Jeff Koons, ironico, controverso, irriverente, è certamente una delle figure più importanti e discusse dell’arte contemporanea a livello globale. La mostra Shine, a cura di Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, e Joachim Pissarro, Direttore di Hunter College Art Galleries a New York, presenta una selezione delle più celebri opere dell’artista che, dalla metà degli anni Settanta, ha rivoluzionato il sistema dell’arte internazionale. Koons ha la capacità di unire cultura alta e popolare, attraverso raffinati riferimenti alla storia dell’arte universale e provocatorie citazioni dal mondo del consumismo. La sua arte unisce pop, concettuale e postmoderno, dimostrando come l’opera d’arte agisca quale metafora più ampia della società. Le opere propongono come originale chiave di lettura dell’arte di Koons il concetto di shine (lucentezza, brillantezza, riflesso) inteso come gioco di ambiguità tra splendore e bagliore, essere e apparire. Opere che raccontano oltre 40 anni di carriera, dalle celebri sculture in metallo perfettamente lucido che replicano oggetti di lusso, come il Baccarat Crystal Set o gli iconici giocattoli gonfiabili quali il celebre Rabbit, un coniglietto da novantuno milioni di dollari, l’opera più cara mai venduta di un artista vivente, divenuta una delle sculture più iconiche del secondo Novecento, di cui incarna pulsioni e contraddizioni, oppure Balloon Dog (Red), fino alla re-interpretazione di personaggi della cultura pop e dei fumetti, come Hulk (Tubas). L’incredibile Hulk, personaggio protagonista dei fumetti della Marvel, è un uomo normale che si trasforma in un potentissimo distruttore quando viene minacciato. Koons paragona questo supereroe dei fumetti all’eroe greco Ercole e ad una divinità orientale, unendo un giocattolo gonfiabile da piscina, riprodotto in bronzo, a un vero, grandissimo, strumento di ottone. Questo perché in molte religioni orientali gli Dei guardiani fanno rumore per annunciare il loro arrivo. Nella stessa sala Lobster, la sua aragosta in acciaio inossidabile lucidato a specchio, anch’essa basata su un gonfiabile ready-made, i cui tentacoli celebrano i famosi baffi del grande artista surrealista Salvador Dalí, che Koons incontrò a New York nel 1974. Questo gioco da piscina ha però anche una forma che richiama elementi dell’anatomia maschile e femminile, consentendo all’opera di avere più livelli di significato, una diversa lettura nella quale confluiscono dimensione ludica ed erotismo. Il cortile di Palazzo Strozzi accoglie il suo Balloon Monkey (Blue), di circa 6 metri e un peso di quasi 5 tonnellate, che rende in scala monumentale un animale realizzato con i palloncini che di solito si trova alle feste di compleanno dei bambini, e la scimmia è universalmente legata ai temi della giocosità, intelligenza, sessualità e fertilità.

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The exhibition invites the public to discover the work of Jenny Saville (7th of May 1970, Cambridge) through paintings and drawings from the nineties and works made especially for the exhibition in the Museum Novecento and other important museums in the city, such as the Palazzo Vecchio Museum, the Opera del Duomo Museum, the Innocenti Museum and the Casa Buonarroti Museum. The exposition was conceived and curated by Sergio Risaliti, Director of the Novecento Museum. Jenny Saville transcends the boundaries between figurative and abstract, between informal and gestural, being the protagonist and architect of a contemporary humanism that replaces at the core of the history of art the figure, be it a body or a face, to give an image to the forces that act within and against us. The exhibition underlines the strong correlation between Jenny Saville and the masters of the Italian Renaissance, especially with some masterpieces by Michelangelo. If the conception of the feminine figure in relation to maternity is enclosed in the two paintings presented in the Pinacoteca Museum of the Innocenti, where between Madonna with the Child (1445-50 ca.) by Luca Della Robbia and Madonna with the Child and an angel (1465-76), an early work by Sandro Botticelli, the large painting Mothers by Jenny Saville also tackles this subject. Indeed, Jenny Saville’s Mothers is in a building dedicated to the reception of abandoned children and the protection of children’s rights since the time of Brunelleschi, in the rooms of Casa Buonarroti, a place of memory and celebration of Michelangelo’s genius where the drawings Study for Pietà I and Mother and Child Study II present a tribute to Michelangelo’s drawings and sketches (1517-1520). Saville is considered the heir to the so-called “London School”; she is convinced that the potential of paintings is still to be explored by overcoming distinctions between abstract and figurative, as well as those between expressionism and informal. In search of the truth in painting to expose the expressive immanence of the body, the artist constructs her images that are powerful and dazzling, overwhelming and impressive, by collecting photographs and clippings from newspapers and catalogues, mixing art history and archaeology, scientific images and news images, without creating a distinction between beauty and abjection, brutality and vain, tenderness and cruelty. If young Michelangelo became one of the greatest sculptors of his era for having given life to a monumental statue taller than five meters, the David, champion of masculine beauty based on Neoplatonic culture, Jenny Saville, oppositely, reached her fame thanks to her enormous depictions of naked female bodies exhibiting procacious sexual forms, thus confronting herself on this level with painters such as Tiziano and Gustave Courbet.