Manolo Blahnik, colui che più di ogni altro ha saputo amabilmente coniugare colore, seta e tacco 12.

EN

Growing up I always dreamt of becoming a journalist or studying quantum physics. I ended up graduating in Sociology and focused on the different kinds of leaderships through the enlightening works of William Shakespeare. However, I must have already had some level of clarity, as being a journalist is what I do and what I love doing. As artistic director, I have been the first woman to direct the Tepidarium del Roster at the Giardino dell’Orticoltura in Florence, the largest Liberty-style greenhouse in Italy and the smallest in Europe, built in 1859 by the Accademia dei Georgofili. I collaborate with art galleries and academies, schools, associations, museums, universities and foundations, mainly in Italy, China, the United States and Russia. In 2011, I was among the founders of the Acontemporaryart Association, of which I am now President; I curate and organize art shows by both Italian and foreign artists in Florence, Rome, Venice, Paris, etc. Since 2013, I am the editor-in-chief of the newspaper Florence is You, a bimonthly bilingual publication (Italian – English) with institutional partners from all over the world that counts 20.000 paper copiesper issue, as well as daily updates online (www.florenceisyou.com). In October 2017 I was elected Academic Honouree at the Academy of the Arts of Drawing in Florence, founded in 1563 by Giorgio Vasari, and of which Michelangelo was the first Academic. I always wanted an American typewriter, but not any ordinary one, I wanted an Underwood, which I received as a gift, greatly appreciated, from a former boyfriend, who is now more than a brother to me. My favourite motto? The Latin expression “per aspera ad astra,” but also the Medicean “Festina lente,” as said by Lorenzo the Magnificent. Seneca also gave his precious contribution to my life with his: “Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est” (Letters to Lucilius) or “If one does not know to which port one is sailing, no wind is favourable.” This is more than a mantra to me. Fundamentally, I believe that it’s important to have a clear mind as to what you want, then the rest is all downhill, or anyways it’s a first step. I’ve always had a passion for art, painting, sculpture and photography, expressed even through very different languages, from more traditional and figurative art to more abstract lexicons, or even conceptual researches. I write about culture, art, cinema and travel, in the fields of luxury travel and food and wine tourism. I’m passionate about classical and jazz music, with multiple digressions on the subject... Very close to my heart are issues relating to childhood and the education of little girls. I love to travel – even those trips I have yet to take – dark chocolate and my fabulous apple pie, although, if I must be entirely true (and here is the fashion editor in me), I cannot live without the shoes by Manolo Blahnik, he who more than anyone else has been able to amiably combine colour, silk and 12-inch heels.

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