NELL’ANNO DI DANTE, UN PERCORSO ATTRAVERSO I MONUMENTI DEDICATI AL POETA E UN MODO MOLTO FIORENTINO DI RICORDARLO Monumenti a Dante nella Basilica di Santa Croce
, in Piazza Santa Croce e nella Loggia degli Uffizi

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Quando Santa Croce fu ormai riconosciuta come mausoleo delle glorie nazionali, fu progettato un grande monumento funebre per accogliere le spoglie del Sommo Poeta, ma rimase il cenotafio che vediamo oggi, perché Ravenna guastò i programmi fiorentini opponendosi alla restituzione dei resti di Dante, facendosi forte dell’accoglienza data al poeta nazionale dopo che Firenze lo aveva esiliato. Firenze rispose concretizzando la voglia di saldare il debito col proprio figlio prediletto e maltrattato, moltiplicando i riconoscimenti, a volte anche in maniera maldestra. La piccola Via Dante, pur opportunamente scelta là dove c’erano le case degli Alighieri, non è certo un’arteria di grande circolazione, mentre il Museo con la Casa di Dante è soprattutto una ricostruzione.

Quanto al monumento più visibile, quello in Piazza Santa Croce, si fece una sorta di gaffe, collocandolo prima al centro della piazza, per poi rimuoverlo con imbarazzo e spostarlo a sinistra del portone della chiesa per fare posto alla ripresa delle partite del calcio in costume nella piazza.

Ma questo è solo uno dei tre monumenti cittadini a Dante, e anche su questa pluralità i fiorentini sono riusciti a dissacrare. Infatti nel primo, la scultura di Dante, nel cenotafio all’interno di Santa Croce, il poeta è raffigurato seduto e curvo in avanti; nel secondo, la statua collocata davanti a Santa Croce, ancora in piedi e con la mano posta dietro, sul fianco, e infine, sotto la loggia degli Uffizi, in piedi con un braccio alzato e l’indice vicino al naso.

Il solito spirito beffardo dei fiorentini non si è lasciato sfuggire l’occasione di dissacrare la sequenza di tutti questi monumenti al poeta nel modo di dire, riportato anche dal poeta vernacolare d’inizio Novecento Venturino Camaiti, che ha riscritto una parodia dei cento canti della Divina Commedia con altrettanti sonetti e ha riportato l’affermazione “Dante nel tempio la fa, in piazza si netta, e sotto la loggia se l’annusa”…

L’attento osservatore si potrà divertire constatando quanto sia corretta o meno l’idea offerta dalle tre sculture. E potrà riflettere se una tale ironica affermazione dia definitivamente ragione a Ravenna che vanta di essere il luogo che ha saputo accogliere Dante a differenza di una Firenze ancora oggi incorreggibile nella mancanza di rispetto, oppure sia una forma popolare di affetto che altro non è che la più alta forma di complicità tra una città e il suo figlio più importante, una vera e propria espressione della gloria tributata.

English

IN DANTE’S YEAR’S, A VISIT TO HIS THREE MONUMENTS AND A FLORENTINE UNORTHODOX WAY TO CELEBRATE THE POET
Monuments to Dante in the Basilica of Santa Croce, Piazza Santa Croce and the Uffizi Loggia

When Santa Croce was finally consecrated as the mausoleum for the nation’s famous sons, a large monument was erected for the tomb of the great Florentine poet, Dante Alighieri. However, that tomb is now only a memorial, for Ravenna refused to give up the body of the poet whom Florence had condemned to exile. Anxious to make amends to this favourite son – and perhaps feeling a little guilty about the treatment he had received – Florence then honoured him with various gestures that were not always well thought out. For example, Via Dante may well be where the Alighieri family home once stood but it is just a minor side street – and the Casa di Dante museum is just a reconstruction.

As for the most visible monument to the poet – the one in Piazza Santa Croce – that was initially a monumental gaffe: at first, it was raised in the centre of the square but then, not without some embarrassment, it had to be moved to the left of the church’s main doorway so as to allow cameras to film the games of “historic football”, named “Calcio Storico”, played here.

The statue of Dante in Santa Croce shows the poet seated and leaning forward; the one in front of the church shows him standing with his right arm dangling at his side and his left wrapped in his gown; in the Uffizi Loggia, he is again shown standing but with his arm raised and his index finger near his nose. The Florentine delight in earthy wit has seized upon the chance to ridicule these rather unfortunate poses, coming up with the observation: “In the church Dante’s having a dump, in the square he’s wiping himself and in the Loggia he’s sniffing his finger” – a dictum mentioned by the early-twentieth- century poet, Venturino Camaiti, who wrote parodies of all one hundred cantos of the Divina Commedia.

Sharp-eyed visitors can decide for themselves if this brief description of the three statues is accurate. They might also ponder whether Ravenna, which boasts of having received Dante in the way he deserved, actually measures up to all these gestures of respect with which Florence the Incorrigible still commemorates its great poet. Perhaps the irreverence, though, is a form of popular affection, an expression of the fellow-feeling between the city and its most famous son. The familiarity may not be subtle, but it is undeniably a measure of the poet’s prestige.

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