Negli anni Ottanta del Trecento, Dante, ormai riabilitato in città e già largamente celebrato per la sua opera, viene individuato fra gli esempi di virtù da raffigurare entro un ciclo dipinto all’interno di Palazzo Vecchio: ventidue uomini illustri della storia, emblemi di alti valori etici e politici, in grado di ispirare i governanti cittadini. La serie fiorentina – concepita da Coluccio Salutati, notaio, intellettuale e cancelliere della Repubblica fiorentina -, oggi perduta, si inseriva nel solco della pittura civica e politica sviluppatasi nel corso del Trecento fra i Comuni italiani, tesa a rappresentarne in forma diretta ed efficace il messaggio politico. 

Entro tale contesto si collocava infatti l’idea di Bene comune, inteso come bene di una comunità, da difendere rispetto agli interessi personali e di fazione; a corollario di questa superiore entità politica ed etica, infatti, assumevano un posto di rilievo le virtù, suoi fondamentali presidi, ma anche le figure esemplari della storia che le avevano ben incarnate.

Gli Uomini illustri del palazzo fiorentino erano nove eroi della repubblica romana, due condottieri, sei grandi monarchi e cinque poeti toscani, nel seguente ordine: Bruto, Furio Camillo, Scipione l’Africano, Curio Dentato, Dante Alighieri, Pirro, Annibale, Francesco Petrarca, Fabio Massimo, Marco Marcello, Nino, Alessandro Magno, Claudiano, Zanobi da Strada, Giovanni Boccaccio, Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, Costantino, Carlo Magno, Cicerone, Fabrizio Luscinio e Catone Uticense.

Il messaggio civico, etico e politico era esplicitato con ancor maggior chiarezza dalle iscrizioni poste a corredo delle effigi, in un concorso perfetto fra poesia e pittura: ogni personaggio era infatti accompagnato da un titulus, che esplicitava le caratteristiche distintive per cui la singola figura era stata scelta per comparire nel ciclo. Abbiamo la testimonianza diretta delle iscrizioni presenti grazie a un manoscritto della Biblioteca Medicea Laurenziana (Conventi Soppressi 79), straordinariamente esposto in sala e aperto proprio sulle pagine dedicate agli Uomini illustri.

“Dante Alighieri, gli Uomini illustri e il Bene comune” a cura di Carlo Francini e Valentina Zucchi rappresenta quindi un’iniziativa speciale dedicata al sommo poeta e al suo legame con le istituzioni civiche fiorentine che porta nella dei sala dei Gigli di Palazzo Vecchio un’esperienza immersiva inedita.

 Negli anni Settanta del Quattrocento vennero avviati importanti lavori su questo ambiente e su quello adiacente, con il rinnovo dell’intero programma decorativo: echi della serie originaria si hanno tuttavia nei sei eroi romani affrescati da Domenico Ghirlandaio e nei due battenti lignei della porta monumentale di accesso alla sala, che ripropongono in intarsio proprio Dante e Petrarca.

 Gli Uomini illustri fiorentini, in cui l’Alighieri aveva un posto d’onore, viene oggi qui reinterpretato in chiave contemporanea e riproposto al pubblico come elemento ispiratore del nostro agire individuale e collettivo: oltre all’esposizione del codice laurenziano con le iscrizioni correlate ai personaggi, infatti, chiunque entrerà nella Sala dei Gigli potrà fruire di un’installazione sonora immersiva inedita, frutto del lavoro accurato e creativo del team dei sound designer di Mezzoforte. Il progetto sonoro dispiegato nell’ambiente – rispettoso della sala e nello stesso tempo aderente alla stessa – è stato infatti sviluppato connotando ogni singolo personaggio e inserendolo in una più ampia sequenza, che intreccia da una parte l’età medievale e dall’altra il tempo contemporaneo.

Gli affreschi, gli intarsi lignei, gli esametri latini, la composizione sonora concorrono a disegnare un tessuto narrativo composito e articolato, che dal passato trae nutrimento per un’indagine tutta attuale sull’idea di bene comune.

 In aggiunta, nelle giornate di venerdì, sabato e domenica (dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18) il progetto conoscerà un’ulteriore interpretazione, questa volta teatrale: la giovane compagnia I Nuovi, “costola” del Teatro della Pergola, concorrerà infatti alla restituzione del ciclo medievale e di ciò che esso costituiva agli occhi della città grazie a una performance ideata appositamente per l’occasione: i personaggi sembreranno così tornare in vita, offrendosi allo sguardo del pubblico per sottolineare, ancora una volta, quanto i valori e le virtù impersonate dalle diverse figure della storia siano ancora oggi riferimenti importanti per il nostro pensare e il nostro agire collettivo.

 “Un’occasione speciale per vivere ancora una volta in forma nuova Palazzo Vecchio come il cuore pulsante della città e dei suoi valori, dal Medioevo fino a noi; custode di ciò che i governanti fiorentini e la cittadinanza tutta hanno generato e possono generare in favore del bene comune” commenta Valentina Zucchi, responsabile della mediazione culturale di MUS.E Firenze e curatrice della mostra.

 Questa felice circostanza, legata al settecentenario dantesco, ci ha permesso di rinnovare una preziosa memoria all’interno di quegli spazi destinati alle decisioni del governo della città, evocando figure esemplari perdute e riannodando la storia con quelle ancora presenti in effige, in una continuità che è parte integrante della nostra civiltà”, ha aggiuntCarlo Francini, Segretario Generale del Comitato Organizzatore per l’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e curatore della mostra.

 Museo di Palazzo Vecchio

Aperto nei seguenti orari:

Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 19; Giovedì dalle 9 alle 14

Biglietteria online http://bigliettimusei.comune.fi.it/