Una rivista e una città: Firenze è a ragione considerata la città delle riviste culturali, particolarmente numerose e intellettualmente rilevanti, specie nella prima metà del Novecento. È in corso agli Uffizi una bella mostra storico-documentaria estesa alle testate da inizio secolo alla fine degli anni Venti. Si inizia col “Leonardo” dei giovanissimi Papini e Prezzolini, nel 1903, col “Regno” di Corradini, di marcata ispirazione nazionalista, per proseguire con “La Voce” prezzoliniana e “Lacerba”, redatta alle Giubbe Rosse, portavoce dei futuristi fiorentini, e nel dopoguerra con “Strapaese” caro a Ottone Rosai. Si va ben oltre. Negli anni “bui” del fascismo spiccano per il loro respiro europeo “Solaria” e “Letteratura” di Alessandro Bonsanti, la testata cui collaborano gli “ermetici” e “Campo di Marte” di Enrico Vallecchi. Nell’immediato dopoguerra, con Firenze appena liberata, ecco “Il Mondo” redatto a Palazzo Strozzi da Bonsanti, Loria e Montale, che precede di poco “Il Ponte” di Piero Calamandrei.
Testate, tutte quante, portatrici di fermenti innovatori, destinate tuttavia a protrarsi per un certo numero di anni, pochi o molti che fossero. Un periodico, invece, accompagna tuttora la storia d’Italia dagli anni della capitale sulle rive dell’Arno ad oggi: nata nel 1866 nella nostra Firenze, “Nuova Antologia”, rivista di “lettere, scienze ed arti” si richiama nello stesso titolo all’antica, prestigiosa testata di Gian Pietro Vieusseux e di Gino Capponi, pubblicata nella capitale del Granducato dal 1821 al 1832. Soppressa dalla censura per le “pericolose aperture al progresso”.
1866. L’Italia è appena unita, ma non unificata. Niente in comune fra gli ex-Stati della penisola, neppure la lingua: ci vorrà tutto l’impegno di Alessandro Manzoni, milanese, per far riconoscere e adottare il linguaggio del “bel parlante fiorentino” come idioma nazionale.
Infiniti erano i problemi culturali, politici, economici, sociali da affrontare e risolvere per avviare il lungo processo di unificazione in corso tutt’oggi: si pensi allo squilibrio fra Nord e Sud, alla questione di genere, all’emigrazione …
Prima di risolvere i problemi occorre conoscerli: indagarli senza pregiudizi, in un confronto aperto e costruttivo, fra le voci più autorevoli nelle varie tematiche. È ciò che fa “Nuova Antologia” da 158 anni. Rispetto e richiamo alla memoria storica (poiché un Paese che ignora la lezione del passato – ripeteva il filosofo Norberto Bobbio – non ha alcun futuro), attenzione e sensibilità per i temi e le problematiche del presente. Quale è il senso oggi, nell’era della globalizzazione, di Google e degli smartphone, di un “libro” – “Nuova Antologia” appunto – di quattrocento pagine con periodicità trimestrale, in forma cartacea? La risposta è piuttosto lineare. Occorre ancora di più attualmente un luogo di reale discussione, una palestra che unisca il rigore alla libertà. “Nuova Antologia” ha conservato autorevolezza e prestigio, riesce ad essere ascoltata anche nel frastuono del mondo odierno. Senza cedere alla società dello spettacolo e senza volervi acidamente reagire, essa svolge con eleganza e signorilità la propria funzione. “Mi fa tanto piacere scrivervi – ha detto Claudio Magris, uno dei più grandi scrittori del nostro tempo e fedele collaboratore della rivista – ma anche sapere che esiste così come mi piace sapere che c’è, oltre la vicina frontiera, un paese libero in cui poter rifugiarsi a prendere una boccata d’aria se l’inquinamento si facesse eccessivo”.

Firenzeand the “Nuova Antologia”
The “bel parlante fiorentino”, the national idiom

A journal and a city: Florence is rightly considered the city of cultural publications, both in number and in intellectual relevance, namely in the first half of the 20th century. The Uffizi is currently hosting a historic-documentary exhibit extended to newspapers from the start of the century until the end of the ‘20s. It opens with “Leonardo”, by the young duo Papini and Prezzolini, from 1903, and “Regno”, by Corradini, markedly inspired by nationalism, to continue with “LaVoce”, also by Prezzolini, and “Lacerba”, edited at the Giubbe Rosse, harbinger of Florentine futurists, and then “Strapaese” from the post war era, very dear to Ottone Rosai. And many more. In the “dark” years of fascism, titles like “Solaria” and “Letteratura” by Alessandro Bonsanti stood out for their European perspective, or even “Campo di Marte” by Enrico Vallecchi. In the moments after the war, following the liberation of Florence, there are “Il Mondo”, edited in Palazzo Strozzi by Bonsanti, Loria, and Montale, which shortly precedes “Il Ponte” by Piero Calamandrei. All these papers are heralds of exciting innovation, destined however to last for a certain number of years; whether few, or many. There is however a different periodical that still accompanies the history of Italy in the years, from the times when Florence was the capital until today: first founded in 1866, “Nuova Antologia”, a publication of “literature, science, and arts”, who’s title is inspired by the old, prestigious newspaper by Gian Pietro Vieusseux and Gino Capponi, published in the capital of the Grand Duchy from 1821 to 1832. It was then suppressed by censorship for its “daring openness to progress”.It’s 1866. Italy has just been united, but not unified. Nothing is shared by the former States of the peninsula, not even language: it will take great effort by Alessandro Manzoni, a Milan native, to recognise and adopt the language of the “bel parlante fiorentino” as the national idiom. Countless were the cultural, political, economic, and social problems to be tackled and solved to start the long process of unification, which is still underway: let’s just think of the strong divide between North and South, or the matters of gender and emigration… Before solving a problem, one must know it first: to examine them without prejudice, in an open and constructive manner, among the most authoritative voices on different topics. For 158 years, this has been the mission of “Nuova Antologia”. Respect and recollection of historic memory (since a country that ignores the lessons from the past – said the philosopher Norberto Bobbio – has no future), attention and sensitivity for troubles and issues of the present. In the era of globalization, of Google and smartphones, what is the meaning of a 400-page-long “book” – “Nuova Antologia”, specifically – that is published and printed every three months? The answer is clear. Today, more than ever, we need a space for true discussion, a gymnasium that combines rigor with freedom. “Nuova Antologia” has maintained authoritativeness and prestige; it is heard even in the chimed ruckus of the contemporary world. Without leaving way to a society of entertainment, and avoiding any sort of reaction to it, the journal carries out its function with elegance and class. “I really enjoy writing for this publication – said Claudio Magris, one of the greatest writers of our time and loyal contributor for our paper – and I love to know that it exists in its form, so much so as I like to know that there is, right beyond the near border, a free country where to seek refuge and take a breath of fresh air if the pollution becomes too much to handle.”

 

 

 

www.nuovaantologia.it