Nel 1881 Carlo Lorenzini, che già si firmava Collodi, inviò all’amico Ferdinando Martini, per la pubblicazione sul “Giornale per i Bambini”, la prima puntata della Storia di un Burattino, definendola una “bambinata”, ma chiedendo un buon compenso per fargli “venire la voglia di seguitarla”. Non poteva tuttavia immaginare che il Burattino Pinocchio avrebbe riscosso tanto successo fra i lettori da costringerlo a proseguirne le avventure anche dopo che ne aveva descritto la morte appeso ad un albero. Allora come oggi, il protagonista incanta i lettori con la vivacità della fantasia: una continua fuga negli ambienti più disparati, dal circo al ventre della balena, dal Paese dei balocchi alla città di Acchiappa-citrulli. È certamente anche un libro di formazione ma rifugge dal moralismo, rappresentato dal Grillo Parlante, grazie alla carica d’inventiva e d’ironia. Pur rimanendo un libro per l’infanzia, è diventato anche un libro per adulti, che ne hanno dato le più varie interpretazioni, sino alle singolarità di considerarlo una rappresentazione dell’iniziazione massonica o, all’opposto, una raffigurazione del Cristo. In realtà, per molti versi, rimane un libro dell’Ottocento: descrive la società del tempo, la sua morale, le dure condizioni di vita, caratterizzate da fame e violenza, la tendenza all’inganno e alla sopraffazione, talora da parte delle stesse autorità; rappresenta anche la morte di animali e persone, vero e proprio tabù nella letteratura contemporanea per l’infanzia. Tuttavia, l’accumularsi di avventure, il ritmo d’invenzioni sempre nuove, il mescolarsi di realismo e di magia, la freschezza dei sentimenti, fanno sì che la fiaba riesca a parlare a generazioni diverse ed anche a popoli appartenenti a culture molto distanti. Il fascino del protagonista è tale che un rapido calcolo della fortuna di Pinocchio deve contare le traduzioni in oltre 250 lingue, innumerevoli edizioni illustrate da artisti famosi, più di 10 film, spettacoli teatrali, serie televisive, manga giapponesi, cartoni animati, rifacimenti, ammodernamenti, giochi e tanti pupazzi, in legno e non solo: è di fatto entrato nell’immaginario collettivo globale e alcune caratteristiche, fra tutte il naso, o alcuni personaggi, come il Gatto e la Volpe, sono diventati proverbiali. La versione originale presenta certamente difficoltà di lettura per i bambini, in circa un secolo e mezzo non solo si è modificata la lingua ma è cambiata soprattutto la società: se oggi per i piccoli lettori risultano poco comprensibili il desinare o i luccioloni, ancor meno comprensibili appaiono la descrizione di una vita contadina, fatta di sacrifici e di fame o ancora il richiamo a condizioni mutate, quali il desiderio di una settimana di 4 domeniche e 3 giovedì (giorno di vacanza all’epoca e che potrebbe essere sostituito oggi da 3 sabati). Come, quindi, dobbiamo porci di fronte ai vari ammodernamenti, scritti o rappresentati? Quali caratteristiche devono essere mantenute in un racconto che può talvolta divergere dall’originale? Accanto alla felicità dell’invenzione e al ritmo della narrazione, allo stile colloquiale e allo sguardo benevolmente ironico sulla società, occorre mantenere le finalità etiche dell’opera: non un vuoto moralismo ma la ricerca della crescita personale, della responsabilità sociale, dell’impegno a discriminare fra bene e male. Su questi valori poggia l’universalità di Pinocchio, come dimostra anche la partecipazione di un vasto pubblico alle conferenze e alle mostre dedicate al Burattino; ultimo esempio l’esposizione recentemente allestita presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, a 140 dalla prima pubblicazione del volume, Pinocchio 140×140, nella quale sono stati presentati bozzetti e legni di Sigfrido Bartolini e Venturino Venturi, che hanno saputo reinterpretare nelle loro illustrazioni lo spirito del Burattino. La mostra era collocata all’interno del Festival delle Associazioni Culturali, che ha animato il mese di settembre con i tanti eventi e la partecipazione di un pubblico numerosissimo.

 

Pinocchio turns 140 years old
The puppet has delighted readers with its vivid fantasy

In 1881, Carlo Lorenzini, who already signed himself as Collodi, sent to his friend Ferdinando Martini the first episode of the Storia di un Burattino (“Story of a Puppet”), which would then be launched on the Giornale per i Bambini (“Newspaper for Children”). He defined the piece as “childish” and asked for a lump sum to be “motivated to write more”. He could have never imagined that Pinocchio, the puppet, would receive such success a wide approval among readers, so much so that he had to continue the adventures even after describing his death, hanging from a tree. Back then, like now, Pinocchio captivated readers with its vivid fantasy: a constant fleeing from very extravagant places, from the circus to the belly of a whale, from The Land of Toys to the city of Catchfools. It’s certainly an educational story, but it shies away from morals, embodied by the Talking Cricket, thanks also to the amount of inventiveness and irony. Although it remains a book for children, it has also become a story for adults, who have provided very different interpretations, up to the singularity of considering it a representation of masonic initiation or, conversely, a representation of Christ.
In truth, in many ways, it remains a 19th century book: it describes society of the time, its moral, the tough living conditions, characterized by hunger and violence, the tendency to deceit and defeat, on some occasions by the authorities themselves; it even discusses the death of animals and people, a true taboo in contemporary children’s literature. However, the accumulation of adventures, the rhythm of always new inventions, the muddle between realism and magic, the freshness of feelings make so that the story speaks to different generations and people from diverse and distant backgrounds.The fascination for the protagonist is such that a quick indication of Pinocchio’s popularity is given by the fact that it was translated in over 250 languages and produced in countless illustrated editions by famous artists, over 10 movies, theatrical productions, TV series, Japanese manga, cartoons, remakes, modern adaptations, games, and lots of puppets, made of wood and more. Pinocchio is now a part of the global collective imagination and some characteristics, above all the nose or some characters, such as the Cat and the Fox, which have become proverbial. The original version presents some reading difficulties for children: in about a century and a half, not only has language changed, but also society. If today for young readers some complex vocabulary may not be easily understood, even less so are the depictions of rural life, made of sacrifices and hunger, or even the reference to mutated conditions, such as the wish for a week made of 4 Sundays and 3 Thursdays (which was the day off work at the time and would be substituted now by 3 Saturdays).
So how should we behave in leu of modern adaptations, written or shown? What characteristics of a story must be maintained, which may at times diverge from the original? Next to happiness of invention and to the rhythm of narration, to the colloquial style and to the benevolent look on society, we must maintain the ethical finalities of the work: not a moral emptiness, but the search of personal growth, of social responsibility, of the effort to discriminate between good and evil.
On these values rests the universality of Pinocchio, as is also noted by the participation of a vast public to the conferences and shows dedicated to the puppet; last of which is a recent exhibit held at the National Library in Florence, Pinocchio 140,140, 140 years after the publication of the volume, which showcased the sketches and wood models by Sigfrido Bartolini and Venturino Venturi, who recently reinterpreted the spirit of the puppet in their illustrations. The exhibition was hosted during the Festival of Cultural Associations, which took place in September, with many events and the participation of a vast audience.