In streaming dalla Sala Vanni, Tommy Kuti: il rapper che dà voce agli italiani di seconda generazione Venerdì 26 febbraio | "E il clamore è divenuto voce" In occasione del “Black History Month Florence” un ciclo di concerti per celebrare le “voci nere” nel panorama musicale italiano

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Tommy Kuti l’ultimo ospite de “E il Clamore È Divenuto Voce”, il ciclo di concerti curato da Musicus Concentus in occasione del “Black History Month Florence”: la rete per promuovere la produzione culturale “Black” delle culture afro-discendenti nel contesto italiano. L’appuntamento è previsto per venerdì 26 febbraio alle 21:15, registrato in Sala Vanni, a Firenze, e trasmesso in streaming video sui canali social del Musicus Concentus, del BHMF e sulle altre pagine social che aderiscono all’iniziativa.

Tommy Kuti ha uno stile musicale è molto eterogeneo, basato su rime dall’alto contenuto sociale che trattano temi importanti e delicati come il razzismo e l’integrazione, con pezzi più ritmati ed autoironici, talvolta provocatori, nei quali esibisce con innata naturalezza le proprie capacità di intrattenitore.

Cresciuto a Castiglione delle Stiviere, piccolo comune in provincia di Mantova, Tommy Kuti (vero nome Tolulope Olabode Kuti), dopo il diploma di lingue si trasferisce per tre anni a Cambridge, in Inghilterra, dove si laurea in scienze della comunicazione.

#AFROITALIANO è la sua prima canzone ufficiale dopo la firma del contratto con la major Universal, da segnalare anche la sua collaborazione con Fabri Fibra nel brano “Su le mani”. Artista versatile, ha partecipato anche all’edizione 2018 di Pechino Express nel e ha pubblicato un libro dal titolo “Ci rido sopra. Crescere con la pelle nera nell’Italia di Salvini” (uscito con Rizzoli nel 2019).

Un racconto personale, autobiografico, dove narra la storia di un ragazzo con la pelle nera, nato in Nigeria e cresciuto in un quartiere multietnico in provincia di Mantova. Un libro che dà voce a quella nuova leva, vitalissima e gagliarda, che sono gli italiani di seconda generazione, ragazzi che spesso si sono “fatti le ossa” affrontando il razzismo, esplicito o strisciante. Ragazzi che studiano e lavorano, e che, come rappa Kuti, la prima volta che hanno detto “ti amo” l’hanno fatto in italiano.

Il concerto è reso possibile grazie al contributo di Publiacqua.

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