A 430 anni dalla nascita della pittora – come Artemisia definiva se stessa – dotata di talento straordinario e grande coraggio, la sua vita e la sua arte colpiscono per la forza del carattere e la drammatica attualità. Nata l’8 luglio 1593 a Roma, primogenita di sei fratelli, Artemisia rimane presto orfana quando la madre Prudenzia muore nel 1605, a soli trent’anni. Fu il padre Orazio (Pisa, 1563 – Londra, 1639), famoso pittore amico di Caravaggio, a introdurre la figlia alla pittura, riconoscendone il talento precoce. La tela “Susanna e i vecchioni” del 1610, realizzata a soli 17 anni, è considerata la prima opera di rilievo della giovane Artemisia, nella quale s’intravede il realismo di Caravaggio e il linguaggio di Annibale Carracci. Artemisia crea un proprio stile pittorico e opere intrise di grande realismo e spiccata sensualità, rompendo con la tradizione non solo nella scelta dei soggetti e allontanandosi dai canoni accademici della composizione, ma anche negli autoritratti. Nel 1611, a 18 anni, fu violentata dal pittore Agostino Tassi e, in seguito al processo intentato dal padre, Tassi venne condannato a cinque anni di esilio; grazie ai suoi potenti protettori, però, la condanna venne considerata ingiusta e non applicata. Artemisia è costretta a lasciare Roma, sposa un artista fiorentino, Pierantonio Stiattesi, e nel 1613 si trasferisce a Firenze, dove seppe rapportarsi con le più eminenti personalità del tempo, tra cui Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il Giovane, nipote del celebre artista. Fu la prima donna nella storia ad essere ammessa alla prestigiosa Accademia del Disegno. Nella biografia della pittrice, ogni periodo è legato a una città: Roma, Firenze, di nuovo Roma, poi Venezia, Genova, Londra e infine, nel 1640, ritornò a Napoli, dove rimase fino alla morte avvenuta presumibilmente durante la devastante epidemia di peste che colpì la città nel 1656. Fu sepolta nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, che allora si trovava nella zona del Rione Carità, tra via Toledo e via Diaz, sotto una lapide con incise due semplici parole: Heic Artimisia. Dopo la sua riscoperta, nel 1916, da parte di Roberto Loghi, l’arte della pittora non smette di affascinare.

 

Fino all’8 gennaio 2024, a Casa Buonarroti, sede dell’omonima Fondazione presieduta da Cristina Acidini, la mostra Artemisia nel museo di Michelangelo, curata dal direttore del museo, Alessandro Cecchi, svela i risultati dell’intervento sull’Allegoria dell’Inclinazione, l’opera che Artemisia Gentileschi eseguì proprio per questa casa, su commissione del nipote di Michelangelo, Michelangelo Buonarroti il Giovane. Artemisia si raffigurò nei panni dell’inclinazione, completamente nuda: in seguito, le nudità ritratte, ritenute scandalose, furono coperta con veli da un importante artista toscano del Seicento, Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano. Il dipinto è stato restaurato senza alterazioni rispetto all’intervento del Volterrano, ma i veli sono stati rimossi con una simulazione virtuale che mostra quello che si trova al di sotto delle ridipinture; dunque la mostra consente di vedere l’opera così come era stata immaginata da Artemisia.

Artemisia Gentileschi, Allegoria dell’Inclinazione / Allegory of Inclination
Firenze, Casa Buonarroti, Dopo il restauro / After the restoration
1615-1616, olio su tela / oil on canvas

Artemisia Gentileschi
Rebel and corageous “paintress”

As we reach 430 years since the birth of the paintress – as Artemisia defined herself – gifted with extraordinary talent and courage, her life, and her art, strike not just for their bold character and current dramaticism. Born on July 8, 1953, in Rome, as the first of six siblings, Artemisia remained orphan when her mother Prudenzia died in 1605, at just thirty years old. It was her father Orazio (Pisa, 1563 – London 1639), a famous painter and friend of Caravaggio, to introduce her daughter to painting, recognizing her precocious talent. The work titled “Susanna e i vecchioni” from 1610, realized at just 17 years of age, is considered the first relevant work by young Artemisia, who transferred onto the canvas the realism of Caravaggio and the language of Annibale Carracci. Artemisia created a personal pictorial style with works imbued of great realism and marked sensuality, breaking with tradition not only in the choice of subjects and distancing herself from academic canons of composition, as well as in self-portraits. In 1611, at 18 years old, she was raped by the painter Agostino Tassi. Following the lawsuit by her father, Tassi was later condemned to five years in exile. However, thanks to his powerful protectors, the sentence was considered unjust and was not applied. Artemisia was forced to leave Rome; she then married a Florentine artist, Pierantonio Stiattesi, and, in 1613, moved to Florence, where she interacted with the most eminent personalities of the time, including Galileo Galilei and Michelangelo Buonarroti il Giovane, nephew of the famous artist. She was the first woman in history to be admitted to the prestigious Academy of Drawing. In her biography, every period is connected to a city: Rome, Florence, then again Rome, Venice, Genoa, London, and finally, in 1640, she returned to Naples, where she stayed until her death, which probably took place during the devastating plague epidemic that hit the city in 1656. She was buried in the church of San Giovanni dei Fiorentini, which was found in the Rione Carità, between via Toledo and via Diaz, under a tombstone with two simple words: Heic Artimisia. After her rediscovery, in 1916, by Roberto Loghi, the art of the paintress continues to fascinate the public.

 

 

Until January 8, 2024, at the Casa Buonarroti, headquarters of the Foundation by the same name presided by Cristina Acidini, the exhibit Artemisia nel museo di Michelangelo, curated by the museum’s director, Alessandro Cecchi, reveals the results of the intervention on the Allegoria dell’Inclinazione, the work that Artemisia Gentileschi realized for this very home, commissioned by the nephew of Michelangelo, Michelangelo Buonarroti il Giovane. Artemisia depicted herself in the clothes of inclination, completely naked. Later, the painted nudes, perceived as scandalous, were covered with veils by an important Tuscan artist of the 17th century, Baldassarre Franceschini, known as the Volterrano. The painting was restored without alterations compared to the intervention by the Volterrano, but the veils were removed thanks to a virtual simulation that shows what lays beneath the new layers of paint; thus, the show allows us to see the work as originally conceived by Artemisia.